Comunicato della Direzione Nazionale di Sinistra Anticapitalista

Ancora una volta alcune potenze occidentali, per altro in palese violazione anche solo delle forme del diritto internazionale, i governi di USA, Inghilterra e Francia, si sono arrogati il diritto di bombardare un paese del Medio Oriente, la Siria. Altri governi come quello tedesco o italiano non hanno partecipato direttamente alle operazioni militari, ma le hanno sostenute e ne sono stati complici.

Governi tutti che nelle settimane scorse non avevano pronunciato una sola parola di fronte al massacro dei giovani palestinesi che rivendicavano il sacrosanto diritto al ritorno, come per altro si erano dimenticati di difendere gli interessi del popolo siriano e di quello curdo.

Queste azioni militari invece di indebolire il regime sanguinario di Assad, più che mai rivolto a reprimere nelle forme più brutali, insieme a russi e iraniani, le zone e le città che ancora sfuggono al suo controllo, producono invece esattamente l’effetto opposto: come hanno affermato alcuni esponenti dell’opposizione democratica sembrano dire: “massacrateli come volete, purché non usiate le armi chimiche”.

Gli Usa e i suoi soci affermano oggi di non voler proseguire l’attacco, ma nello stesso tempo si dicono pronti a nuove azioni; il governo russo risponde a sua volta dicendosi pronto a mettere in campo dure reazioni. Tutti questi governi borghesi e imperialisti sono impegnati a ridisegnare e difendere le rispettive aree di influenza e controllo, giocando pericolosamente e rischiando che la situazione possa sfuggire un giorno da ogni controllo precipitando in una guerra mondiale. E’ questo il gioco infernale che si sviluppa in Siria tra le potenze mondiali (Usa, Francia, Inghilterra, Russia) e regionali (Arabia Saudita, Iran e Turchia). Per di più questi potenti tagliagole delle classi dominanti pretendono davanti all’opinione pubblica del loro paese e mondiale di agire per la pace e contro il terrorismo.

Dal sollevamento democratico del marzo 2011 contro il tiranno Bashar al-Assad la popolazione siriana subisce una repressione feroce e sanguinosa sviluppata dal dittatore e dai suoi alleati, in primo luogo la Russia di Putin e l’Iran dei mullah.

Le difficoltà del movimento democratico, la militarizzazione del conflitto imposto dal regime e gli interventi delle forze reazionarie delle monarchie del Golfo, in primis l’Arabia Saudita, hanno alimentato e favorito lo sviluppo delle forze integraliste e jihadiste, cosicché le forze democratiche, per altro mai aiutate – e non a caso – dalle cosiddette democrazie occidentali, sono rimaste da sole a fronteggiare Assad e le diverse correnti reazionarie.

In Italia la maggioranza delle forze della sinistra italiana non ha mai voluto riconoscere nella primavera araba un vasto movimento sociale e democratico da sostenere, frutto delle contraddizioni profonde di quei regimi dittatoriali e di quelle economie capitaliste segnate da prolungata stagnazione economica e in presenza di una enorme popolazione giovanile condannata impietosamente alla disoccupazione e alla emarginazione.

Molte forze di sinistra invece di sostenere le forze democratiche e socialiste hanno saputo vedere solo le manovre e gli interventi delle diverse forze imperialiste e reazionarie; queste non a caso rivolte tutte a schiacciare sul nascere movimenti liberatori di massa che avrebbero modificato profondamente i rapporti di forza nella regione; movimenti che avrebbero creato condizioni più favorevoli anche per l’affermazione dei diritti del popolo palestinese e curdo.

Così plurime barbarie, quelle delle vecchie dittature (in Siria sostenuta dalla Russia, in Egitto dall’Occidente) quella dell’ISIS e delle potenze reazionarie regionali e benintesa quella degli imperialismi, pur in conflitto tra loro, hanno agito per schiacciare quel movimento sociale e democratico che ha attraversato diversi paesi.

Questo in Siria ha significato ormai più di 400 mila morti e l’esodo di dieci milioni di profughi esterni ed interni per mantenere in piedi un regime e un dittatore che ha fatto strage del suo popolo. La campagna condotta in Europa da tante forze per negare o per mettere la sordina sui misfatti di Assad e dei suoi alleati russi e iraniani, negando le tante e terribili testimonianze giunte da quel paese, lascia impietriti.

La scelta più o meno esplicita di schierarsi, in nome di un presunto campismo e di un insano “realismo” con il regime di Assad e dei suoi alleati, indica la distruzione della ragione di settori della sinistra incapaci di saper affrontare la crisi di questi paesi in termine di classe partendo dai bisogni e dai diritti delle masse sfruttate.

Proprio perché sostenitori di una visione di classe ed internazionalista noi condanniamo e ci opponiamo con forte determinazione alle nuove avventure militari di Trump e soci, che cercano di creare la falsa illusione nell’opinione pubblica che in questo modo il popolo siriano sarebbe più protetto.

Noi restiamo contro le guerre, contro i bombardamenti senza se e senza ma. Siamo per la costruzione di un nuovo movimento di massa per la pace.

Così come condanniamo le stragi del governo coloniale israeliano e siamo al fianco del popolo palestinese che rivendica i suoi diritti, così come ci opponiamo alle azioni sanguinose di Erdogan contro il popolo curdo e per la difesa dei suoi diritti, nello stesso modo dobbiamo essere contro il boia Assad e le sue stragi senza fine, per il diritto del popolo siriano alla democrazia e alla libertà.

Noi non dividiamo la nostra solidarietà internazionalista sulla base di miserevoli considerazioni di geopolitica. Noi siamo contro tutti gli imperialismi, quello americano ed europeo, quello russo e contro i progetti reazionari delle potenze locali, la Turchia, l’Iran l’Arabia Saudita.

La fine della tragedia siriana passa attraverso la chiusura di ogni azione militare, la fine di ogni intervento straniero, la cessazione da parte degli USA, Francia, Italia della vendita delle armi ai diversi regimi regionali e l’esclusione dallo scenario futuro di Assad e dei suoi dirigenti.

Invitiamo a partecipare al presidio in piazza Vidoni a Roma, davanti al Senato alle ore 15 di domani 17 aprile e alle mobilitazioni indette da Potere al Popolo per il 20 aprile prossimo in tutte le città.

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