Di Checchino Antonini da popoff quotidiano.it

«E’ impossibile continuare a spostare quel giorno sempre in avanti perché la gente non regge e i padroni ci buttano fuori dalle fabbriche!». Sotto il palazzone dell’Inps di Treviglio, un giovane operaio spiega al megafono le ragioni del Black friday della Same di Treviglio. “Noi l’abbiamo chiamato il Red Friday”, corregge Eliana Como, portavoce nazionale de Il Sindacato è un’altra cosa, l’Opposizione in Cgil. Prima i picchetti, che è ancora notte, poi il corteo con oltre 800 lavoratori e lavoratrici. La Same ha contagiato anche altre fabbriche di Bergamo (OVV, Colombo Filippetti, Grazioli, N&W Global Vending) e la I.M.P. di Brescia. «Una giornata di sciopero non solo contro l’aumento dell’età pensionabile contenuto dalla prossima legge di bilancio, ma contro ogni comma e cavillo della legge Fornero», spiega ancora la sindacalista.
Se Treviglio, quasi 30 mila abitanti tra Milano e Bergamo, è la seconda città della bergamasca, la Same, con quasi 1300 operai che producono trattori, è il primo avamposto della Fiom, roccaforte storica della minoranza combattiva della Cgil. Se la Fiom è il sindacato di gran lunga maggioritario, i suoi delegati sono tutti all’opposizione di Camusso e Re David. E questo spiega perché questo sciopero ha una piattaforma più avanzata di quella che Corso Italia proverà ad agitare nelle cinque manifestazioni indette per sabato 2 dicembre. «Passeggiate», dicono Eliana Como e quelli della Same. «Il sabato siamo stanchi!», si sente urlare sotto l’Inps durante il breve comizio di Como.
«Questa giornata di sciopero – spiega Eliana – chiede la cancellazione della Fornero, perché bastino 40 anni (che già sono troppi) di contributi per andare in pensione, perché quella pensione sia calcolata col retributivo. Ci sembra molto meglio di limitarci a chiedere di fermare l’aumento dell’età pensionabile che scatterà a gennaio 2019. Se Camusso dice che 43 anni sono tanti queste tute blu dicono che quaranta anni di catena di montaggio bastano e avanzano».
Lo sciopero è andato benissimo, la stessa azienda ha ammesso una percentuale del 60%, «che, al netto dell’ingresso dei soliti impiegati ma anche di 150 interinali, meno garantiti, le linee erano ferme», continua Como.

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La Same è alla fine di un lungo vialone che collega il centro con Treviglio, forse è l’arteria principale della città. «L’abbiamo bloccata per ore e poi, dopo la sosta sotto l’Inps, abbiamo raggiunto il municipio».
Certo, è una fabbrica particolare, «la definirei roccaforte della coscienza di classe, e da qui si sta lanciando un segnale preciso: che questi operai scioperano anche se Camusso dorme, un segnale all’azienda e a tutti i lavoratori oltre che a Cgil e Fiom, che si sveglino! A noi non bastano le passeggiate di sabato per chiedere che da 42 anni non si passi a 43. La prossima legge di bilancio ha trovato soldi per le imprese che assumono ma nemmeno una lira per le pensioni, specie per chi ha già lavorato troppo. Bene, diciamo basta regali alle imprese. Se i vertici sindacali avessero un briciolo della determinazione di questi lavoratori forse non avremmo la Fornero, il jobs act e nemmeno forse la buona scuola. E ci sarebbe l’art 18. E’ la capacità di lottare che determina l’esito delle vertenze».
Finalmente – domanda il cronista – anche la new economy dà segni di irrequietezza, pensando che, a soli sessantuno chilometri (così dice googlemaps), anche i lavoratori di Amazon hanno incrociato le braccia proprio nel giorno del Black Friday. «Oggi in fondo i lavoratori della Same hanno sciopertato contro un sistema che vuole che pretende che ciascuno di noi consumi, lavori, crepi. Noi in pensione ci vogliamo andare da vivi, per recuperare tempo di vita e, se ci pensi, la protesta di chi lavora in Amazon cade proprio nella giornata simbolo del consumismo sfrenato. Due contesti diversi di sfruttamento selvaggio che provano a intaccare questo circolo vizioso del “consuma-lavora-crepa”. A me colpisce una cosa del Black friday, il fatto che sia legato a una festa religiosa, è la festa del dio consumo. Dopo due millenni di sincretismo cristiano che “sussumeva” le festività pagane, siamo ormai dentro un sincretismo capitalista che si appropria del Giorno del ringraziamento, la celebrazione della fine del raccolto, e lo tramuta in un’orgia di consumi sulle spalle dei lavoratori che vivono condizioni incredibili nel tempio dello sfruttamento selvaggio». Dopo l’ennesimo autunno freddo, continua il cronista, la Cgil s’è decisa a convocare una manifestazione in cinque piazze il 2 dicembre, rigorosamente di sabato, altrettanto rigorosamente senza scioperare. Quale è la strategia di Camusso e Landini, visto che la scelta è colleggiale e condivisa nella segreteria di Corso Italia? «Siamo in evidente ritardo – risponde Como – il governo cerca un accordo più ampio di quello che ha già con chi già ha a penna in mano, Cisl e Uil. A quel punto, la legge di bilancio viene approvata e si apre la fase parlamentare: io non so se Camusso crede davvero che a Montecitorio ci sia chi voglia sostenere sue posizioni. Si rischia di arrivare come nel 2014 quando si fecero quattro ore di sciopero una settimana dopo l’approvazione del jobs act. Non è che si tratta solo di un assist alla ex sinistra del Pd perché si rifaccia una verginità dopo aver votato di tutto in questi anni? Quando si decide la Cgil a convocare lo sciopero generale? Oppure si conta di diluire la lotta nel corso del prossimo anno per ridiscutere dello scatto prima di gennaio 2019 (data in cui scatterebbe l’aumento dell’età pensionabile previsto della Fornero)? Perché magari ci sarà un governo di centro-destra e forse allora la Cgil sarà capace di fare un bello sciopero davvero. Tutto a futura memoria per un futuro governo. Ma noi il 2 saremo nelle piazze non fosse solo per dire che le passeggiate non ci piacciono e che serve lo sciopero generale perché in tante e tanti saranno lì per sentirsi dire dalla Fiom e dalla Cgil che dalla Fornero ci si può liberare».

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