Ancora due riflessioni di Mario Gangarossa sul genocidio in atto. La prima, di poche ore fa, rivolta ai nostri governanti “eletti democraticamente”. La seconda, di ieri, a tutte e tutti, compresi i molti che, dalla nostra parte della barricata, si rifiutano di guardare in faccia l’orribile realtà.
- Sono state demolite moschee e scuole, distrutti ospedali, ammazzati medici giornalisti, missionari e operatori umanitari. Bombardate le ambulanze. Massacrati civili inermi, vecchi, donne, bambini. Affamata e assetata la popolazione di Gaza sulla quale, ogni giorno, l’esercito della democrazia israeliana, costruita a immagine della vostra, fa il tiro al bersaglio. Oggi vi scandalizzate perché nella sua libidine di potenza quell’esercito che voi armate, e quel regime alleato e amico, colpisce uno dei simboli dietro il quale nascondete la vostra complicità nel genocidio.
E no.
Siete nudi come il re della favola. Netanyahu non vuole solo le vostre armi e i vostri soldi. Vuole che vi arruolate nella sua guerra. Vuole la vostra “anima”. Con lui il gioco osceno e ipocrita di chi lo usa per fare il “lavoro sporco” per poi scaricarlo salvando la faccia, non funziona.
Lui è più bravo di voi. Sa che ne avete bisogno perché è una risorsa essenziale della “vostra” guerra.
Quella per cui vi state preparando riarmandovi in maniera forsennata. Sa che nella guerra che verrà il Medio Oriente è un punto strategico fondamentale. Che Israele non potrà mai essere abbandonato dall’imperialismo occidentale. E lo sapete anche voi.
E quindi finitela con questa sceneggiata.
Netanyahu sta lavorando per voi. Per le “meravigliose e progressive sorti” della vostra civiltà. È un pezzo di quella civiltà. Una civiltà divisa in fazioni che si cannibalizzano per potere sopravvivere.
E lui è il campione della vostra fazione.
2) Gaza è completamente isolata.
Nessun aiuto umanitario arriva alla sua popolazione. Né farina. Né acqua. Né medicine. Né benzina.
L’assedio e l’isolamento dal resto del mondo è parte essenziale del genocidio. L’inesistenza di una via di fuga, ciò che in guerra permette alla popolazione civile di mettersi in salvo. L’inesistenza di una via di rifornimento che permetta alla popolazione di sopravvivere. Una trappola per topi in cui esercitarsi al tiro al bersaglio.
Ma Gaza non è una enclave. Dodici chilometri del suo confine sono una porta verso il mondo, verso la libertà, verso la vita. Ma quei dodici chilometri che la dividono dal paese arabo un tempo amico, l’Egitto, hanno rappresentato per i palestinesi di Gaza una barriera più invalicabile da quella che la divide dallo Stato israeliano. Il muro di Rafah è vecchio almeno quanto il muro costruito dagli israeliani per trasformare Gaza in un campo di concentramento a cielo aperto.
L’assedio di Gaza non è stato solo opera di Israele ma ha coinvolto direttamente l’Egitto, quel genocidio porta la firma di Netanyahu ma anche di Al Sisi.
In Egitto i Fratelli Musulmani, di cui Hamas è una costola, sono “fuori legge”. I palestinesi considerati “terroristi”. Gaza un focolaio di “infezione islamista”. L’opinione pubblica, dopo la breve avventura di Morsi, è poco propensa a provare solidarietà con una lotta guidata da chi viene visto come un nemico.
Le poche e minoritarie manifestazioni di “appoggio alla resistenza” sono state represse nell’indifferenza generale.
All’indomani del 7 ottobre, quel muro è stato rafforzato, il confine sigillato. È diventato parte integrante “passiva” dell’operazione militare israeliana.
La scelta islamista ha condannato a morte Gaza e ha segnato l’isolamento e la sconfitta dei palestinesi.
I governi e i popoli della regione hanno più paura dell’islamismo che del sionismo.
Hanno più paura dell’Iran che di Israele.
Il non averlo compreso ha portato al disastro.
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Questo ridicolo signore, dopo la bellezza di oltre venti messi passati a blaterare della famosa via di fuga e a consigliare agli abitanti di Gaza di scappare (abitanti di Gaza ai quali, evidentemente, piace troppo crepare sotto le bombe come mosche, che stupidi testardi, per dar ascolto ai consigli illuminati e generosi del signore in questione) si è FINALMENTE reso conto che, parole sue… “All’indomani del 7 ottobre, quel muro è stato rafforzato, il confine sigillato”. Dopo ventuno mesi. Complimenti Gangarossa. Magari fra altri ventuno mesi capirai che il problema è il sionismo, e non chi ci si oppone.
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