Abbiamo intervistato uno dei più importanti sinologi italiani, al termine del congresso del più grande Partito Comunista del mondo, gli abbiamo chiesto il senso e la rotta di questa diciannovesima assise

E’ da poco terminato il 19° congresso del partito comunista cinese. Secondo te quali sono, se ci sono, le novità discusse in questo congresso?

Il 19° Congresso del P.C.C. si è svolto in maniera largamente coincidente con le previsioni formulate alla vigilia. Xi Jinping rafforza il suo ruolo egemonico, grazie anche al prestigio guadagnato nella società civile con la “lotta alla corruzione”. In pratica all’interno dal Comitato permanente del Politburo non si delinea alcuna personalità di rilevo che possa giocare il ruolo di alternativa a Xi, anche se l’intero Partito è tuttora attraversato da vicende controverse da ricondurre al ruolo non proprio edificante delle molteplici camarille e ai diversi centri di potere che si giustappongono e magari ricompongono di continuo equilibri nelle diverse realtà provinciali.

L’economia cinese ha compiuto notevoli progressi negli ultimi anni. Pensi che nel prossimo futuro potrà continuare questa tendenza?

L’economia cinese si trova in una fase di transizione molto delicata. I tassi di crescita del periodo antecedente al 2008 non sono più all’ordine del giorno e lo “sviluppo”viene alimentato con gli “stimoli”, cioè con opere pubbliche in infrastrutture che inevitabilmente accentuano il debito, già giunto a livelli estremamente sostenuti. Per contrastare queste tendenze destabilizzanti la direzione di Xi Jinping punta su una sorta di riordino interno che porti ad un ridimensionamento del decisionismo autoritario degli organismi periferici dove lo spreco regna sovrano; ma soprattutto punta su una proiezione estremamente dinamica sui mercati mondiali, con la creazione anche di una Banca ( A.I.I.B.) che contesta l’egemonia del dollaro e dovrebbe assicurare la prevalenza commerciale cinese nella “via della seta”.

Le difficoltà, tuttavia, non mancano e solo lo sviluppo degli avvenimenti potrà chiarire il fondamento obiettivo di questo progetto.

Dal punto di vista geopolitico che ruolo svolge al presente la Cina?

Proprio le iniziative assunte per contrastare la “dollarizzazione” del “trade”consolidatasi già da tempo, potrebbero dare luogo ad una giustapposizione frontale con la dirigenza statunitense, poco propensa a rinunciare a questo privilegio “imperiale”. Solo lo sviluppo degli avvenimenti potrà chiarire la portata di questo contrasto che si delinea al momento solo allo stato potenziale, sempre, beninteso, che un’eventuale crisi finanziaria interna cinese non modifichi lo scenario e non complichi le già nebulose prospettive.

Ci sono progressi nei diritti democratici dei cittadini cinesi?

L’accentuato prestigio di Xi e dei suoi per la lotta recentemente intrapresa contro la “corruzione” non muta lo scenario di fondo, rappresentato, ieri come oggi, dall’egemonia più assoluta da parte della burocrazia dominante. Semmai nell’impostazione di Xi queste tendenze verso la soppressione di ogni dissidenza e l’emarginazione di ogni alternativa registrano anche una certa accentazione. Ieri come oggi, è il partito che decide tutto.

Dal punto di vista delle condizioni di lavoro ci sono differenze tra Europa e Cina?

Francamente mi pare che si tratti di contestiformativi e di quadri di riferimento con poche analogie. Va comunque precisato che le nuove generazioni operaie cinesi mostrano spinte reiterate a contestare “l’ordine costituito”, anche se si tratta di tendenze difformi e di comportamenti disuguali che stentano a confluire in un movimento unitario effettivamente alternativo al potere politico complessivo.

Come è stato possibile che un paese comunista sia diventato un paese capitalista?

Con tutte le cautele del caso appare abbastanza calzante fare riferimento alle considerazioni di Trotckji in relazione alla Russia staliniana, quando, ormai esule, ammoniva come i guasti scatenati dalla degenerazione burocratica prodottasi nello Stato sovietico con l’avvento di Stalin al potere avrebbe condotto alla restaurazione del capitalismo. In Cina, magari con un percorso un po’ diverso, è avvenuto lo stesso. In pratica dopo l’egemonismo dell’epoca “maoista” si è passati alle “riforme” di Deng Xiaoping portate avanti con lo stesso autoritarismo verticistico di pretta marca burocratica. Un contesto specifico in cui queste “riforme” hanno progressivamente assunto un carattere prevalente; e le categorie di “mercato”, piuttosto che essere applicate in modo puramente “tattico”, hanno un po’ per volta assunto una valenza “strategica”, cioè omnicomprensive.

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