Oggi pomeriggio si sono svolte manifestazioni un po’ ovunque: oltre 50 città in Italia e nel resto del mondo (molto grande quella di Londra) per ricordare che la politica genocidaria del governo Netanyahu continua, anche se con ritmi meno intensi rispetto ad un anno fa: i 1400 morti e le decine di migliaia di feriti (compresi moltissimi bambini) dell’ultimo anno di cosiddetta “tregua” sono sotto gli occhi di tutt*, persino (con parsimonia) della stampa borghese. La mobilitazione, seppur lontana dai numeri dell’anno scorso, ha visto decine di migliaia di persone scendere in piazza, soprattutto nelle grandi città. Anche a Brescia circa 2 mila persone hanno sfilato da Piazza Garibaldi fino alla sede dell’azienda di cui ogni bresciano onesto dovrebbe vergognarsi: la famigerata Leonardo, produttrice di strumenti di morte. Il corteo, organizzato dal Coordinamento Palestina e a cui ha aderito anche Brescia Anticapitalista, questa volta non si è limitato alle vie del centro e del ring, ma ha avuto un obbiettivo vero, per denunciare non solo il massacro sionista, ma anche tutte le guerre che il capitale sta seminando per il mondo, dall’Iran all’Ucraina, dalla penisola arabica al Sudan. La presenza dell’Associazione Italia-Cuba della Bassa Bresciana, con le numerose bandiere cubane, ci ricordava che, anche dove non c’è guerra aperta, come a Cuba, l’imperialismo USA continua con la sua opera mortifera, tramite il bloqueo sempre più pesante che strangola la popolazione dell’isola. La coscienza che la nostra lotta non può limitarsi alla sola solidarietà con i palestinesi, ma deve estendersi a livello globale e assumere le caratteristiche di una lotta internazionalista CONTRO TUTTE LE GUERRE si fa piano piano strada in settori più ampi del movimento. Un movimento che può ancora crescere e maturare, nonostante le calunnie dei media di regime, che hanno insinuato (vedi i TG Rai) che molti, all’interno del movimento, “rivendicassero” l’orribile pogrom del 7 ottobre. Esistono certamente alcuni settori, sempre più minoritari, che scambiano lucciole per lanterne (per non usare espressioni più grevi), ma la stragrande maggioranza di chi manifesta ha ben chiaro che la lotta contro l’oppressione dei palestinesi non ha nulla da spartire con l’antisemitismo, l’integralismo religioso o l’appoggio a regimi che, pur essendo nemici a modo loro del regime sionista, esercitano feroci dittature sui loro popoli. Un esempio di questa coscienza sempre più diffusa si è avuto anche al corteo di oggi, quando, di fronte ad un gruppetto di persone che inalberavano (come già avvenuto due settimane fa e pure in precedenza) la bandiera degli ayatollah iraniani impiccatori (a fianco di bandiere del PCI e dei CARC), il servizio d’ordine del Coordinamento Palestina, dopo il rifiuto degli “amici degli ayatollah” di togliere la bandiera, ha isolato alla coda del corteo il gruppetto dei “super-campisti”, per fortuna senza incidenti di rilievo.


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