Gli abitanti di Tokyo hanno premiato il partito più giovane dello spettro politico e che ora potrebbe diventare il game changer della politica della metropoli più popolosa al mondo e, forse, della politica nazionale giapponese. Con 49 seggi ottenuti alle elezioni per l’assemblea metropolitana di domenica, il suo nuovo partito Tomin First — «i tokyoiti prima» — diventa il primo partito della capitale scalzando il partito liberaldemocratico, che oggi è al governo nazionale.
Bassa ma in crescita l’affluenza, che si assesta al 32,5 per cento.
I liberaldemocratici ottengono appena 23 seggi e perdono distretti importanti come Shibuya, Meguro, Shinagawa e Nakano, e riuscendo a far eleggere appena un rappresentante in distretti come Shinjuku e Nerima (in giapponese). Hakubun Shimomura, ex ministro dell’Educazione nel governo Abe e leader della sezione tokyoita del LDP fedelissimo del primo ministro, ha imputato la sconfitta in parte agli scandali che vedono il partito protagonista nelle ultime settimane.
«Meglio di quanto ci aspettassimo», ha commentato a stretto giro Koike, che ora, invece, può consolidare la propria maggioranza di governo dopo aver trionfato alle elezioni per il governatore dello scorso anno e lanciare la sua rincorsa, eventualmente, a un posto di rilievo nella politica nazionale. Prima della tornata elettorale, il suo partito controllava appena sei seggi.
Un voto contro Abe, da settimane sulla difensiva dopo le rivelazioni sugli scandali che lo hanno coinvolto — in particolare, il più recente riguarda favoritismi a un amico intimo proprietario di una scuola per l’apertura di un nuovo istituto veterinario nella provincia di Ehime, Giappone occidentale.
Viene premiato, come in altre occasioni elettorali recenti in giro per il mondo, ancora una volta l’approccio anti-establishment e per molti versi populista. In particolare sembrano aver pagato le promesse di tagliare le spese per le Olimpiadi del 2020 e i privilegi della classe politica metropolitana. Sulla homepage del Tomin First (TF) (in giapponese), viene dato poi risalto alla novità, alla velocità della nuova formazione contro la lentezza e l’inefficienza del «vecchio» e corrotto partito liberaldemocratico (LDP). Il motto sotto il quale TF ha condotto la propria campagna elettorale è stato «rinnovare una vecchia assemblea metropolitana».
Leitmotif della campagna per le elezioni governatoriali era stato proprio quello dell’indipendenza di Koike dai vecchi schemi. Nel 2015 l’LDP l’aveva scartata rimanendo attaccato ai suo «vecchi ragazzi», politici spesso ereditari abituati a gestire la politica come gli affari di un club ristretto, e lei, così, aveva deciso di correre in solitaria, creando addirittura una propria scuola di politica, da cui, nei piani della governatrice, dovrà uscire la futura classe dirigente della capitale.
Quella uscente si lecca, invece, le ferite.
Nell’ultimo giorno di campagna elettorale, lo stesso Abe, che è anche presidente dell’LDP, è sceso in campo a sostegno di un candidato del suo partito ad Akihabara, il quartiere dell’elettronica e della cultura otaku di Tokyo. Ad accoglierlo, un gruppo di manifestanti che ne chiedeva le dimissioni. «Vattene», «Dimettiti» gli hanno urlato i manifestanti. «Non lasceremo queste persone vincere», ha risposto lui dal palco. Ma la sconfitta sembra aver pregiudicato se non la tenuta della maggioranza nelle camere del parlamento — ancora oggi molto solide — le possibilità di Abe di riconfermarsi leader dell’LDP dopo il 2018. Ora la partita per la successione si apre davvero. E da qui dipenderà la riconferma a livello nazionale del blocco conservatore.
di Marco Zappa

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