zapatistiacavallo

Michele Stogoff porta notizie. Quelle che gli hanno affidato; ma, più importanti, che raccoglie lungo il percorso.
Quelle che vede che sente che intuisce che elabora nell’attraversamento di un territorio ostile, in costante, traumatico cambiamento.
Un movimento, di cose e umanità, furibondo; denso di pericoli, di sorprese, di incontri. La sua capacità raffinata è di interpretare ogni fatto, ciascuna azione senza illusioni mistificanti. La sua disciplina rimane, al contrario, tesa a scoprire la natura profonda del come le cose stanno avvenendo e, quindi, di cosa vanno determinando.
I suoi sensi, proiettati nella realtà epica della cronaca, vedono già tutto quello che sta per accadere di dannoso alla parte che rappresenta sulla scena della storia. Capiscono e prevedono le azioni in divenire del nemico dato.
Questo racconterà appena riuscirà a giungere a Irkutsk.
Ragioni più che sufficienti per impegnare i suoi nemici a dargli una feroce caccia. A catturarlo e a togliergli, come supremo oltraggio, la possibilità di vedere ancora; di capire, di interpretare, di prevedere i fatti con certezza.
I suoi occhi devono essere bruciati con una lama rovente passata davanti , fino a farli evaporare.
La punizione viene messa in atto, ma Strogoff non perde la vista perché, pieno di compassione e di pietà per la madre che lo guarda, piange. Le lacrime incontenibili proteggono i suoi occhi dal calore. Rimane ustionato brutalmente, tanto che gli viene legata una benda sugli occhi; ma continua a vedere. Meglio di prima, con più efficacia perché il nemico è, ormai, convinto della sua cecità. Non lo ostacola nel suo girare a vuoto come un povero invalido, quale crede sia stato ridotto.
La sua azione di vedetta attiva sarà determinante per la buona riuscita della sua parte.

Vedere, capire, interpretare, assemblare e prevedere ciò che sta per accadere è il compito delle vedette. Il loro messaggio è sempre decisivo per predisporre ogni rimedio necessario. Per agire in conseguenza.
Ne sa qualcosa il truce Macbeth che riceve il messaggio sbagliato dalla sua vedetta.
“Mentr’ero di vedetta in cima al colle ho rivolto lo sguardo verso Birnam e m’è parso, d’un tratto, che si muovesse l’intera foresta. (…) Ho detto: una foresta che si muove”.
Macbeth ripensa alla profezia delle streghe: “Non devi temere fintanto che non vedrai avanzare la foresta di Birnam verso Dursinane …”. Una profezia, come le altre, ritenuta irrealizzabile e, pertanto, resolo sicuro nel suo potere.
La vedetta, però, racconta che ha visto l’intera foresta muoversi. Avesse svolto, con cura e discernimento, il suo compito; si fosse messa in un differente punto di osservazione, avrebbe visto, invece, l’esercito nemico avanzare mimetizzato coi rami tagliati dagli alberi della foresta.
Il suo messaggio sarebbe stato: “Mentr’ero di vedetta, ho visto l’esercito nemico avanzare verso di noi.”.
La profezia delle streghe non si sarebbe realizzata e, quindi, Macbeth il traditore avrebbe trionfato.

La capacità di vedere oltre l’illusione è importante tanto quanto il punto di osservazione.
La lama rovente che ci viene passata sui bulbi oculari, fino a bruciare ogni altra terminazione nervosa dei nostri sensi, è il sapiente, raffinato controllo delle informazioni. Non vengono negati i fatti; semplicemente, ridotti a notizie ripetute con differenti e contrastanti analisi superficiali di interpretazione. Confuse, miscelate in un sorta di tantra riprodotto fino all’insopportabilità e allo svuotamento di senso. Ogni volta, velocemente, sostituito dal fatto nuovo nel caleidoscopio dell’informazione pattumiera.
Gli eletti che discernono e comprendono le cose della vita e del mondo, usano, sempre più, il linguaggio esclusivo di coloro che parlano fra iniziati; senza curarsi che le cose vengano ascoltate e capite fino in fondo allo strato più largo di umanità. Data, ormai, per persa nell’impegno a determinare un possibile cambiamento reale della Terra. Con la coscienza, quindi, dell’inutilità di farsi capire dovunque e da chiunque; come scelta possibile, almeno.

Il punto di osservazione non può essere semplicemente, unicamente il flusso eterogeneo di informazioni vomitato da ogni mezzo a disposizione. La vedetta è tenuta, certo, a accogliere le informazioni, a segregarle fra la ragione e la coscienza. A tenerle pronte per l’interpretazione e il messaggio; ma deve spostare il luogo dove osserva le cose della vita, nel loro movimento umano. Fatto di particolari nascosti nei fatti.
La vedetta si metterà, pertanto, davanti ai cancelli di una fabbrica per vedere l’umanità che entra col buio e ne esce senza luce. Osserverà i visi e le camminate diverse da quelle di ieri. Scruterà gli occhi vuoti di sogni condivisi; brillanti solo di improbabili riscatti privati.
Camminerà nei territori aggrediti dalla barbarie del progresso a ogni costo; sostenuto dalle forze armate statali, dai suoi finanziamenti, dalle corruzioni intrinseche.
Correrà a tagliare il filo spinato che impedisce il consueto, naturale movimento umano.
Verificherà lo stato di degrado, prossimo all’organizzazione banditesca, del ceto politico che amministra gli stati per conto e su mandato dei padroni del capitale.
Sentirà, con fiuto disciplinato, l’odore marcio del clima terrestre avviato verso il collasso prossimo venturo. Catastrofico per l’umanità intera; con l’eccezione di coloro che lo preparano e, al contempo, organizzano una salvezza privata e di classe.
Cercherà di essere nell’altrove dove esplodono le contraddizioni e la dialettica empirica.

La vedetta, malgrado la lama rovente dell’informazione controllata e distorta nel significato, salverà i suoi sensi solo cospargendosi di compassione di sé e per l’umanità vilipesa. Non solo nella percezione e nella comprensione, fino al dolore, della sofferenza umana; ma, anche, con la volontà, estrema e continua, di eliminarla, di alleviarla. Con la pratica delle idee, abilitata dalle previsioni di ciò che sta per avvenire.
Un’azione collettiva e condivisa dato che ciascuno è una vedetta, in grado di scrutare l’orizzonte!

Il nostro punto di osservazione è, da anni, dentro e fuori le case sotto sfratto. Dentro e fuori le vite buttate al macero perché ritenute inutili alla produzione dei profitti.
Abbiamo atteso, a ogni stagione nuova, un placarsi del furore scatenato contro le vite dei poveri. Dalla pattumiera delle notizie, arrivano, a passo cadenzato, i proclami salvifici che dichiarano la normalità, ormai, acquisita. Si torna al lavoro e, nello sfruttamento più selvaggio, vengono nuovamente garantite le vite.
Non abbiamo perso la possibilità di vedere, di ascoltare, di annusare; di decifrare le cose della vita.
Dalla fessura aperta nel muro, guardiamo oltre e, sempre, immaginiamo ciò che potremo costruire e fare. Scopriamo, insieme e purtroppo, quello che si prepara davvero.
Con preoccupazione, oggi possiamo solo dire, calati dentro il buio dell’ennesima storia di attacco al diritto alla vita di donne e uomini e bambini, che le cose stanno peggiorando.
E’ in arrivo un ulteriore recrudescenza della tempesta. Come mai prima!
La sentiamo avvicinarsi ogni giorno; sfratto dopo sfratto. Una vita ogni volta.
Ma non siamo pronti ad affrontarla; solo a subirla ineluttabilmente.

Non riguarda solo noi. E’ una questione di ciascun/a militante in movimento, in azione, in attesa. In sospensione disperata di sé.
La tempesta travolgerà l’umanità incosciente o cosciente che sia.
L’ “ANGELO DELLA STORIA” guarderà inebetito e sconvolto, spinto avanti dalla tempesta e, intanto, i ricchi non piangeranno!

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