Stamattina Pacho si è sparato un colpo di pistola. Era malato, anche se pare che la malattia fosse sotto controllo. Aveva perso il lavoro. E questo, a quasi 66 anni, è un altro brutto colpo, soprattutto se, grazie ai vari Dini, Maroni, Monti, Fornero, non hai raggiunto i famosi 42 anni e 10 mesi di contributi. Magari anche perchè hai passato gli anni migliori della tua giovinezza a combattere, armi alla mano, il regime argentino, rischiando la pelle per preparare un mondo migliore per te e per gli altri. Pacho era uno dei tanti esuli argentini arrivati in Italia dopo il golpe di Videla & Co., nel marzo del 1976.

Per lui,  militante dell’organizzazione guerrigliera marxista più importante dell’Argentina, il Partido Revolucionario de los Trabajadores – Ejercito Revolucionario del Pueblo (quelli del sequestro e uccisione del dirigente FIAT Oberdan Salustro, dopo il “cordobazo” del ’69), restare in Argentina avrebbe voluto dire una morte sicura, in combattimento o lanciato da un aereo nel Rio de La Plata.  Fino al 1973 il PRT-ERP era la sezione argentina della IV Internazionale. In quell’anno ci fu la scissione tra l’ala più “ortodossa” (che diventerà il Partido Socialista de los Trabajadores “morenista”) e quella più “guevarista” (che manterrà il nome di PRT-ERP) guidata da Mario Roberto Santucho (assassinato dalla dittatura tre anni più tardi). Pacho, nato nel 1951, apparteneva a quest’ultima corrente. Arrivato in Italia, come ricordavo sopra, poco dopo il golpe del ’76, con la sua compagna di allora Consuelo, si impegnò da subito nei movimenti di solidarietà con l’America Latina. In particolare lo ricordo, accanto al nostro compagno Guido Puletti (assassinato in Bosnia nel ’93), Luis Gatti, Alejandro Sandoval (cileno, come Luis, assassinato dagli sgherri di Pinochet dopo il suo ritorno in Cile per partecipare alla guerriglia del MIR), Ariel Ayala (uruguayano, militante tupamaro) e altri, nella campagna per il boicottaggio dei mondiali d’Argentina del ’78. Anche nella lotta contro l’installazione dei Pershing e Cruise nei primi anni ’80 fu abbastanza attivo. In seguito si allontanò progressivamente dalla politica attiva, limitandosi a partecipare di tanto in tanto a qualche iniziativa (manifestazioni, dibattiti, ecc.). Era rimasto comunque, al di là dei suoi problemi personali, un compagno, e anche piuttosto “duro”, a quanto ricordo (forse retaggio del suo passato nella guerriglia negli anni ’70). Non so se le sconfitte politiche abbiano contribuito più di quelle personali a spingere Pacho a farla finita. Da troppo tempo ci eravamo persi di vista, e non avevo più notizie di lui da molti anni (anche per la mia assenza da Brescia tra il ’98 e il 2013). Ma la notizia della sua morte mi ha colpito profondamente. Un altro pezzo della nostra storia di militanti rivoluzionari, internazionalisti, cresciuti politicamente negli anni ’70, se n’è andata.

Hasta siempre, compañero Pacho!

Flavio Guidi

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