“Brescia, caporalato e immigrazione illegale: 3 arresti e sequestro da 19 milioni di euro“. Così i titoli dei giornali locali di oggi. Imprenditori indiani e “autoctoni”, uniti (diversamente, purtroppo, dai proletari) dalla “ferrea” legge del profitto, unico motore economico e sociale di qualsiasi società capitalistica, a Brescia come nel Punjab. Scrive Brescia Today: “Tra il 2018 e il 2024, il sistema avrebbe consentito l’ingresso in Italia di 1.364 persone, generando profitti illeciti per oltre 19,2 milioni di euro, ora sequestrati insieme a tre società. Ai lavoratori venivano richieste somme elevate: circa 13.800 euro per il permesso stagionale e 7.200 euro per la conversione. Sul fronte fiscale, il meccanismo si basava su finti contratti di appalto e fatture inesistenti per oltre 18 milioni di euro, con un’evasione IVA superiore ai 3 milioni. Coinvolti anche i rappresentanti legali di 12 aziende agricole, accusati di aver utilizzato in modo illecito la manodopera fornita dall’organizzazione“. L’indagine della Guardia di Finanza ha, per ora, portato agli arresti domiciliari di tre di questi “imprenditori sanguisughe” (indiani, presumibilmente sikh, notoriamente molto attivi nell’attività agricola nella Bassa). Ovviamente i commenti riflettono l’indignazione per il super-sfruttamento (si parla di paghe da 1,50 euro all’ora!) e mettono molto l’accento sul “favoreggiamento dell’immigrazione illegale”, parlando pure della “porosità” del decreto-flussi. A noi, che da sempre siamo favorevoli alla libera circolazione delle persone, la rabbia sale nel verificare, per l’ennesima volta, che tutte le leggi razziste ed anti-immigrati, al di là della propaganda utile per raggranellare i voti degli imbecilli, hanno l’unico scopo di favorire il capitale, fornendo manodopera ricattabile, a prezzi stracciati, alle sanguisughe capitaliste, italiane o straniere che siano. A costoro non basta lo sfruttamento “normale”, quello che permette l’estrazione di plusvalore “legale” ai proletari di qualsiasi nazionalità: vogliono strafare, approfittando anche degli aspetti “comunitaristici” legati all’origine etnica. Un altra prova della totale inutilità delle categorie “razziali” o etniche, e dell’indispensabilità del ritorno alla classica contrapposizione di classe: proletari (autoctoni o immigrati) contro padroni (autoctoni o immigrati).
P.S. Un dubbio: non sembra sospetto che, alle ultime elezioni comunali, la destra avesse nelle sue file vari nomi di Sikh? Chi controlla questa comunità nella nostra provincia?
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