longbow

Poco prima dell’alba del 25 ottobre 1415, la classe dirigente francese, radunata a Azincourt, dalle parti del Pas de Calais, si alzò per prepararsi allo scontro con gli inglesi invasori.
Preparativi di vestizione delle pesanti, esclusive e complesse armature protettive che rendevano i loro ricchi proprietari pressoché invulnerabili.
Preparativi di copertura dei cavalli da battaglia, spaventosamente alti e grossi.
Tutte cose che , insieme allo strapotere numerico (36000 francesi: di cui 12000 cavalieri aristocratici), rendevano la nobiltà francese certa della vittoria.
Verso le 11, nel tempo fangoso e umido di quei posti, erano già davanti al migliaio di corrispettivi aristocratici inglesi, da catturare e far riscattare, e ai 5000, circa, proletari e sottoproletari britannici, da massacrare a piacere. Il vero divertimento della giornata!
Un po’ com’era avvenuto, per i loro antenati, a Bouvines, nella domenica gloriosa del 27 luglio 1214: vera data di nascita del Regno di Francia e della sua invitta classe dirigente.
I morituri britannici erano, però, armati dell’arco lungo, fabbricato col legno di tasso e inventato dai bracconieri del Galles; per cacciare di frodo e per la guerriglia contro i ricchi locali e inglesi.

Non fecero altro che continuare nell’arte familiare di tirare, velocemente e con precisione, quante più frecce potevano addosso ai ricchi francesi venuti per massacrarli. La sorpresa, per questi ultimi, fu che le frecce perforavano le loro imperforabili armature; con penetrazioni fino a 40 mm. Li abbattevano sotto i cavalli, li inchiodavano ai fianchi. I ricchi caduti, ancora solo feriti, restavano, come tartarughe rovesciate, alla mercè di magri e lerci ragazzi delle crescenti e già purulenti città inglesi; abituati al coltello, alla rissa da strada e a ogni colpo traditore.
I coltelli sottili e lunghi venivano infilato in ogni pertugio possibile: dentro agli occhi, nella bocca, nel naso, sotto le ascelle fino al cuore.

A metà pomeriggio, la battaglia era finita e Enrico V fermò la carneficina.
A fronte di 150/300 inglesi,il terreno era coperto di 7000/10000 francesi morti. Più altri 1500/3000 prigionieri.

L’arco lungo (il longbow), inventato e sviluppato per necessità dai ceti popolari britannici, aveva annientato la crema dell’aristocrazia europea; dotata delle armi difensive e offensive più avanzate dell’epoca.
Il longbow trasmetteva alla freccia quasi tutta l’energia immagazzinata nell’atto di tendere e piombava sui cavalieri aristocratici con un colpo di circa 78 kg. La punta sottile in acciaio penetrava, spezzava e squarciava.

I NOSTRI IDEALI DENTRO LA NOSTRA PRATICA
Qual’ è la potenza esercitata dalle continue e diversificate azioni dirette di resistenza operaie, proletarie, disobbedienti e ribelli?

Quali i loro risultati e i colpi portati al Capitale e allo Stato?

Per adesso, solo sappiamo:

– dei licenziamenti ritirati e dei contratti fatti rispettare nella logistica e ovunque si scelga la via del conflitto

– degli esperimenti di autogestione delle produzioni

– delle decine di bambini, di donne e di uomini tenuti in casa, ogni giorno, contro gli sfratti

– delle difese permanenti dei territori violentati (dove le feroci talpe del Capitale battono i loro colpi: TAP TAP – TAV TAV!)

– delle idee e dei sogni ribelli, vivi malgrado tutto

– delle lotte strenue per i diritti umani, ante qualsiasi appartenenza nazional/costituzionale

– delle mobilitazioni larghe contro le guerre e per la pace.

Questo e altro apprendiamo nelle pratiche quotidiane di resistenza.

Questo continuiamo a fare: punte sottili e penetranti.
(frecce scagliate dal futuro)

“ (…) NOI POCHI.

NOI FELICI, POCHI.

NOI MANIPOLO DI FRATELLI (…)”
(di compagne e di compagni)

(Claudio Taccioli)

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