Riprendiamo da Pressenza questo articolo sulla manifestazione di poche ore fa a Milano.

Milano: una processione laica per la Palestina

12.04.25 – Milano – Ettore Macchieraldo

(Foto di Ettore Macchieraldo)

Una bella manifestazione quella che si è svolta oggi a Milano per la Palestina. Un corteo che si è composto e scomposto fin dall’inizio. Fino alla scomposizione finale.

All’uscita della Metropolitana della Stazione Centrale alle 14:30 il colpo d’occhio è già quello di una grande partecipazione. Partiamo certamente in più di 10.000, ma arriviamo in via Farini che il corteo è almeno raddoppiato, dopodiché la incredibile diaspora a causa di un‘incursione nel corteo di un drappello misto della Celere e dei Carabinieri.

Molta gente, molti delle comunità islamiche, tanti pacifisti, le organizzazioni della sinistra, i sindacati di base. La manifestazione è nazionale, l’organizzazione è difficile. Si parte con molto ritardo, l’impressione è che la dimensione del corteo abbia reso la composizione della testa e delle altre parti del serpentone piuttosto complicata. Per un’ora si vedono flussi di donne e uomini che superano con striscioni e bandiere altre donne e uomini con altri striscioni ma con bandiere molto simili: quelle con i colori della Palestina: verde, rosso, bianco e nero.

Un altro piccolo pezzo della manifestazione si muove compatto, usa gli stessi colori ma con fumogeni copre il proprio avanzare. Da lì partono alcuni ragazzi che, volto coperto e tute da motociclista, fanno dei danneggiamenti ai bancomat e ai supermercati delle catene compromesse con Israele.

Il corteo si sviluppa e si gonfia di persone. Una partecipazione mista, di persone che denunciano il genocidio in corso, lo fanno con determinazione e apertamente. Ci sono anche gli Ottoni a scoppio, storica banda musicale militante che accompagna da decenni le manifestazioni milanesi.

Il percorso è anomalo. Siamo in pieno periodo della Fiera del mobile, l’evento del design, momento clou della città. Mica possiamo fare passare un corteo per la Palestina nel salotto buono della città! Quindi facciamo un lungo giro che parte dalla Stazione Centrale e arriva all’Arco della Pace, passando per via Pola, piazzale Lagosta, via Traù, via Alserio, via Carlo Farini, piazza Baiamonti, viale Montello, piazza Sempione. Questo devono essersi detti negli uffici del Comune  e della Questura che concedono i permessi. 

Più che un corteo sembra una Via Crucis laica, visto che siamo in quaresima. E non è per niente male, anzi è molto bello che si uniscano cori di diversi credo in questa cerimonia. Non fosse per la ingente presenza delle forze dell’ordine. Stonano. Sono ovunque e sono tantissimi. Molto professionali, per niente spirituali e neanche laici.

In Piazza Biamonti un drappello composto sia da celerini che da carabinieri si infila nel corteo, aspetta il piccolo spezzone dei fumogeni e delle tute nere, ne preleva sette.

Dopodiché il corteo si spezza, una parte va avanti fino all’Arco della Pace, un’altra parte si ferma per chiedere la liberazione dei sette fermati, un flusso di persone va in senso contrario al corteo per tornare a vedere cosa succede in piazza Baiamonti e, al contrario, altri si muovono su Viale Montello per raggiungere la testa. 

Per rimanere sui paragoni religiosi: una diaspora.

Tutto ciò non toglie il valore etico e politico di 20 000 persone che si mobilitano contro il genocidio in Palestina.

Ridicola la gestione dell’ordine pubblico, confusa la gestione della manifestazione, assolutamente sovradimensionate le tensioni.

Alcune foto di Ettore Macchieraldo e Andrea De Lotto

Ettore Macchieraldo
Nato nel 1970 a Milano, vive da oltre vent’anni tra Ivrea, Biella e Vercelli: esattamente a Roppolo. E’ un piccolo paese che si affaccia sul Lago di Viverone dalle prime pendici della Serra Morenica. Da sempre diviso tra formazione intellettuale e vita da falegname, infanzia e giovinezza da cittadino e maturità da paesano, impegno sociale e cura dell’ambiente. A Milano inizia presto a fare politica nei movimenti studenteschi e contro la guerra degli ’80 e ’90, si occupa di sociale fino all’esperienza della riconversione del ex manicomio Paolo Pini. Scrive saltuariamente per Social Press, giornale del Milano Social Forum. Deluso dalla diaspora No Global abbandona la città per andare a ripopolare la campagna. Vive un anno a Cuneo – meno di Totò – e poi approda a Roppolo. Lì monta case in legno, fa l’operaio chimico, restaura mobili ma – anche- scrive per Varieventuali, giornale dell’altra Ivrea, per Megachip, sito per la democrazia nella comunicazione di Giulietto Chiesa e per Pressenza. Insegnare come autocostruirsi arredi pubblici è la sintesi del percorso compiuto fino a qui, insieme all’impegno nel circolo ambientalista biellese Tavo Burat. Vediamo quanto tempo gli lascerà Mr PK.


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