CONTROMANO di Curzio Maltese (su Il Venerdì di Repubblica del 1 luglio 2016). In calce commento di Vic Camarda, responsabile della pubblicazione del testo.

Volere l’impossibile non è soltanto uno slogan del ’68, ma uno dei più potenti motori della nostra civiltà fin dalla sua culla, il pensiero greco, al quale in realtà s’ispirava la parola d’ordine del maggio francese. Bisogna volere l’impossibile, perché l’impossibile accada, diceva Eraclito. L’impossibile è accaduto spesso nel corso delle nostre vite o di quelle dei nostri genitori o nonni, anche se tendiamo a dimenticarlo. Le prime rivendicazioni del movimento operaio, sugli orari di lavoro, i salari, lo sfruttamento dei minori, furono accolti con derisione dai padroni e dai giornali. Un sarcasmo assoluto, anche in ambienti progressisti, ha circondato per molti anni le battaglie femministe. Se si leggono i manifesti anarchici dell’800, il massimo di estremismo politico dell’epoca, si può constatare facilmente che molte delle folli utopie di allora sono realizzate, per esempio, l’istruzione e la sanità pubbliche. Quello che è accaduto negli ultimi decenni, segnati da una colossale redistribuzione della ricchezza verso l’alto, è un rovesciamento del campo dell’utopia, da strumento di rivoluzione a strumento di restaurazione. Le oligarchie dominanti hanno capito molto meglio la forza dell’utopia, anche negativa, di quanto non lo abbiano capito i progressisti. Hanno agito dunque su due livelli, da un lato limitando il campo dei sogni altrui, dall’altro estendendo all’infinito quello dei propri. Per fare qualche esempio, ormai è considerato utopistico, da parte delle giovani generazioni, aspirare a obiettivi minimi come un posto di lavoro fisso e garantito da tutele. Al contrario il potere economico è vicino a realizzare imprese impensabili fino a pochi anni fa, come brevettare gli organismi viventi e privatizzare tutte le risorse naturali, a cominciare dall’acqua. Per cambiare le cose non basta protestare. E’ fondamentale ricominciare a pensare l’impossibile. Proibire per legge la povertà, come propone Riccardo Petrella, il padre del movimento per l’acqua bene comune, oggi può sembrare un’assoluta utopia, ma domani potrebbe essere diritto universale. Così come chiedere a Draghi di distribuire soldi della Bce direttamente ai cittadini meno abbienti, invece di continuare a pompare montagne di miliardi nel sistema bancario: è una follia da sognatori o non sarebbe magari la vera soluzione?

Commento di Vic Camarda:

Certo, questi anni sembrano un ritorno al passato più bieco, perché come sempre le cose peggiori saltano subito all’occhio; c’è in aggiunta un arretramento sul piano civile e sociale che forse non ha precedenti. Protestare non basta. Bisogna rivendicare l’impossibile, che poi è possibilissimo, per il semplice fatto che alcune cose che oggi sembrano chimere fino a ieri erano realtà, come welfare, art. 18, sanità pubblica… “Dieci milioni di italiani non possono curarsi perché non possono permetterselo…La spesa sanitaria italiana è di poco superiore ai 100 miliardidi euro annui.C’è però una cosa nella sanità che costa più di tutto il resto: il profitto. In tutte le sue forme, nelle strutture pubbliche comne in quelle private ‘convenzionate’, che ormai da noi funzionano esattamente nello stesso modo. Aziende, non più ospedali. Il profitto stimato nel settore della sanità si aggira attorno ai 25 miliardi di euro annui. E se si iniziasse a tagliare da lì? Con i soldi risparmiati dando vita ad ospedali non-profit si potrebbe ricostruire una vera sanità pubblica, un servizio totalmente gratuito” ha così postato su Facebook Gino Strada.

E perseguendo l’impossibile, “proibire per legge la povertà”, come ha proclamato Riccardo Petrella, che Curzio Maltese cita. Oggi nel mondo ci sono più si 3 miliardi di poveri. “Dichiariamo illegale la povertà”: il movimento mira ad ottenere nel 2018 (70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni unite) una risoluzione dell’Onu che dichiari illegale la povertà, le leggi, le istituzioni e le pratiche sociali che generano e alimentano i processi di impoverimento nel mondo. Così come accadde per la dichiarazione di illegalità della schiavitù.

Ecco i “dodici principi dell’illegalità della povertà” enunciati da Riccardo Petrella:

principio: «Nessuno nasce povero né sceglie di essere o diventare povero». È la società nella quale nasciamo che ci fa poveri o ricchi.

2° principio: «Poveri si diventa». La povertà non è un fatto di natura come la pioggia. É un fenomeno sociale, costruito e prodotto dalle società umane. Le società scandinave degli anni ’60-’80 sono riuscite a far sparire i processi strutturali d’impoverimento.

3° principio: «Non è solo né principalmente la società povera che produce povertà». Gli Usa sono il paese più ricco al mondo in termini monetari, eppure l’impoverimento di 40 milioni (su 300 milioni) di americani fa parte della loro storia.

4° principio: «L’esclusione produce l’impoverimento». Non è la fatalità o la cattiva sorte ad essere la causa dell’impoverimento, ma le forme di esclusione deliberata dall’accesso alle condizioni di cittadinanza civile, politica e sociale.

5° principio: «In quanto processo strutturale, l’impoverimento è collettivo». Non riguarda solo una persona od una famiglia, ma intere popolazioni (le famiglie di immigrati, nomadi, villaggi senza futuro, zone colpite da recessioni economiche, abitanti di quartieri degradati…), e categorie sociali (lavoratori, contadini, segmenti della classe media, bambini, donne, giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro, anziani…).

6° principio: «L’impoverimento è figlio di una società che non crede nei diritti di vita e di cittadinanza per tutti né nella responsabilità politica collettiva per garantire tali diritti a tutti gli abitanti della Terra». I gruppi dominanti non credono nell’esistenza dei diritti umani di vita e di cittadinanza (universali, indivisibili, imprescrittibili). Essi credono invece nell’inuguaglianza “naturale”, ereditaria, tra le persone; e nei diritti fondati sul merito. I ricchi sono tali perché si sono dati da fare, per questo sono meritevoli. I poveri sono tali perché non hanno lavorato sodo, perché sono inadatti ed incapaci e per questo colpevoli del loro stato. Sempre di più non rispettiamo l’altro, rigettiamo l’altro; l’altro, considerato come causa di problemi, diventa il nemico

7° principio: «I processi d’impoverimento avvengono solo in società ingiuste», cioè negatrici dell’universalità, dell’indivisibilità e dell’imprescrittibilità dei diritti di vita e di cittadinanza. Nelle società ingiuste, l’accesso non può essere che selettivo e condizionato secondo le regole e i criteri stabiliti dai gruppi dominanti.

8° principio: «La lotta contro la povertà è anzitutto la lotta contro la ricchezza inuguale, ingiusta e predatrice». C’è impoverimento perché c’è arricchimento. Più le nostre società si sono arricchite su basi inuguali, ingiuste e predatrici, piu esse hanno dato valore unicamente alla ricchezza individuale e cancellato nell’immaginario dei popoli la cultura della ricchezza collettiva, in particolare dei beni comuni pubblici. Il sistema finanziario ormai determina il valore delle cose, è predatorio, non considera altro valore al di fuori del rendimento dell’investimento finanziario. Ecco perché la finanza speculativa è creatrice di tutte le inuguaglianze e di tutte le predazioni dei beni della natura, come anche delle risorse umane.

9° principio: «Il pianeta degli impoveriti è diventato popoloso a causa della mercificazione dei beni comuni e della vita». Non si arrestano i processi di mercificazione e di privatizzazione della natura, privatizzazione dell’acqua, dell’aria, etc., e privatizzazione anche degli elementi umani come i geni, i semi per la agricoltura, la conoscenza. Il lavoro, i diritti, la protezione sociale, sono trattati come costi e come tali da razionalizzare, tagliare e/o privatizzare. Non vi sono comunità umane, ma mercati.

Bisogna intervenire su queste cause per poter ridurre ed eliminare i processi di inuguaglianza, perché in fondo poi l’impoverimento è l’affermazione delle inuguaglianze e della apparente legittimità delle inuguaglianze.

10° principio: «Le politiche di riduzione e di eliminazione della povertà perseguite negli ultimi quaranta anni sono fallite perché non potevano che attaccare i sintomi (misure curative) e non le cause (misure risolutive)».

11° principio: «La povertà è oggi una delle forme più avanzate di schiavitù perché basata su un furto di umanità e di futuro».

12° principio: «Per liberare la società dall’impoverimento bisogna mettere fuorilegge le leggi, le istituzioni e le pratiche sociali collettive che generano ed alimentano i processi d’impoverimento». Fra queste, l’abrogazione delle leggi che hanno legalizzato l’esistenza della finanza speculativa e predatrice (prodotti derivati, paradisi fiscali, indipendenza politica della Banca Centrale Europea); nel campo del lavoro, abrogazione delle ultime disposizioni relative all’art.18; abbandonare la biforcazione educativa a partire dagli anni 16; eliminazione delle misure amministrative che in alcune città italiane hanno criminalizzato gli immigrati, i senza lavoro…; chiusura immediata dei Cie; messa fuorilegge delle cooperative fasulle, che operano come strumenti di caporalato; campagne nazionali di ribaltamento dei pregiudizi sui poveri e sui ricchi (quali: il ricco è meritevole il povero è colpevole; il povero è naturalmente portato ad essere più criminale che il non povero; il lusso è bello, crea ricchezza e dà lavoro…).

Perchè per esempio le leggi oggi consentono a una società quotata in borsa di diventare gestore di un ospedale? Non si può affidare a una società che ha interessi speculativi la gestione di un ospedale.
Ecco, bisogna cambiare queste leggi.
Perché consideriamo che non sia possibile avere un sistema di salute pubblica? Dove i cittadini, contribuiscono anche sul piano finanziario, ma soprattutto partecipano alla gestione. Un bene pubblico non significa sono che è proprietà del governo o dello Stato, significa invece che i cittadini partecipano.

Niente sarà facile perché in Italia le classi dirigenti hanno raggiunto livelli così alti di mistificazione e di travestimento della realtà che il solo strumento che resta in mano ai cittadini è, da un lato, l’abbandono, l’apatia/indifferenza (il ciascuno per sé) o, dall’altro, l’opposizione violenta”.

Mettere fuorilegge la povertà,dunque: verissimo, giusto pretenderlo; ma, intanto, perché ritoccare la Costituzione, invece di darle piena applicazione, laddove p. es. dice – art. 3 comma 2° – di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“?

Mezzo secolo fa il vento utopico per le strade di Parigi portò anche in Italia la voglia di portare il Sogno al Potere, oggi si viaggia controvento, perché padroni e borghesi, spogliati di identità al riconoscimento storico, hanno sferrato loro l’attacco alle giovani generazioni, disarmandole prima che potessero armarsi, rendendoli impreparati, inoffensivi, espriopriandoli del proprio futuro, togliendo loro anche la capacità di sognare. Non basta quindi neppure rivendicare l’impossibile se non accompagnato da azioni continue, massicce, determinate, senza tregua e senza sosta, non avendo timore di farsi ulteriori nemici, ma alzando il tiro su chi si permette senza pudore e vergogna di abbattere e affossare i miti di eguaglianza, di fraternità e di libertà. La Francia studentesca, giovanile, operaia e lavoratrice lo sta facendo, ora, in questi giorni, in queste ore…

Oggi, 5 luglio 2016, mentre la riforma del lavoro veniva approvata con un decreto dell’esecutivo del primo ministro francese Manuel Valls, scavalcando il parlamento, tra le proteste in aula anche di parte dei socialisti che sostengono la maggioranza, le vie di Parigi hanno vissuto l’ennesima protesta. Scontri sono avvenuti durante la manifestazione organizzata dai sindacati. Centinaia di persone con il volto incappucciato hanno distrutto ciò che si trovava loro davanti, spaccando, tra l’altro, le vetrine di diversi negozi, alcune pensiline dei bus e parte dell’arredo urbano di Parigi. Hanno lanciato oggetti contro la polizia, che a sua volta ha risposto con i lacrimogeni. Una quarantina di persone sono rimaste ferite, altrettante sono state fermate.

vic

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