di Ross Harold

Invece di una maggioranza più ampia – qualcuno parlava addirittura di un distacco di 100 seggi(!) – i conservatori si ritrovano con 12 seggi in meno. Senza maggioranza assoluta, sono stati obbligati a contrattare una fragile coalizione con i lealisti e molto reazionari protestanti dell’Irlanda del Nord (il DUP) con la prospettiva di nuove elezioni tra qualche mese in caso di fallimento. Con 318 seggi e il 42% dei voti, i conservatori restano il primo partito davanti ai laburisti, 262 seggi (32 in più). Ma col 40% i laburisti ,non solo tallonano i conservatori, ma aumentano il loro risultato del 10% rispetto al 2015, il più grande salto in avanti dopo le elezioni del 1945. Corbyn ottiene un risultato migliore di Gordon Brown (2010) e di Tony Blair (2005), i grandi sostenitori della terza via social liberista.

Barra a sinistra

Due mesi fa le condizioni sembravano assai favorevoli alla riuscita della scommessa di Theresa May. I sondaggi le davano un vantaggio di 20 punti, la stampa dei tabloid era sul campo di battaglia con prime pagine virulente contro Corbyn il “fantasioso” o il “Dijaidi Corbyn” per le sue posizioni propalestinesi e antiguerra. La maggioranza dei deputati laburisti (molto destrorsi) non smettevano di criticare Corbyn e alcuni dei suoi “amici” sostenevano che il programma di sinistra era buono, ma che serviva un dirigente più carismatico per vincere.

In realtà, da una parte, senza Corbyn come dirigente non ci sarebbe stato un manifesto di sinistra e, dall’altra, il successo è stato ottenuto non solo grazie al contenuto del manifesto più a sinistra dal 1983 (e malgrado i suoi limiti), ma grazie anche al passato militante di un uomo semplice e sincero, percepito come suscettibile di mantenere le sue promesse e le cui apparizioni in televisione smentivano la caricatura presentata da gran parte dei media.

Militante antiguerra

Due altre questioni possono ulteriormente spiegare il risultato: i giovani e gli attentati. Corbyn ha chiaramente dimostrato la sua capacità di far sognare i giovani “Per i tanti e non per i pochi” era lo slogan della campagna che veniva articolato in una serie di misure assai concrete: per la scuola, la sanità, la casa e l’occupazione con un aumento delle imposte per i ricchi. Entusiasmati dai grandi meeting e dai dibattiti alla televisione, più di un milione di giovani tra i 18 e i 24 anni si sono iscritti sulle liste elettorali dopo l’annuncio delle elezioni, la maggioranza per votare laburista. E infatti il 74% dei giovani ha partecipato al voto, quando nel 2015 solo il 43% lo aveva fatto.

Per quanto riguarda le ricadute degli attentati, che di solito favoriscono i governi in carica e i riflessi nazionalisti e securitari, è stato Corbyn, militante antiguerra di lunga data, che ne uscito meglio. Se da una parte ha insistito sul fatto che Theresa May, in quanto ministro degli interni, era stata responsabile della riduzione di 20.000 posti di poliziotto, dall’altra insistendo sulla responsabilità delle guerre esterne condotte dai governi precedenti Corbyn ha guadagnato credibilità nell’opinione pubblica. Il 53% della popolazione era d’accordo con lui. Solo il 24% era di parere contrario.

Indirizzare la collera

Tutto questo naturalmente non impedisce le manifestazioni di odio razzista come gli attacchi ai mussulmani che si sono moltiplicati dopo gli attentati.

Per altro il successo della campagna di Corbyn mostra, non certo l’assenza di correnti reazionarie e xenofobe in Gran Bretagna, ma il fatto che non sono obbligatoriamente dominanti nella società e che non sono votate a uno sviluppo senza freno.

Viviamo in una società sempre più polarizzata dove la collera di milioni di persone che subiscono gli effetti della crisi può essere indirizzata in direzioni molto diverse. Attraverso il dinamismo della sua campagna e le speranze che ha sollevato, Corbyn ha saputo attirare milioni di persone verso soluzioni di sinistra. Per esempio il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (l’UKIP) è affondato passando dal 12% al 2%. Una parte è ritornata verso i conservatori e a una Brexit dura, ma almeno un terzo hanno votato laburista, attratti da un progetto che parlava loro dopo anni di governi laburisti che avevano voltato loro le spalle.

Il ritorno della questione sociale?

Il periodo che si apre può essere sempre più instabile. La May è già contestata all’interno del suo partito e sarà ben presto rimpiazzata, ma le centinaia di migliaia di persone che sono state dinamizzate dalla campagna di Corbyn potrebbero cominciare a contestare la legittimità dell’insieme del partito conservatore. Sarà in particolare compito degli anticapitalisti e dei rivoluzionari agire affinché la collera non sia canalizzata verso l’attesa di nuove elezioni, ma che si esprima in campagne concrete nella società, contro l’austerità, contro la guerra, per la difesa dei servizi pubblici e molte altre cose. Dopo anni di arretramenti, la sinistra britannica può di nuovo sperare.

 

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