di GIUSEPPE RASPANTI
Oggi è stata firmata, sotto la fulgida regia di Donald Trump, la pace ufficiale tra Palestinesi e Israeliani o, per meglio dire, tra Hamas e il governo di Netanyahu. E noi, che siamo persone amanti della pace, scriviamo queste note brindando volentieri pur sapendo che le bocce non sono ancora ferme e che il silenzio delle granate non si è ancora posato su Gaza e sui suoi disgraziati abitanti. Ma brindiamo, e brindiamo di gusto, se il numero di vittime, feriti e ammaccati per il resto dell’esistenza cala drasticamente o si ferma del tutto, e lo fa almeno per qualche giorno. In fin dei conti, è per questo che ci siamo battuti e sbattuti, è per questo che abbiamo urlato marciando e sventolando, accusando e rivendicando. Ma adesso?
Adesso, in attesa che le bocce si posizionino per farci capire di chi è il punto vincente e in attesa dell’inevitabile ruttino da vino mosso, tipico dei calici che festeggiano, ci poniamo qualche domanda e ci raggiunge qualche riflessione. Siamo compagni, siamo avvezzi alla prudenza quando i mazzieri sono i padroni e quindi poniamo il bicchiere (già vuoto, s’intende) e apriamo il libro dei dubbi.
Il primo è bello tosto e lo riporto così macilento e puzzone come ha bussato da me: ma a festeggiare questo tipo di pace, sempreché regga e sia autentica almeno sul tacer delle spade, non significa dar atto a Netanyahu di averla vista e fatta giusta? Se pace è, quanto è costata? E chissenefrega dei soldi!! Parliamo di vite, di bambini, di futuro a stampelle se va bene, di buchi nel cervello e nelle parole, di aria malsana per decenni, di terra inutile e di mille storture che rimarranno tali. Sempreché, si diceva, da domani palestinesi e israeliani si abbraccino come fratelli, tipo scurdammoce ‘o passato. Quindi, si vis pacem… flagella, stermina, radi al suolo, annienta il futuro altrui.
Il secondo dubbio che bussa è più tosto ancora (come l’ammore…): chi ha firmato la pace? Hamas e Bibi. I nemici giurati allo specchio deformante, l’unico che mente. Noi siamo gente comunista, vecchi cuori internazionalisti, difficilmente parteggiamo per qualche Stato e da sempre siamo più attenti al bisogno degli ultimi, dei diseredati e dimenticati, dei proletari senza potere e con molte magagne, delle classi subalterne. Che ci sono qui da noi, anche se sotto anestetico, ma che ci sono dappertutto, anche in Israele, anche in Palestina. Ed è alla loro pace che teniamo, specialmente a quella dei gazawi che, oltre a essere stremati, ci paiono in questo momento, anche se sorridono contenti sulle macerie, contenti perché gli hanno promesso che nei prossimi giorni non gli spareranno più addosso, i più irresponsabilmente fragili. Sorridono e giocano felici quei bambini perché ci credono, perché si fidano. Ma il dubbio è proprio questo: di Bibi lo sapete che non ci si può fidare, ma di Hamas? Siete sicuri che Hamas ci tenga al vostro futuro?
E allora, eccolo il terzo dubbio, quello che ci angoscia di più. Torniamo alla domanda di prima: chi ha firmato oggi la pace, costata mille vite di là e centomila di qua? Aggiungiamone un’altra: quando Trump ha enfaticamente annunciato il suo piano in 20 punti e 33 firme di paesi d’accordo, a quanti di questi ultimi gliene frega un fico secco della salute o del futuro, non dico della Palestina, ma almeno dei Palestinesi? Nessuno! Ma circoscrivendo anche il campo ai due firmatari di oggi, proviamo a fare un salto indietro di due anni giusti e torniamo a quel famoso 7 ottobre 2023.
Molti di noi, anche prima di quella data terribile, avevano dubbi sia sul piano etico sia su quello politico intorno al profilo di Hamas. Ma quella vicenda è andata oltre ogni ipotesi negativa o di condanna di quella organizzazione, dalla sua lealtà nei confronti del popolo palestinese e, steso un velo pietoso su metodi, democraticità e dimenticandosi forse per sempre della meravigliosa laicità di quella gente, di vera contrapposizione con il ‘regime’ di Netanyahu. Il quale, è quasi inutile ripeterlo, aveva a suo tempo favorito proprio Hamas nella sua ascesa al potere nell’ambito palestinese.
Come molti ricorderanno, le modalità dell’attacco del 7 ottobre e degli eccidi e rapimenti che ne seguirono hanno fatto insorgere molte perplessità e dubbi tra gli analisti anche più neutrali e meno schierati ideologicamente. Decine di documenti scritti o filmati mettono in evidenza in modo incredibilmente convincente quanto i servizi di sicurezza israeliani, dotati di strumentazioni sofisticatissime, non abbiano quella mattina inspiegabilmente funzionato. Non solo, ma anche la folta guarnigione militare a guardia di quella ‘zona caldissima’ è stata in quelle ore spostata senza alcun motivo per operazioni importanti poi improvvisamente annullate. Insomma, sono innumerevoli gli elementi che compongono un quadro secondo cui quell’azione sia stata non solo programmata, ma anche incredibilmente concordata, dalle due parti in causa, Hamas ed Esercito Israeliano. A questo riguardo, può essere utile, per esempio dare un’occhiata a questo breve, interessante documento di Massimo Mazzucco.(link)
Se quella storia raccontata dal regista torinese, e ipotizzata da tanti altri, è vera o è anche solo simile alla verità, non solo Bibi ha tradito gli israeliani, quelli uccisi e tutti gli altri, ma anche Hamas ha tradito, venduto i Palestinesi con il pretesto di vendicarli. La tempesta perfetta nei cieli di Gaza, sulle case, sugli ospedali, sui mercati, quando c’erano…, durata due anni si è formata all’alba di quella mattina, messa a punto da due entità che si incontrarono, evidentemente in segreto, allora così come si sono incontrate pubblicamente oggi, al Mc Donald Trump. E dovremmo fidarci?
Penso con tristezza ai bambini palestinesi stasera felici. Sentiranno meno la fame. Dedico loro l’ultimo goccetto, ma senza brindisi. Poi, un sussulto: e la Cisgiordania?
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Ma come fate a pubblicare un articolo in cui si incensa Massimo Mazzucco idolo della feccia rossobruna, novax, putiniana?
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D’accordo sul giudizio sul complottista. Ma anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno
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Quindi, in questo caso, siete d’accordo con Mazzucco
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Sul fatto che il governo israeliano ha favorito il pogrom del 7 ottobre per poter passare alla pulizia etnica genocida
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