Chiunque sappia qualcosa di navigazione conosce la differenza tra il piccolo cabotaggio e la navigazione d’altura. Spesso chi intraprende le grandi traversate oceaniche mostra un po’ di disprezzo verso i marinai che si “limitano” a veleggiare a poche miglia di distanza dalla costa. E molti, tra quelli che veleggiano in vista della costa, guardano ai navigatori d’alto mare come ad avventurieri, un po’ sognatori, pericolosi per sé e per gli altri. In realtà, spesso, è più facile incappare in qualche scoglio proprio vicino alla costa, e trovarsi improvvisamente con la barca che fa acqua, e magari affondare, rischiando di annegare, proprio in vista delle coste da sempre conosciute. D’altra parte, senza la lunga esperienza della navigazione costiera, nessuno avrebbe osato avventurarsi in mare aperto, verso destinazioni sconosciute. Lo stesso Colombo non sarebbe mai diventato il “Grande Navigatore” se non avesse costeggiato per anni il Mediterraneo. I due modi di navigare si completano a vicenda, a mio modesto modo di vedere, ed ognuno ha i suoi rischi ed i suoi meriti. Quindi, se si blocca uno sfratto a Comezzano-Cizzago o si vince un’assemblea in una piccola fabbrica della Bassa Bresciana, si è comunque dato un contributo ad “allenarsi” per la grande traversata. L’importante è non perdere di vista l’orizzonte, lontano quanto si vuole, magari, ma decisivo per mollare le ancore. Ed ognuno navighi come si sente e come può.

Flavio

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