Giuseppe Bifolchi
LA COLONNA ITALIANA SUL FRONTE DI HUESCA (1)
L’arrivo di Mussolini al potere aveva significato per molti italiani l’esilio, dopo aver sopportato in patria ripetute persecuzioni e carceri. Quasi tutti essi s’erano rifugiati in Francia, dov’ebbero in genere vita dura, resa più grave dalla forte crisi economica che in quei momenti affliggeva quel paese. Nella loro maggior parte essi non erano in possesso di carta d’identità, per la qual cosa era loro difficile ottener lavoro, dovendosi adattare alle occupazioni più basse e peggio rimunerate. Ma, quel ch’era forse ancor peggio, era la loro sensazione di frustrazione e di scoramento, di nullità dei loro sforzi e dei loro sacrifici; perché nulla faceva pensare che potessero avvicinarsi per essi tempi migliori.
Gino Baleschi, (10) Lorenzo Giusti, Settimo Guerrieri, Mario Margherite, (11) Giuseppe Pessel (12) ed Enrico Zambonini (detto «Lucifero»), ammogliato con una catalana. Tutti essi avevano preso parte ai combattimenti in Barcellona quando s’era prodotto l’«alzamiento», incorporandosi in seguito alle colonne ch’erano partite per l’Aragona. Quasi contemporaneamente avevano varcato la frontiera altri anarchici italiani con alla testa Camillo Berneri, i quali avevano organizzato in Barcellona una «Sezione Italiana» i cui componenti s’erano aggregati alle colonne Durruti (13), Ascaso (14) ed Ortíz (15). Nella loro bandiera figurava la seguente frase: «La nostra patria è il mondo intiero, nostra legge è la libertà.» «Oggi in Spagna, domani in Italia». Nel frattempo, in Parigi, gli appartenenti a «Giustizia e Libertà» profondamente interes- sati dagli avvenimenti di Spagna, tennero una riunione il 28 luglio, in rue Val de Crave (16), con la partecipazione di esuli di tutte le tendenze. In essa Carlo Rosselli convinse tutti della necessità di recarsi a combattere in Spagna, come premessa ad una continuazione della lotta, più tardi, nel proprio paese. L’idea fu sintetizzata nella frase «Oggi in Spagna, do- mani in Italia», ch’ebbe fortuna e servì di motto per l’unità italiana cui decisero [di] dar vita. Il giorno seguente partirono per la Spagna alcuni membri del Comitato Direttivo con alla testa Aldo Garosci («Luciano Magrini»), Niccolò Martino (17 )(«Bigoni»)e Luigi Bolgiani; i quali si riunirono in Barcellona con il giornalista Umberto Calosso, il quale era stato sorpreso dalla guerra quando si trovava in Spagna per dare delle conferenze, accom- pagnato dalla moglie Clelia. Giunse anche Mario Angeloni –un avvocato di Perugia quaran- tenne, il quale aveva subito [la] prigione in Italia e [venne] posto poi in libertà in conside- razione [del fatto] ch’era stato volontario nella grande guerra ed era decorato di medaglia d’argento–; egli, in compagnia di Andrea Minguzzi, aveva avviato la creazione di una co- lonna di volontari italiani. Ai primi di agosto attraversò la frontiera anche Carlo Rosselli con un nutrito gruppo di volontari e trovò che in Barcellona erano già in formazione una serie di piccoli gruppi italiani; e si dedicò subito con tutte le sue energie a riunirli. Unitamente con Camillo Berneri –del quale era amico personale fin dal 1919, quando entrambi risiedendo in Firen- ze, frequentavano il Circolo di Cultura in piazza Santa Trinità– e con buona volontà fu pre- sto raggiunto un accordo. Essi si fecero allora ricevere da Abad de Santillán (18) e da García Oliver (19) alla Scuola Nautica (dove s’era stabilito il Comitato Centrale delle Milizie) offrendo loro la collaborazione di una «colonna italiana». In quella circostanza fu esteso ed accettato un «Patto della Colonna Italiana» redatto da Camillo Berneri (20).
menti tutti gli italiani si sentivano uniti, al punto ch’essi formarono le loro sezioni più per affinità regionali che per quelle politiche. A quanto pare avrebbe dovuto incaricarsi del comando militare un ex ufficiale dell’esercito italiano, il quale per altro s’era scoraggiato al conoscere la natura dei componenti l’unità. Assunsero allora congiuntamente il comando il Rosselli e l’Angeloni, con Bifolchi (21)– un anarchico ex ufficiale degli ascari, giunto dal Belgio–in qualità di «consulente militare». Presto si trovarono riuniti 150 uomini circa che furono divisi in due compagnie: una di fu- cilieri della quale prese il comando il Rosselli, e l’altra di «macchine», costituita entusia- sticamente dall’Angeloni e dal Minguzzi, divisa in quattro sezioni con una mitragliatrice ciascuna. V’erano sezioni sarde, dell’Istria, di Forlì, di Torino, di Bologna. V’era una sezio- ne di sanità a carico del dottor Riciulli (22), con Capra (23) quale infermiere e Bogliani (24) portaferiti; v’era una sezione d’intendenza, al comando di Nicola Turchinovich (25)–un marinaio anarchico di Rossigno (26), residente a Valenza –che presto poté disporre di 18 muli pirenaici. L’unico veicolodella colonna era una turismo Ford del Rosselli, guidata da Calosso. La colonna restò costituita il 17 agosto essendo in essa quali elementi dirigenti Camillo Berneri, l’avvocato torinese Aldo Garosci, il professor Pietro Jacchia (27)– che aveva abbandonato il fascismo dopo l’assassinio di Matteotti, allontanato dalla sua carica all’Università di Trieste, esule in Olanda, e destinato a morire più tardi sul fronte di Ma- drid–. Vindice Rabitti fu designato commissario politico della colonna. Erano considerati come capi-sezione Enzo Fantuzzi (28) anarchico, più tardi comandante militare di Port Bou; Marzocchi (29), Nino Raimondi, che poi comandò una Brigata Internazionale; Giacco- melli (30), socialista ed ex combattente, ed Umberto Tomasini (31).
7) Confederación Nacional del Trabajo, sindacato maggioritario in Catalogna, Aragona e Andalusia, di orientamento anarco-sindacalista.
8) In realtà Falaschi era vissuto in Argentina prima di esserne espulso verso l’Italia, da cui era poi fuggito in Francia e, successivamente, in Spagna [N.d.r.].
9) In realtà di tale giornale Falaschi fu un semplice collaboratore [N.d.r.].
15) Antonio Ortíz Ramírez (1907-1996), compagno di Durruti e Ascaso, leader dell’omonima colonna.
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