Questo vero e proprio grido di guerra, lanciato dalle femministe più radicali (ma allora si contavano a decine di migliaia) nei mitici anni Settanta, è probabilmente il più dimenticato nel clima di riflusso (certo, non senza piccole o grandi inversioni di tendenza) iniziato ormai quasi 40 anni fa. Le sconfitte sociali, politiche, culturali, esistenziali iniziate negli anni ’80 di craxiana memoria, hanno sepolto quasi tutto di quella stagione dei nostri vent’anni. Ma per seppellire questa “ascia di guerra” femminista non c’è stato nemmeno bisogno di grandi “controrivoluzioni”: è bastata la sinergia tra cattolicesimo (più o meno confessato), “savonarolismo” radicato nel grosso della sinistra novecentesca, e un pizzico (o forse più) di pusillanimità individuale diffusa tra tutte/i noi. Lunedì 3 aprile, parlando di “Sessualità e Rivoluzione” al Caffè Letterario con Eliana Como, Patrizia Colosio e Mauro Colombo, spero che riusciremo a riparlare di tutto questo, di quello che per me è stata la più promettente speranza che il movimento femminista di quegli anni ha lasciato in eredità a chi la volesse reinventare.

Per dare qualche spunto, qualche passaggio del vecchio Engels (dal suo “Origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato”), ben più radicale dello scritto della Kollontaj, che servirà da spunto per il dibattito.

“La monogamia così non appare in nessun modo…come la riconciliazione di uomo e donna…. Al contrario, essa appare come soggiogamento di un sesso [femminile, ndr] da parte dell’altro, come proclamazione di un conflitto tra i sessi sin qui sconosciuto in tutta la preistoria….Il primo contrasto di classe che compare nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra uomo e donna nel matrimonio monogamico, e la prima oppressione di classe coincide con quella del sesso femminile da parte di quello maschile“.

“La famiglia monogamica […] nasce dalla famiglia di coppia […]. E’ fondata sul dominio dell’uomo, con l’esplicito scopo di procreare figli di paternità incontestata.”

“…cose che fin dall’inizio imprimono alla monogamia il suo carattere specifico che è quello di essere monogamia solo per la donna, ma non per l’uomo. E questo carattere essa lo ha anche oggi”

“Questa fu l’origine della monogamia […]. Essa non fu, in alcun modo, un frutto dell’amore sessuale individuale, col quale non aveva assolutamente nulla a che vedere, giacché i matrimoni, dopo come prima, rimasero matrimoni di convenienza. Fu la prima forma di famiglia che non fosse fondata su condizioni naturali, ma economiche, precisamente sulla vittoria della proprietà privata sulla originaria e spontanea proprietà comune. La dominazione dell’uomo nella famiglia e la procreazione di figli incontestabilmente suoi, destinati ad ereditare le sue ricchezze: ecco quali furono i soli ed esclusivi fini del matrimonio monogamico, enunciati dai Greci senza ambiguità!”

[continua]

Flavio

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