Di Anna Polo da Pressenza

Centomila persone in corteo per l’accoglienza a Milano, un fiume infinito, diverso e colorato che ha percorso i bastioni da Porta Venezia a piazza del Cannone in un miscuglio mai visto: associazioni da tempo impegnate a fianco e con i migranti, partiti, organizzazioni culturali e ambientaliste, comunità straniere ognuna con i suoi costumi tradizionali, bande musicali, tanti migranti, tanti giovani, famiglie con bambini e militanti di lungo corso. Tutti uniti nel rifiutare il razzismo e la xenofobia e nell’affermare diritti che devono valere per ogni essere umano.

Sparse per tutto il corteo, legate in vita o in testa per proteggersi dal sole intenso, le coperte termiche oro e argento che la rete “Nessuna persona è illegale” ha scelto come simbolo della sua presenza, per un vero diritto all’accoglienza e contro tutte le leggi securitarie e razziste in materia di immigrazione, dalla Bossi-Fini alla Minniti-Orlando.

Arrivati in piazza del Cannone, dove è montato il palco per gli interventi organizzato da Radio Popolare, torna a farsi sentire l’ambiguità che ha caratterizzato fin dall’inizio questa manifestazione, lanciata da un assessore dello stesso partito che ha prodotto il decreto, poi legge, Minniti-Orlando e non l’ha mai davvero condannato. Escluse dal palco le associazioni e le reti che lavorano ogni giorno con migranti e profughi, dal Naga alla Rete Milano senza Frontiere, si susseguono interventi spesso vaghi e retorici, intervallati dal coro della scuola elementare di via Palmieri e da musica raggae e hip hop, con i bambini che cantano, tra l’altro, l’Inno di Mameli e giovani artisti che invitano il pubblico a battere le mani e alzare le braccia come nei concerti.

Le condanne dei muri e gli appelli alla solidarietà come fonte di una vera sicurezza si sprecano, ma le critiche alla legge Minniti-Orlando sono pochissime, così come la denuncia della vendita di armi e dell’attacco ai diritti fondamentali di migranti e non. E non si parla di politiche europee  quali il “Migration Compact”, l’esternalizzazione delle frontiere e altre nefandezze responsabili di migliaia di morti in mare e di indicibili sofferenze prima e durante il viaggio verso l’Europa.  Un’interminabile sfilata di discorsi e musica – quasi quattro ore – che finisce per disperdere l’attenzione del pubblico, prima accalcato davanti al palco e poi via via sempre più diviso in capannelli e gruppi sparsi per i prati del parco.

Al palco “ufficiale” segue quello del concerto antirazzista organizzato dalla Rete Nessuna persona è illegale. In sintesi, una mobilitazione eccezionale e incoraggiante, su cui una parte politica in gran parte responsabile  della situazione che si vuole denunciare ha messo il cappello.

 

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