Riprendiamo da “La Izquierda Diario” dell’11 e 14 febbraio questa utile segnalazione.
I primi voli con le persone deportate con la forza da Trump sono arrivati in Venezuela. È il frutto degli
accordi seguiti alla visita a Caracas dell’inviato speciale della Casa Bianca, Richard Grenell. Con
l’accettazione delle politiche reazionarie di Trump, Maduro mira all’allentamento delle sanzioni, o almeno
alla continuazione delle licenze per le compagnie petrolifere come Chevron.
Il 31 gennaio la bandiera americana è stata issata nuovamente accanto a quella del Venezuela nel Palazzo di Miraflores durante l’incontro con Richard Grenell. Un’immagine che ha sorpreso alcuni e lasciato disorientati settori dell’opposizione. Questo lunedì, due aerei della compagnia aerea venezuelana Conviasa hanno prelevato a El Paso, in Texas, i primi venezuelani deportati con la forza dal governo di Donald Trump. Maduro lo ha definito “il primo passo” per ripristinare le relazioni con gli Stati Uniti.
I migranti sono arrivati su due aerei venezuelani, poiché il Venezuela si è impegnato a fornire gli aerei per le deportazioni, evitando l’uso di aerei militari statunitensi.
Più di 600mila venezuelani sono nel mirino dei trumpisti; criminalizzati con discorsi xenofobi e razzisti, sono vittime di una caccia su larga scala, con quote giornaliere predeterminate di arresti che la polizia è obbligata a effettuare e violando i loro diritti più elementari, tra cui il diritto alla difesa. Molti finiranno nella temibile base militare di Guantánamo.
Maduro ha dichiarato con cinismo che queste deportazioni forzate fanno parte di una nuova edizione del Piano di Ritorno in Patria.
Edmundo González e María Corina Machado [i capi dell’opposizione venezuelana filo-yankee – n.] concordano con queste deportazioni forzate, facendo eco alla politica razzista e xenofoba del presidente degli Stati Uniti. Edmundo González aveva proposto a Trump di non negoziare con Maduro e gli ha suggerito di mandare i deportati venezuelani nel limbo di altri paesi latinoamericani.
I negoziati tra Stati Uniti e Venezuela in cui si accettano deportazioni forzate in cambio della riduzione delle sanzioni non sono una novità. I voli con i deportati c’erano stati anche sotto il governo Biden, ed erano stati sospesi a metà dicembre nel contesto della crisi politica dovuta alle elezioni e alla repressione nei confronti dei rappresentanti del settore della destra guidato da María Corina Machado.
L’arrivo di Trump alla Casa Bianca ha permesso a Maduro di rinnovare i suoi rapporti con gli Stati Uniti. Maduro ha ora ottenuto il riconoscimento come autorità a Miraflores, mentre gli USA hanno deciso di ignorare la proposta di Edmundo González e María Corina Machado.
Maduro utilizza i migranti come merce di scambio: migliaia di uomini e donne, compresi bambini, che a causa della miseria in cui vivono in Venezuela, sono partiti in cerca di lavoro o di nuove opportunità di vita. Miseria di cui è responsabile sia lo stesso governo venezuelano, sia settori della destra come quello guidato da María Corina Machado. Costoro incoraggiano e sostengono le sanzioni criminali dell’imperialismo statunitense che ricadono pesantemente sul proletariato venezuelano. Entrambi gli attori, il presidente venezuelano e la destra all’opposizione sono i responsabili della massiccia emigrazione di venezuelani negli ultimi anni.
I nomi di alcuni degli immigrati inviati a Guantanamo sono stati rivelati dal The New York Times, che ha ottenuto un elenco di 53 persone, sulle 100 e oltre lì condotte. Gli Stati Uniti non ne hanno rivelato i nomi, come fossero bestie, impedendo in tal modo ai loro parenti di sapere dove sono detenuti, e rendendo più difficili gli sforzi degli avvocati che vogliono contestare la loro detenzione.
Sono state contattate alcune famiglie che difendono l’innocenza dei loro cari e denunciano di non poter comunicare con loro da diversi giorni. Chi è stato arrestato dopo essersi presentato ad un appuntamento davanti alle autorità per l’immigrazione al confine meridionale, attraverso l’app CBP ONE, chi dopo essere entrato irregolarmente negli Stati Uniti ed essersi arreso agli agenti della polizia di frontiera. Noto è il caso di Luis Alberto Castillo, venezuelano e padre di un figlio, entrato negli Stati Uniti il 19 gennaio, un giorno prima che Donald Trump diventasse presidente per la seconda volta. Il 4 febbraio Castillo era su un aereo diretto alla base navale statunitense di Guantánamo. In un’intervista realizzata dal NYT, sua sorella ha detto che Luis non era membro di nessuna banda, ma piuttosto un comune venezuelano che aveva lasciato il suo paese a causa della crisi economica.
Casi che sfatano le accuse di Donald Trump e testimoniano di come vengano tenuti in carcere in totale isolamento. Le organizzazioni umanitarie degli Stati Uniti hanno denunciato le condizioni di prigionia e dichiarato l’urgenza di garantire l’accesso alle informazioni sul loro stato e il giusto processo alle persone colpite.
La base di Guantanamo, situata nella parte orientale di Cuba, era stata precedentemente utilizzata dagli Stati Uniti per trattenere i migranti intercettati in mare mentre cercavano di raggiungere gli USA. Negli anni Novanta furono trattenuti temporaneamente circa 34.000 haitiani e cubani catturati in mare. Oggi la ricollocazione dei migranti nella base – iniziata il 4 febbraio – è da Trump portata come un esempio della politica della mano dura del presidente americano contro la migrazione irregolare, che la Segretaria per la Sicurezza Nazionale (DHS), Kristi Noem, ha definito “il peggio del peggio”.
Di fronte a questa situazione né il governo Maduro né l’opposizione guidata da María Corina Machado hanno aperto bocca. La qualifica di “criminali” è stata utilizzata in un’intervista dalla stessa María Corina Machado, che si è così allineata alla narrativa di Trump.
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