E così quello che (quasi) tutti si aspettavano (e che “quelli che contano” auspicavano) è avvenuto: con 136 voti a favore e 96 contrari (assente l’ex segretario Sánchez) il Comitato Federale del PSOE, riunito oggi a Madrid, ha deciso di astenersi in parlamento per permettere la nascita di un nuovo governo (di minoranza) dell’ineffabile Mariano Rajoy, leader del Partido Popular (il partito di destra spagnolo, che riunisce pseudoliberali, democristiani, conservatori di tutte le risme e, soprattutto, ex franchisti). È la prima volta che il PSOE appoggia apertamente un governo di destra in Spagna. Senza i suoi voti, l’erede di Aznar (e di Fraga Iribarne, e, quindi, del boia Franco) non avrebbe potuto farcela, neppure con i voti dei pagliacci gonfiati dai mass media di Ciudadanos. Mentre i “baroni” del PSOE decidevano a maggioranza di suicidarsi, ignorando la mobilitazione della base socialista (con la campagna “No es no”), fuori dalla sede del PSOE molti militanti di base urlavano la loro indignazione e stracciavano la tessera di quello che fu il partito di Pablo Iglesias (omonimo dell’attuale leader di Podemos) e di Largo Caballero (e, ahimè, anche dell’impresentabile Felipe Gonzalez). Se una cosa aveva permesso al PSOE di non sfasciarsi, nonostante le politiche di austerità neoliberale e gli innumerevoli “tradimenti” (basti pensare al voltafaccia sulla questione della NATO negli anni Ottanta!) e di vivere, in un certo senso, di rendita, era proprio l’alternatività (sempre più presunta, è vero) alla destra post-franchista. Un po’ come accade ovunque, il “bipolarismo” (tanto amato dai “padroni del vapore”) spingeva milioni di persone di sinistra a scegliere il “meno peggio”, turandosi il naso (e spesso anche gli occhi e le orecchie). Ne sappiamo qualcosa anche noi, qui in Italia, nevvero? Ora il giocattolo si è rotto: messi di fronte al rischio di uno scontro con i poteri forti (che da molto tempo spingevano per una “grande coalizione”) i nostri hanno scelto la strada del PASOK. Meglio ridursi a un piccolo partito pseudo-socialdemocratico ininfluente piuttosto che “tradire” i veri “grandi elettori”: padroni, banchieri, apparati dello stato, BCE, FMI, ecc. Tanto la soluzione, sul piano dell’interesse personale (non si contano gli ex dirigenti “socialisti” riciclatisi come “consulenti”, “amministratori”, manager lautamente pagati dalle grandi imprese, spagnole e/o multinazionali) si troverà comunque. Con buona pace di quei milioni di lavoratori, di cittadini che avevano preso per buone le due parole più importanti (e nobili) del nome del PSOE: Socialista ed Operaio.

P.S. Sánchez ha annunciato che darà battaglia perché la base possa “riappropriarsi” del PSOE: si annuncia una scissione? Nel frattempo il partito è in caduta libera nei sondaggi (a tutto vantaggio di Unidos Podemos, e questo non può che farmi piacere): tre giorni fa, prima ancora del suicidio definitivo, era dato intorno al 15-16%. Se pensiamo che fino a 5 o 6 anni fa viaggiava sopra il 40…….
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