In parte tratto da Popoffquotidiano.it

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Il capogruppo dell’Alde, Guy Verhofstadt, ha annunciato la rinuncia all’alleanza con il M5S. «Sono arrivato alla conclusione che non ci sono sufficienti garanzie di portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa» ha dichiarato l’ex premier belga aggiungendo che «non c’è abbastanza terreno comune per procedere con la richiesta del Movimento 5 Stelle di unirsi al gruppo Alde». «Rimangono differenze fondamentali sulle questioni europee chiave».«Tuttavia – ha concluso Verhofstadt – nelle questioni degli interessi condivisi, come l’ambiente, la trasparenza e la democrazia diretta, il gruppo Alde ed il Movimento 5 Stelle continueranno a lavorare strettamente insieme». Insomma, il progetto di far entrare gli europarlamentari del M5S nel gruppo Alde «è stato ritirato, totalmente». Ne danno notizia fonti del gruppo dei Liberaldemocratici nel Parlamento Europeo, dopo l’incontro tra gli europarlamentari tenutosi oggi a Bruxelles con il capogruppo Guy Verhofstadt. Salvini gongola e apre le porte agli elettori grillini delusi, nel loro piccolo anche i verdiniani di Ala avevano messo il veto alla confluenza in Alde.

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«L’Alde dice NO ai M5S – spiega Eleonora Forenza, candidata del Gue alla presidenza del Parlamento europeo – stante l’opposizione di molte delegazioni (francese e tedesca, in primis). La prima reazione di fronte a “cotanta figura” di Grillo e Casaleggio sarebbe, istintivamente: “una risata vi seppellirà”. E’ invece preoccupante, e molto, il funzionamento di una forza politica di largo consenso come il M5S, che decide con un plebiscito informatico di cambiare gruppo provando a passare da una posizione no-euro al sostegno alla grande coalizione neoliberista. E’ un fenomeno che ha una lunga tradizione nella politica italiana: si chiama trasformismo. E’ altrettanto stupefacente la disinvoltura con cui, una figura chiave della grande coalizione, Guy Verhofstadt, capogruppo Alde e candidato alla presidenza del Parlamento europeo, prova a raggranellare deputati senza nemmeno avere il consenso del proprio gruppo. Come Sinistra unitaria europea continueremo a lavorare per costruire l’alternativa antiliberista alle forze della grande coalizione e alle destre. Abbiamo una lunga storia e lo sguardo rivolto al futuro. Il tempo breve della politica di Grillo pare non essere solo velocità, ma mancanza di respiro e prospettiva politica. I parlamentari grillini, che hanno nel 70% dei casi votato come la GUE/NGL, dovrebbero assumersi la responsabilità di dire la propria, sapendo che il tempo dell’opportunismo è finito: bisogna scegliere tra liberismo e antiliberismo, tra democrazia reale e democrazia etero-diretta».

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La giornata era iniziata con la vittoria nel referendum interno dell’ipotesi del passaggio dal gruppo euroscettico con l’Ukip di Farage a quello ultra europeista del liberista fiammingo, Guy Verhofstadt. Da “uno vale uno” a “uno vale l’altro”, aveva commentato l’eurodeputata del Gue, Eleonora Forenza. Il voto on line della “base” del partito di Grillo e Casaleggio aveva aggiunto un altro ingrediente al mix inquietante che compone la sua pozione magica: il liberismo spinto di un gruppo che vuole il Ttip e rinforzare il fiscal compact e che si mescola con il populismo, le venature xenofobe, l’interclassismo e il verticismo di un partito-azienda che ha serie probabilità di governare questo paese dopo le mattanze prodiane, berlusconiane, montiane e renziane. «Il Movimento 5 Stelle ha deciso e scelto l’Alde – ha spiegato dunque Forenza – sono passati dagli xenofobi nazionalisti di Farage agli ultraliberisti europeisti nella grande coalizione! Con un click, senza una discussione pubblica, senza una discussione interna, senza una discussione nel gruppo parlamentare: questa non è democrazia diretta, ma un sondaggio sulla scelta del capo. Il M5S dovrebbe cambiare slogan: da uno vale uno, a uno vale l’altro».

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La votazione on line che si è chiusa alle 12 e chiedeva agli iscritti di esprimersi sulla collocazione degli eurodeputati 5Stelle a Strasburgo. Questi i risultati pubblicati sul blog di Beppe Grillo: hanno partecipato alle consultazione 40.654 iscritti certificati. Ha detto sì al passaggio all’Alde il 78,5% dei votanti pari a 31.914 iscritti; 6.444 si sono espressi a favore della permanenza nel gruppo l’Efdd e 2.296 per confluire nei non iscritti. «A Di Maio va sempre ricordato, sbadato com’è, che le votazioni sul blog non sono certificate e quindi non verificabili nelle loro percentuali e risultati. Altro che democrazia. Per quanto se ne sa, le votazioni online potrebbero anche essere taroccate e quindi le decisioni prese finora senza legittimità», dice Adriano Zaccagnini, ex grillino transitato in Sel per l’irrespirabilità politica dei 5 Stelle, secondo il quale «l’avvicinamento alla Lega su specifici temi quali l’immigrazione e la probabile conversione su altri per avvicinarsi ai liberali dell’Alde testimonia che il M5S fa parte della famiglia politica del centrodestra».

Non sarebbe stata la prima volta che l’ALDE avrebbe accolto parlamentari eterodossi: tra il 2003 e 2006 ha ospitato Giulietto Chiesa, complottista e fan di Putin, e Antonio Di Pietro.

Riporta l’agenzia Agi che M5S e ALDE avevano anche sottoscritto – il 6 gennaio – un accordo in cui si precisano i dettagli tecnici sui fondi spettanti per statuto ai gruppi dell’Europarlamento e sulle poltrone. Dall’intesa emerge, in particolare, che l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, David Borrelli, considerato fra i principali promotori dell’alleanza con i liberali di Guy Verhofstadt, sarà uno dei tre vicepresidenti esecutivi del gruppo. Borrelli presiederà inoltre un un working group sulla Democrazia diretta all’interno di Alde. Nel documento viene precisato anche che il bilancio per il 2017 sarà stabilito per periodi, mentre per il 2018 ci sarà piena integrazione……….

Ma tutto ciò è saltato.

Che nuove giravolte inventerà Grillo per “contare” in Europa?

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