Carlo cammina nel freddo di quella che, ormai, è la sua città.

Attraversa la Fifth Avenue, a New York, quando una Ford scura lo affianca. Un uomo scende velocemente e gli spara a bruciapelo.

E’ l’11 gennaio 1943, Carlo Tresca, anarchico rivoluzionario, nato a Sulmona il 9 MARZO 1879, muore così: assassinato in pieno centro fra macchine e passanti della metropoli americana.

Era arrivato negli Stati Uniti nel 1904, per sfuggire alla repressione del Regno dì’Italia. Dove, per la sua attività sindacale e ribelle nelle fila socialiste, aveva subito una condanna al carcere.

Negli anni, era diventato un anarchico e aveva partecipato alle lotte del sindacato I.W.W. (Industrial Workers od the World).

Aveva fondato un giornale per i proletari italiani immigrati negli USA: IL MARTELLO.

 I suoi nemici erano il Fascismo, lo Stalinismo e la Mafia.

In varie misure, responsabili della violenza e delle brutalità, senza limiti, attuate contro i dannati della terra e ogni classe subalterna. Per garantire la continuità di sfruttamento da parte del Capitale e il potere dei tiranni, grandi e piccoli. Sempre col loro seguito di boia.

Nel 1926, mentre partecipava a un comizio in favore di Sacco e Vanzetti, i fascisti avevano tentato di ammazzarlo con una bomba.

Minacce mafiose gli erano fatte giungere nelle modalità consuete.

Sulle pagine del suo giornale, la denuncia verso gli stalinisti era sempre puntuale e circostanziata. Stalin aveva scatenato i suoi boia ovunque. Prima in Russia e, poi, dalla Catalogna all’Aragona e alla stessa America; per eliminare ogni singolo oppositore e qualsiasi idea collettiva  di libertà. I loro metodi andavano dalle picconate, al veleno, al colpo alla nuca, al rapimento stile “lupara bianca”.

 Le indagini non approdarono a nulla.

Sappiamo solo che Carlo, nato un 9 di marzo, era un combattente per la libertà e l’emancipazione  delle donne e degli uomini di questa Terra.

I suoi nemici erano e sono, anche, quelli dell’intera umanità.

 Claudio Taccioli
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