Intervento Di Umberto Franchi

Lucca 16 gennaio 2018

Sei operai, pulivano un forno interrato nell’azienda “Lamina”  di Milano,   produttrice di laminati e titanio, sono rimasti intossicati  dai vapori e gas tossici. Tre sono morti uno è grave , gli altri se la caveranno.
Ora diranno che i lavoratori erano professionalmente preparati, che l’azienda era sempre stata impegnata nella prevenzione e sicurezza sul lavoro, che ci deve essere stato un errore umano… o che la colpa è del destino cinico e baro…

Ma credo invece che dobbiamo domandarci il  perché ci sono  sempre più morti sul lavoro ?

Gli “omicidi bianchi” nei primi nove  mesi dell’anno 2017  in Italia, sono stati 682, (più 4,6% rispetto al 2016) mentre gli incidenti sul lavoro 422.000  non sono  diminuiti  a causa della collocazione in Cassa Integrazione  delle chiusure aziendali con il licenziamento di migliaia di lavoratori, ma sono aumentati dell’1,2% rispetto al 2016 !

I dati INAIL continuano quindi ad evidenziare la drammaticità della patologia infortunistica,  ma se si tiene conto anche delle morti per patologie dovute alle esposizioni di sostanze tossiche presenti sul lavoro, a quelle differite per infortunio, a quelli non denunciati perché lavoranti a nero, i morti diventano ogni anno oltre 2.000. Una vera guerra !
Questa situazione diventa ancor più drammatica se si considera che spesso, soprattutto nelle piccole aziende, il lavoratore è costretto dall’impresa a dichiarare come malattia quella che invece è una patologia da infortunio.

Ma quali sono le cause reali di  questo bilancio di guerra?

Sono sicuramente le scelte che i datori di lavoro adottano per gestire le proprie imprese,  finalizzate a risparmiare su tutti i costi, compreso quelli della sicurezza.
Spesso  le inadempienze delle imprese a non rispettare quanto disposto dalle leggi e dai contratti in materia di sicurezza e prevenzione sul lavoro. (testo Unico sulla sicurezza)  dipendono anche dal fatto  che i governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno depenalizzato molti reati sostituendoli con semplici ammende.

Sotto accusa va messa tutta l’organizzazione del lavoro ed il meccanismo di uno sviluppo distorto, che attraverso la ricerca della massima flessibilità e produttività   i datori di lavoro  cercano di essere competitivi sui mercati  incrementando carichi e ritmi di lavoro, incrementando gli straordinari quando c’è lavoro ed utilizzando la CIG quando manca,  cercando anche di “risparmiare”  su gli investimenti di prevenzione  “alla fonte sugli impianti” e addirittura cercano il risparmio anche   sulla formazione, addestramento e informazione dei lavoratori che non viene mai svolta in modo adeguata… Tutto ciò si accompagna al lavoro dato in appalto, subappalto,  in modo   precario, a termine, frantumato, senza nessuna tutela.

Oggi, la maggioranza delle imprese (non tutte),  sia i piccoli imprenditori, ma anche gli oligarchi della grande imprese,  non vogliono rischiare i propri capitali puntando ad essere competitivi attraverso gli investimenti sulla sicurezza degli impianti, attraverso investimenti che innalzano la qualità dei prodotti, attraverso investimenti destinati alla formazione dei dipendenti. NO, essi  non hanno il senso della solidarietà sociale, ignorano il bisogno di sicurezza e prevenzione della salute nei luoghi di lavoro, considerano i danni psicofisici di chi lavora , i morti e gli infortuni sul lavoro così drammatici, come un prezzo inevitabile da pagare per essere competitivi con la Cina e sui mercati sui mercati mondiali .

Credo  quindi che anche la tragedia di Milano,  sia ancora  una volta   imputabile alla logica infame del “profitto” da realizzare attraverso il  risparmio sui  costi della prevenzione e sulla mancata formazione  a causare , gli ennesimi infortuni gravi !

Nel mondo del lavoro è in atto da molti anni  una grande sanguinosa tragedia di cui non si vede la fine , anzi con la cancellazione  dell’art. 18 per i nuovi assunti,  c’è il rischio concreto di un ulteriore incremento degli infortuni e morti sul lavoro !

Io credo che se la questione degli infortuni e morti sul lavoro, è drammaticamente straordinaria come tutti pensiamo, il sindacato non deve lasciare sole le RSU/RLS, ma deve promuovere e fare un’attività nuova e straordinaria! Deve anche fare crescere tra chi lavora la cultura del rifiuto del lavoro a rischio per non morire!

In sostanza è l’iniziativa e la coerenza del sindacato, non deve fermarsi (come invece avviene)  alla richiesta di più controlli, di migliori leggi, alla firma di accordi o protocolli tra le parti interessate… alle elezioni delle RSL,  è invece necessaria un’azione straordinaria diretta, con una diffusa iniziativa sui luoghi di lavoro che, da una parte, deve creare una nuova cultura di rifiuto di ogni lavoro a rischio da parte di chi lavora, e dall’altra sviluppare una contrattazione continua giornaliera da parte delle RSU/RLS su tutta l’organizzazione del lavoro.

E’  necessario riprendere on forza la prassi “di una volta”…degli anni 70 , quella della individuazione dei rischi esistenti attraverso il coinvolgimento, le indicazioni sui rischi esistenti, le proposte dei lavoratori, rivalorizzando la soggettività di chi lavora, riprendendo la pratica del conflitto necessario;

Ma è soprattutto necessario che il Sindacato attraverso le RSU/RLS , tornino a contrattare i carichi e ritmi di lavoro; gli organici necessari; gli orari di lavoro; la qualità delle assunzioni a tempo indeterminato;  gli investimenti di prevenzione su tutti i macchinari e sull’ambiente, il potenziamento dei salari anche per evitare di svolgere lavoro straordinario; la formazione l’informazione ed addestramento di chi lavora.

Umberto Franchi

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