Di Antonio Moscato

Giulio Marcon sul manifesto di oggi critica la ministra Pinotti, ma il titolo sostiene che lei abbia fatto un autogol parlando di servizio civile obbligatorio. Non ne sono sicuro. La proposta è probabilmente vaga e imprecisa proprio per offrire spazio ai commenti che la tirano nella direzione auspicata dalla Pinotti, a partire da quello del capo di Stato maggiore generale Claudio Graziano. Forse non è neppure condivisa da tutto il governo, dato che sembra sia stata apparentemente respinta dal sottosegretario Luigi Bobba, che ha la delega per il servizio civile, ed è di provenienza ACLI, che a un’estensione a tutti i giovani preferirebbe un semplice aumento dei fondi per il servizio volontario esistente.

L’idea era stata lanciata già in occasione di un precedente incontro di alpini, familiari e simpatizzanti indetto dall’ANA (Associazione Nazionale Alpini) a Pordenone, nel maggio 2014. L’ANA aveva più esplicitamente proposto la reintroduzione del servizio militare obbligatorio, per compensare lo scarso afflusso di volontari, ma si era già pensato di usare i “volontari del servizio civile” nelle “missioni umanitarie all’estero. Ne avevo parlato in Servizio “civile”, doppio inganno, ma evidentemente l’operazione annunciata non è partita nella misura che si voleva. Il sottoprodotto è però quello di un martellamento propagandistico che collega in varie forme il servizio civile all’esercito. Così al raduno annuale degli alpini a Treviso, come al solito partecipatissimo grazie a un grande sforzo pubblicitario concentrato nei territori dove tradizionalmente avveniva il reclutamento, il generale Graziano, parlando dell’attuale situazione internazionale, ha evidenziato che “la risposta alle nuove sfide comporta la necessità di avere iniziative e strutture multinazionali, e nelle nostre Forze Armate ne abbiamo un esempio con la Brigata alpina Julia, perché le sfide come il terrorismo richiedono una risposta comune e globale, una risposta che non comprenda solo i militari ma tutti gli organismi dello Stato”.

Il generale Graziano ha ricordato che “10.000 militari sono impegnati in Italia a supporto delle forze di polizia di cui 3.000 sono a Taormina per contribuire a garantire una adeguata cornice di sicurezza durante il prossimo summit del G7. 8.000 invece sono quelle attualmente impegnate in tutti i teatri operativi internazionali”.

La riproposizione di una qualche forma di servizio civile obbligatorio, declinato in termini di utilizzo dei giovani in ambiti di sicurezza sociale “non è un dibattito obsoleto”, tanto che in Europa “si è riaperto non solo in Svezia ma anche in Francia, dove, alle ultime presidenziali, l’argomento è stato toccato da molti candidati, compreso Macron”, ha affermato al raduno di Treviso la Pinotti, che non manca mai a questi bagni di folla imbevuti di esaltazione del corpo, e che in questa occasione ha potuto dichiarare esplicitamente di essere personalmente favorevole alla obbligatorietà per tutti del servizio civile senza nominare come in passato il ritorno alla leva generale. Ma ha chiarito bene cosa si propone come programma minimo.

“Da un lato – ha sottolineato la Pinotti – per le missioni internazionali abbiamo bisogno di militari professionalmente preparati. Ma l’idea di riproporre a tutti i giovani e alle giovani di questo paese un momento unificante con un servizio civile che divenga allargato a tutti ed in cui i giovani possono scegliere dove meglio esercitarlo – ha concluso – è un filone di ragionamento che dobbiamo cominciare ad avere. Vi sono molti ambiti nella Difesa che si possono prestare anche a una presenza volontaria, in forme che vanno delineate”.

Ecco la sostanza della proposta: attirare l’attenzione su una parte irrealizzabile (un servizio civile davvero obbligatorio per tutti i giovani, che costerebbe troppo e soprattutto scatenerebbe molte proteste tra coloro che dopo la fine degli studi si trovassero obbligati ad attendere un anno prima di cominciare la faticosa ricerca di un lavoro) facendo passare intanto l’idea che è bene ed è nell’interesse del paese che i volontari del servizio civile affianchino esercito e polizia qui e all’estero. Le molte iniziative propagandistiche di vari corpi militari verso le scuole secondarie sono complementari al progetto.

La Pinotti ha già sponsorizzato un’altra operazione del genere, collocando i corpi della Croce Rossa sotto la tutela del ministero della Difesa (alla faccia delle consuetudini e delle norme che ne dovevano garantire imparzialità e neutralità internazionali); ha poi appoggiato un paio di anni fa un accordo tra l’associazione scoutistica AGESCI e la Marina militare che assegnava a quest’ultima un compito educativo formativo (vedi La Marina militare vuole arruolare gli scout). Oggi, facendo vago riferimento ad altri paesi europei come la Svezia o la Francia (ma di paesi che stanno ampliando le forze armate ne poteva indicare molti di più) spiega abbastanza chiaramente qual è il suo progetto: “Da un lato per le missioni internazionali abbiamo bisogno di militari professionalmente preparati. Ma l’idea di riproporre a tutti i giovani e alle giovani di questo paese un momento unificante con un servizio civile che divenga allargato a tutti ed in cui i giovani possono scegliere dove meglio esercitarlo – ha concluso – è un filone di ragionamento che dobbiamo cominciare ad avere. Vi sono molti ambiti nella Difesa che si possono prestare anche a una presenza volontaria, in forme che vanno delineate”.

In sostanza, si cerca di trovare nuove forme di reclutamento, visto che per il momento l’afflusso di volontari è molto al di sotto delle ambizioni dei vertici militari e del governo, soprattutto se ci si prepara a spostare la frontiera tra Europa e Africa subsahariana a sud della Libia, e si guarda con inquietudine all’alleata ma concorrente Germania, che sta aumentando la sua presenza nel Mali, con una nuova base a Gao, sotto la copertura (facilmente concessa) dell’ONU. Altri contingenti tedeschi (a parte quelli francesi, che sono di casa da sempre) sono presenti in Nigeria, Ciad, Niger, Burkina Faso, e altri paesi, visitati spesso dall’attivissima ministra della Difesa federale Ursula von der Leyen.

Insomma la proposta di estensione a tutti i giovani italiani del servizio civile, obbligatorio o no, è forse solo un cavallo di Troia per preparare un’operazione infame di respingimento violento di centinaia di migliaia di sventurati, rispediti nel deserto di un continente disastrato (da noi europei), e a cui verranno in un modo o nell’altro fatti pagare i miliardi in più “necessari per la nostra sicurezza”. Oltre alla possibilità che, tra i disperati respinti dall’azione congiunta e brutale delle milizie libiche, e dei nostri militari (e ausiliari civili) scarsamente preparati per un simile difficile e inquietante compito, trovi spazio proprio chi vuole reclutare nuovi incontrollabili combattenti da rimandare in Europa.

(a.m.)

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