Il 16 aprile 1917, il generale Nivelle, “macellaio” di carne umana, lancia all’offensiva i soldati francesi; contro le linee tedesche, parallele allo Chemin des Dames, nel dipartimento dell’Aisne.
Secondo i piani, l’offensiva avrebbe dovuto sfondare le linee tedesche e portare alla vittoria in 48 ore.
I soldati francesi ci credono e, come al solito, ubriachi fradici, vanno all’assalto.
In pochi giorni, muoiono più di 100mila uomini; con minimi guadagni territoriali.
I soldati francesi smettono, letteralmente, di combattere. Si rifiutano di uscire dalle trincee. Disertano e interi reggimenti si ammutinano.
Vengono chiamati all’azione le truppe scelte, i reparti d’elite. Quelli che hanno tenuto contro l’offensiva iniziale tedesca, nella battaglia delle frontiere; che hanno combattuto a Verdun, intorno a Fort Douaumont.
Uomini stremati che hanno già avuto più del 50% di compagni persi.
Il 15 maggio, vanno a prelevare la “5e Division d’Infaterie”, alloggiata, in riposo, nelle retrovie.
Ai soldati sono arrivate le notizie del massacro in prima linea; del fallimento dell’offensiva. Girano, anche, altre voci; quelle della Rivoluzione in Russia. Della volontà di arrivare alla pace a ogni costo, come proclamano i rivoluzionari bolscevichi.
Gli ufficiali chiamano, ma i soldati non escono dagli alloggiamenti. Vanno, allora, a chiamare i sottufficiali; quei soldati che per coraggio e considerazione generale sono riconosciuti come rappresentanti di tutti gli altri.
I caporali spiegano che i loro compagni, vista la situazione di morte certa, non hanno più intenzione di battersi.
Gli ufficiali li incalzano, li provocano nella loro dignità, li minacciano.
Gli urlano contro parole violente e offensive.
Succede, allora, qualcosa di inatteso. I soldati, tutti, corrono fuori dagli alloggiamenti e circondano gli ufficiali; corpo a corpo.
Non parlano; semplicemente, cantano. Prima uno e, dopo, tutti insieme.
E la canzone viene urlata nelle orecchie degli ufficiali e nei cuori di ciascuno; che lo abbia ancora per ascoltare e capire.
“C’est la lutte finale
Groupons-nous et demain
L’Internationale
Sera le genre humain “.
I soldati non vanno a morire quel giorno, così come stanno facendo tanti loro compagni lungo tutto il fronte occidentale. E su quello orientale; dove l’eternità già scritta sta per subire un cambiamento improvviso.
Oggi, 15 maggio di un altro anno resistente, qui a Chiari (via Zeveto 21), a sud-ovest di Brescia, noi, gli ammutinati, abbiamo resistito una volta ancora; in nome dell’umanità.
A fianco di 2 bambini e dei loro genitori, condannati allo sfratto e alla strada e alla dissoluzione. Poveri, nella disperazione e nella paura; ma col cuore capace di battersi per sé e per ogni altro, nella medesima condizione dannata.
E tutto è stato rinviato al 17 luglio!
Oggi, nessuno è finito per strada.
“Questo pugno che sale
questo canto che va
è l’Internazionale
un’altra umanità.
Questa lotta che uguale
l’uomo all’uomo farà,
è l’Internazionale.
Fu vinta e vincerà.”
(Claudio Taccioli)
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Gli ammutinamenti ci furono pure nella Russia post febbraio rivoluzionario (la prima insurrezione), mentre Lenin tornava dall’esilio politico. Per dire, in Russia… ove c’è sempre stato un patriottismo militare altissimo (quasi ai limiti del fanatismo). Chiaro segno che la gente si era rotta il cazzo e non parlo solo di contadini ed operai. :D
La Prima Guerra Mondiale viene analizzata poco purtroppo, più che altro perchè quella dopo sarà peggiore in termini di crimini e tipologia di battaglia. Il punto è che ciò che “affascina” della Grande Guerra è questo spirito proletario che si diffonde piano piano in Europa (grazie al Bolscevismo in primis certo, anche solo per le propagande di pace scritte da Lenin in persona), per via dei vari Popoli che si erano stancati di questa guerra di Capitalismo/Imperialismo. All’epoca infatti, l’anticapitalismo era anti-imperialismo. Trasformare uno spirito di guerra in spirito rivoluzionario (come il 1917 in Russia e nell’Est europeo) è stato un colpo di genio. Le classi dominanti dell’epoca non si aspettavano tali ribellioni, tra l’altro!
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