A questo punto ho deciso di usare questo titolo, fisso, ogni volta che ci sono delle elezioni, in qualunque paese, senza darmi la pena di specificare. Visto che, leggendo i titoli sui quotidiani borghesi o ascoltando i titoli dei telegiornali ho sempre l’impressione di essermi perso qualcosa. O sono scemo io, o la matematica, soprattutto quella elettorale, è un’opinione, e delle più aleatorie. Mi era già successo alle penultime elezioni spagnole, quando il PP, che aveva appena perso oltre un terzo dei suoi voti (e 15 punti percentuali) si vedeva etichettato come “vincitore”. Certo, restava il partito più votato, visto il contemporaneo arretramento dei socialisti (molto meno pesante, però) e la crescita meno spettacolare del previsto di Podemos. Ma, come diceva Pirro, “ancora una vittoria come queste e me ne torno in patria da solo!”.

Questa volta parliamo d’Olanda. Tutti (o quasi) temevano una “vittoria” del partito reazionario e para-razzista di Wilders, il PVV. I sondaggi (che sembrano sempre più a tentativi di creare una “profezia autoavverantesi”) davano il PVV intorno al 20, persino 25%, primo partito in Olanda. E già erano pronti gli editoriali sull’effetto domino di Brexit-Trump-Wilders-LePen-AFD, ecc. ecc. Commenti tra il costernato e il preoccupato, con una punta (inconfessata?) di soddisfazione per il fatto che (grazie alla fatica improba dei pennivendoli, da anni, se non decenni, impegnati nel ridurre a zero lo spazio per qualsiasi alternativa che “puzzi di sinistra”) non si corre nessun pericolo, appunto, “da sinistra”. Va beh, la Grecia aveva creato qualche fibrillazione, qualche sudorino freddo, ma poi, per fortuna, Tsipras e Syriza hanno calato i pantaloni, e tutto è ritornato sui binari giusti. E dalla vicina penisola iberica le novità non sembrano più così allarmanti. O, se lo sono, meglio non parlarne, no?  Ma torniamo ai nostri cari olandesi. In quel paese, uno dei pochi che ancora mantiene una democrazia borghese di quelle “classiche”, c’è il proporzionale PURO, con collegio unico nazionale. Questo vuol dire che, con lo 0,67% hai diritto ad un seggio (sono 150 i deputati da eleggere). Con una legge di questo tipo, nel 2008, non solo gli “Arcobaleni”, ma persino noi di Sinistra Critica e i compagni del PCL avremmo avuto diritto a due o tre seggi. Per questo, diranno i nostri paladini della “governabilità”, c’era una scelta tra 28 partiti! Tra questi, sembra (sono exit poll!) ce l’abbiano fatta in 13 (contro i 19 presenti nel parlamento italiano). Il cosiddetto vincitore, il liberale VVD, avrebbe perso un quarto dei voti (e dei seggi), situandosi intorno al 20%. Un bel risultato, non c’è che dire. La destra reazionaria del partito di Wilders crescerebbe un poco, ma molto meno del previsto (da 15 a 19 seggi, da poco più del 10 a poco più del 12%). Molto probabilmente verrà superata dai democristiani e dai liberali “di sinistra” di D66, con percentuali identiche a quelle dei razzisti (ma bisognerà aspettare martedì 21 per avere il conteggio definitivo).

Le vere novità sono “a sinistra”. Innanzitutto la “pasokizzazione” dei “laburisti”, il partito socialdemocratico (in realtà social-liberale) che segue le orme del partito fratello greco (e a cui sembrano incamminati anche gli spagnoli del PSOE, i francesi del PS, ecc.), perdendo i tre quarti dei voti e dei seggi, e passando dal secondo al settimo posto tra i partiti. In secondo luogo lo spostamento a sinistra dell’elettorato socialdemocratico, che porta i 4 partiti a sinistra dei laburisti a raddoppiare il loro peso, in voti e seggi. Se prima di queste elezioni i socialdemocratici rappresentavano i tre quarti dell’elettorato “di sinistra”, oggi ne rappresentano poco più di un quinto. Sono soprattutto i compagni dell’Alleanza detta “Sinistra Verde” (PC olandese, PS pacifista, Verdi, ecc.) a fare un balzo in avanti, quadruplicando in voti e seggi (e passando dal settimo al quinto, forse quarto posto). L’unico partito della sinistra “radicale” a stagnare è l’ex maoista Partito Socialista (membro del GUE al PE), che mantiene più o meno l’ottimo risultato di quattro anni fa (intorno al 10%). Avanzano anche gli animalisti (membri pure loro del GUE), ecologisti integrali, e ottiene una certa affermazione anche il nuovo partito turco-olandese “Uguaglianza”, nato da una scissione a sinistra dei laburisti. Di tutto questo sarà difficile trovare traccia nei vari TG, Repubblica, Corriere, ecc. Forse perchè temono un “contagio” anche da noi? Non temete, pennivendoli: purtroppo qui da noi il rischio di una rinascita (anche solo sul terreno relativamente poco interessante  delle schede elettorali) di una sinistra, non dico rivoluzionaria, ma almeno degna di questo nome, è largamente poco prevedibile. Parafrasando Guccini, “Ma non vi state a preoccupare, noi siamo gente che finisce male……”

Flavio

Annunci