La guerra sta diventando una dimensione quotidiana non solo in Ucraina, Russia, Palestina, Sudan, Congo, ecc., ma pure nei “confortevoli” lidi dell’Europa occidentale, degli USA, dell’estremo oriente. D’altra parte, quando la crisi economica bussa, cosa c’è di meglio, per il capitale, che distruggere per poi ricostruire (ammesso che ai livelli raggiunti dagli attuali armamenti la seconda fase sia ancora possibile)? Per cui, mentre ucraini, russi, palestinesi, israeliani, sudanesi, congolesi si massacrano, c’è chi cambia nome al dipartimento della Difesa e lo chiama, senza più paraventi ipocriti, dipartimento alla GUERRA. E c’è chi raddoppia le spese militari in un paio d’anni, chi scatena una guerra commerciale, chi vuol ripristinare la leva obbligatoria (mai abolita in Italia, ma solo sospesa da un ventennio circa). Tra i sintomi minori di questa corsa verso la catastrofe bellica c’è pure il tentativo di mettere la divisa ai bambini ed ai ragazzi. Non si tratta più solo di portare, con la complicità di alcun* insegnanti rincoglioniti, le scolaresche ad ascoltare le fanfare e i tromboni il 4 novembre (cosa che si è sempre fatta, per fortuna in modo ultraminoritario). Oggi si cerca di portarli a visitare le caserme, a prendere dimestichezza con gli strumenti di morte a disposizione dei potenziali criminali in divisa, si ridefiniscono i programmi per condizionare le giovani menti al vecchio refrain tricolore del credere, obbedire, combattere. Ora si fanno pure i questionari, rivolti ai ragazzini tra i 13 e i 17 anni, per capire quanti di loro sarebbero disposti a diventare carne da macello in caso di guerra. Ovviamente, essendo il fascismo governativo ancora strisciante, hanno dovuto mettere anche l’opzione “non sono d’accordo per niente”. Ci assicurano che i questionari sono totalmente anonimi. Speriamo bene, perché in caso contrario non mi stupirei di vedere coloro che saggiamente scelgono l’ipotesi uno finire prossimamente a Gaeta o a Peschiera (o chissà, forse a Ustica o a Ventotene). Mi auguro che la stragrande maggioranza degli “intervistati”, nonostante la giovanissima età e l’inesperienza, sappia rispondere con un sonoro SIGNORNÒ! alla vergognosa iniziativa approvata dal “garante dell’infanzia e l’adolescenza”. Con la raccomandazione di non farsi abbindolare da patrie e tricolori, perché vale sempre il motto “NOSTRA PATRIA È IL MONDO INTERO!

Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.