Ci sono delle notizie che hanno su di me un effetto dirompente, quasi letale. Oggi ho letto, tra televideo rai e i social, di quei 5 individui (definiti “benestanti e amanti delle armi”) che, tra il 1992 e il 1995, pagavano 80-90 mila euro attuali per andare a Sarajevo assediata a fare dei “safari umani”. Avete capito bene: questi spregevoli omuncoli pagavano per tirare al bersaglio su gente sconosciuta, meglio se donne o bambini (sto per vomitare mentre lo scrivo!). E non avevano neppure la “giustificazione” (ammesso e non concesso la si possa chiamare così) di essere, che so, nazionalisti serbi, o croati, o bosniaco-musulmani che uccidevano i loro presunti “nemici etnici”. No, erano semplicemente dei ricchi con la passione per la morte (altrui), che uccidevano un bambino, una donna, un uomo che si aggiravano per la città martoriata. Dei “cecchini per divertimento”, insomma! La quintessenza del fascismo antropologico. Lo squallore, la bassezza cui, si sperava, neppure il peggior nemico dell’umanità avrebbe potuto giungere.
Devo ammettere, compagne e compagni, che questo tipo di notizia mi fa sentire inadeguato, impotente. Neppure gli strumenti del marxismo, del materialismo storico, mi sembrano sufficienti. Certo, la reificazione dell’essere umano ridotto a merce, l’homo homini lupus di hobbesiana memoria, l’analisi reichiana della psicologia di massa del fascismo e chi più ne ha più ne metta. Tutto vero, tutto utile, tutto comprensibile. Però io, stamattina, mentre leggevo questa notizia, sono stato preso dallo sconforto, dal più buio pessimismo. Un pessimismo così disperato che neppure le immagini dei soldati sionisti che sparavano ai bambini di Gaza (l’ultima immagine di barbarie che ho in mente) erano riuscite a suscitare. Perché qui siamo, se possibile, scesi ancora di un gradino più in basso. Senza “scuse” ideologiche (religiose, culturali, etniche, politiche, ecc.). Barbarie distillata, allo stato puro. Che insozza, col suo fetore nauseabondo, l’intera umanità. Perché quei cinque dimostrano il nostro fallimento, come esseri umani, prima ancora che come “progressisti”, rivoluzionari, comunisti, anarchici, ecc. ecc. Non esagerare, diranno molti di voi: quei cinque non rappresentano che un’infima parte dell’umanità, persino della loro classe sociale, persino di quella parte di cui presumibilmente condividono il grosso del pensiero politico (amesso che si possa parlarne in questo modo). Tutto probabilmente vero, verissimo. Ma stamattina, più che la parola d’ordine di Marx, “Proletari di tutti i paesi, unitevi”, è la battuta che Quino fa dire a Mafalda che sento più mia: “Fermate il mondo: voglio scendere”.
Vittorio Sergi
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