Il 30 Luglio 2009 arrivarono le ruspe in Via Brocchi.
Non fosse stato per il coraggioso intervento di Lidia, pronta a frapporsi tra il minaccioso mezzo meccanico e l’ingresso della cava, la nostra lotta in quel “sito” non avrebbe mai avuto inizio ed oggi avremmo una grande discarica di amianto a 70 metri dalle abitazioni di San Polo.
Il Comitato Spontaneo Contro le Nocività era nato pochi mesi prima con ben chiara la propria pregiudiziale antifascista e antirazzista; alcune compagne e compagni, da poco stabilitisi nel neonato quartiere di Sanpolino, erano venuti infatti a conoscenza di quell’assurdo e pericoloso progetto proprio oin mezzo a un popoloso quartiere:
“No alla discarica di amianto né qui né altrove, facciamo il PARCO DELLE CAVE!”
quello, da subito, divenne il canto di lotta del comitato che ben presto raccolse attorno a sé un buon numero di attivisti – provenienti da ogni parte della città – e il sostegno esterno di molti cittadini pure loro incazzati di brutto per quel progetto altamente nocivo sia per l’ambiente che per la salute pubblica.
Perciò, quella mattina di luglio, ebbe inizio un presidio permanente che durò la bellezza di sei mesi.
Quel luogo divenne un piccolo ma tenace centro di resistenza contro le nocività e contro quello che altro non era che un infame sopruso subito dalla gente da parte di enti e istituzioni troppo spesso compiacenti con chi cerca facili profitti speculando sulla salute dei cittadini.
In moltissimi passarono a portarci sia solidarietà che sostegno morale e materiale e noi, a nostra volta, portammo il nostro ad altri compagni che, come noi, lottavano contro altre discariche, in una sorta di “mutuo soccorso”.
Nel contempo organizzammo volantinaggi e assemblee pubbliche e alcune “visite guidate” per mostrare ai cittadini non solo la cava ma tutta quella vasta area che avevano promesso sarebbe diventata un grande polmone verde, con tutte le sue bellezze ma anche, purtroppo, con una serie di criticità che ancora oggi permangono immutate in tutta la loro pericolosità.
Il primo febbraio del 2010, mentre alle sei del mattino mi dirigevo verso Via Brocchi per il turno al presidio, di lontano vidi il cielo illuminato a giorno. Capii subito quello che stava accadendo : erano venuti a spazzar via tutto quello che avevamo costruito, ad imporre la loro schifosa legge.
Fu un duro colpo ma non gettammo la spugna e, al contrario, la nostra rabbia ci fece ancora più forti e determinati.
Organizzammo blocchi ai camion di Faustini (il cavatore), un servizio costante di “sentinelle” attorno alla cava e insistemmo nell’informazione pubblica riguardo alla pericolosità e alla inutilità delle discariche e sulla necessità di investire pubblicamente in valide alternative che già allora esistevano e che, tramite processi termici, concretamente “inertizzano” l’amianto trasformandolo in un materiale innocuo per la salute.
Anche la strada legale, tra le tante, venne da noi praticata; assieme ai “blocchi” e alla libera informazione la ritenemmo infatti uno strumento comunque indispensabile perchè ci era chiaro che l’obbiettivo sarebbe stato raggiunto solo percorrendo ogni strada possibile, tutte tranne quella del compromesso.
Nel 2012 organizzammo uno sciopero della fame sotto la Loggia; per oltre un mese occupammo il suolo antistante l’ingresso a quel luogo nel quale chi amministra la città non ci aveva mai voluto ascoltare preferendo, al contrario, cacciarci in malo modo e con arroganza dal Consiglio Comunale dove talvolta “osavamo” manifestare le nostre ragioni e quelle delle migliaia di cittadini che avevano sottoscritto le nostre richieste contro la discarica e a favore del parco naturalistico.
Sempre quell’anno rilevammo, oltre a molte altre irregolarità, che i primi bilici giunti alla cava e il personale addetto al conferimento dell’amianto in discarica non rispettavano le procedure previste dal crono programma e addirittura che i pacchi contenenti il rifiuto erano in buona parte bucati e al loro interno l’eternit non era stato debitamente trattato. La discarica appena avviata che di per sé non rispettava molti dei requisiti previsti – quali ad esempio la distanza dalle abitazioni – venne messa sotto sequestro ma poi, dopo qualche mese, fu purtroppo dissequestrata e il cavatore “bonariamente” invitato a rispettare le norme e a “sistemare” quel fatiscente impianto.
Negli anni a seguire inoltrammo numerosi e documentati esposti agli enti deputati al controllo dell’ambiente e alla tutela della salute pubblica nonché a quelli preposti all’autorizzazione della discarica attestanti la completa e inadempienza di Faustini reiterata negli anni.
Giungiamo così ai nostri giorni.
Il cavatore ormai provato psicologicamente e soprattutto economicamente dalla nostra ferma e caparbia opposizione alla sua smania di facile, sporco ed ingiusto profitto, finalmente rinuncia alla realizzazione della discarica.
La lotta paga sempre e comunque, questo è ciò che resterà per sempre impresso nella nostra coscienza e che vogliamo continuare a dire alla gente, in particolare a chi oggi si oppone con forza a tutte le nocività ambientali e sociali che questo modello capitalista ha prodotto e produce quotidianamente.

Daniele
comitato spontaneo contro le nocività

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