Il capitalismo di stato cinese con la sua proiezione imperialista sui generis, tende inevitabilmente a ripercorrere le strade già viste. Per difendere i suoi interessi economici strategici deve sviluppare la presenza militare. (N.di R.)

🇨🇳 Dalla nuova via della seta alle basi militari cinesi. Di Andrea Ferrario,

Immagini satellitari hanno rilevato che la Cina ha aperto una base militare in Laos, vicino alla capitale Vientiane, nell’aeroporto di Ban Keun, utilizzato dagli Usa ai tempi della guerra del Vietnam. Vi sono già atterrati otto caccia, accompagnati da decine di veicoli militari di appoggio. La notizia è giunta inaspettata e viene messa in collegamento, da parte del sito Asia Times, con il fatto che il Laos versa in situazione economica difficile ed è fortemente indebitato con la Cina. In pratica, Vientiane avrebbe ceduto alle pressioni di Pechino perché sotto ricatto economico.

Un aspetto interessante, notato sempre da Asia Times, è che la Cina sta utilizzando sempre più la Belt&Road, la “nuova via della seta” altrimenti in fragile situazione finanziaria, come leva per un’espansione militare nell’area del Sud-est asiatico. In Laos, alla fine del mese scorso, la Cina ha annunciato ufficialmente di avere inaugurato un centro di supporto e addestramento reciproco e un’accademia di Aviazione Cina-Laos, uno sviluppo da mettersi direttamente in collegamento con l’utilizzo della base di Ban Keun.

La Cambogia è un altro paese della regione estremamente dipendente dalla Cina in termini economici e finanziari. Qui, da anni, navi militari cinesi utilizzano frequentemente la base navale di Ream, sul Golfo di Thailandia, i cui lavori di rinnovo, finanziati dalla Cina, sono terminati l’anno scorso, con la presenza di alti ufficiali delle forze armate di Pechino alla cerimonia di inaugurazione. In realtà la prima nave militare a entrare nel porto dopo l’inaugurazione è stata una nave statunitense. Gli esperti interpretano tuttavia l’episodio come un tentativo di Phnom Penh di rassicurare gli Usa, ma ritengono che, vista la dipendenza economica della Cambogia dalla Cina e considerato che la base attuale è stata costruita con denaro cinese, Pechino continuerà ad avere un accesso preferenziale.

Anche nel Myanmar in piena guerra civile la Cina sta guadagnando terreno in termini sia economici che militari. Il Corridoio economico Cina-Myanmar è considerato essenziale per l’accesso cinese all’Oceano indiano e include il porto ad acque profonde di Kyaukphyu, che però attualmente è esposto agli attacchi di forze che combattono la giunta golpista birmana. La Cina non ha una presenza militare diretta in Myanmar, ma vi opera di fatto tramite società di sicurezza formalmente private. Come scrive Asia Times: “Le società di sicurezza private cinesi hanno stretti legami con le autorità e con l’Esercito popolare di liberazione (PLA). La loro presenza all’estero assume quindi, di fatto, un carattere semiufficiale. La legge consente al personale di queste società di portare armi. In Myanmar il loro compito principale è proteggere gli oleodotti e i gasdotti costruiti dalla Cina, che collegano il Golfo del Bengala alla provincia dello Yunnan lungo un percorso di oltre 2.000 chilometri. Si occupano inoltre della sicurezza dei siti minerari e dei tecnici cinesi che vi lavorano. Sebbene il Myanmar non ospiti ancora una struttura paragonabile a quella di Ban Keun, Laos, Cambogia e Myanmar possono essere considerati esempi di una strategia più ampia legata alla Nuova via della seta, che punta a creare le condizioni per una progressiva espansione della presenza militare cinese nella regione”.

A questa espansione si aggiunge quella in un paese ben più grande e esterno all’area del Sud-est asiatico, il Pakistan. Anche qui la Cina opera con società di sicurezza formalmente private che proteggono i suoi interessi economico-infrastrutturali connessi al progetto multimiliardario del Corridoio economico Cina-Pakistan. Il pretesto per il dispiegamento di forze di sicurezza in questo paese è quello di proteggere le infrastrutture finanziate da Pechino e il suo personale da ripetuti attacchi dichiaratamente mirati a estromettere Pechino dal paese, in particolare quelli della resistenza armata del Belucistan.


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