di Gianni Sartori

Come ricordava nel suo comunicato del 24 Dicembre (Sauvons Kobané, Sauvons le Rojava !la Coordination Nationale Solidarité Kurdistan (CNSK, un coordinamento di organizzazioni curde e della sinistra francese)* nel 2014 sembrava che “niente e nessuno potesse arrestare l’avanzata delle bande jihadiste dello Stato islamico che aveva conquistato metà dell’Iraq, massacrato gli ezidi di Shengal e proclamato il califfato sull’Iraq e sul nord della Siria. Mentre dalla sua autoproclamata “capitale”, Raqqa, partivano le direttive per compiere attentati in Europa e soprattutto a Parigi”.

Resisteva soltanto una piccola città in prossimità della frontiera turca, Kobane. Mentre Daesh mobilitava tutte le sue forze contro questo estremo caposaldo di libertà, la Turchia bloccava le frontiere impedendo l’arrivo di rinforzi ai curdi di Kobane e reprimeva le espressioni di solidarietà arrestando i manifestanti e condannandoli a decenni di carcere. Le combattenti e i combattenti curdi caddero a migliaia, ma (come quella di Stalingrado contro i nazifascisti) la resistenza di Kobane rappresentò l’inizio della disfatta per Daesh. Fino alla caduta di Raqqa e al definitivo smantellamento del Califfato.

Da allora, riprendendo il comunicato della CNSK i curdi alleati delle tribù arabe siriane, hanno costruito una federazione autonoma dei popoli del nord e dell’est della Siria. L’AADNES, fondata su un contratto sociale rivoluzionario: totale uguglianza tra le religioni, i gruppi etnici, parità uomo/donna in tutte gli organi direttivi della federazione autonoma, uguaglianza in materia di divorzio, eredità etc.”. A cui si dovrebbe aggiungere l’abolizione della pena di morte, il protagonismo delle donne nel campo dell’autodifesa armata, il rinnovato rispetto ambientale…Ma la repentina caduta di Bachar Al Assad ha consentito la presa del potere in Damasco di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), organizzazione in tempi recenti ancora affiliata a Al Qaeda. Ragion per cui è lecito mantenere dei dubbi sulle dichiarazioni di adesione ai principi democratici del leader Ahmad Al Chareh. Inoltre il decreto sul disarmo di tutte le milizie (comprese le Forze Democratiche Siriane che difendono l’AADNES) sembra non dover riguardare l’Esercito Nazionale Siriano (SNA), notoriamente costituito da jihadisti armati e finanziati da Ankara in chiave anti-curda. Dopo Manbij e Tall Rifaat ora gli ascari di Ankara puntano su Kobane, città-simbolo.

Lasceremo ancora una volta – concludeva il comunicato di CNSK– che siano i curdi a sacrificarsi per fermare le orde jihadiste?

Va riconosciuto a Erdogan (finanziatore e manovratore ben poco occulto del SNA) di non fare mistero su quali siano le sue reali intenzioni. Risale alla settimana scorsa un suo intervento (alla cerimonia per i premi TÜBİTAK et TÜBA) in cui sfacciatamente dichiarava che la Turchia “è più grande della Turchia e non può accontentarsi dei suoi 782 000 km²”. Una rivendicazione della “missione che la Storia ci ha affidato” (lo “spazio vitale”?) che implica altri progetti di invasione sia in Rojava che in Bashur (Kurdistan entro i confini iracheni).

Quanto alla situazione (fluida, instabile…) sul campo di battaglia, al momento pare che le Forze Democratiche Siriane (SDF) stiano respingendo, infliggendo gravi perdite, l’Esercito Nazionale Siriano (SNA). Sia impedendo l’attraversamento dell’Eufrate verso est, sia passando alla controffensiva. Alcune delle località perse nel corso delle ultime due settimane sarebbero tornate sotto il controllo curdo con nuove teste di ponte sulla riva ovest del fiume.

Nonostante il 24 dicembre i militari turchi siano intervenuti direttamente sul terreno per aiutare gli alleati in difficoltà. Mentre ovviamente proseguono i sistematici bombardamenti (artiglieria, aerei, droni…) che colpiscono soprattutto i civili.

Il 23 dicembre è iniziata l’operazione delle SDF denominata Eziz Ereb (in memoria del comandante della Brigata Mártir Şervan, caduto il 10 dicembre nella battaglia del ponte Qereqozak).

Nella mattinata del 24 dicembre “è stato respinto un attacco dei mercenari dell’occupazione turca nel villaggio di Qabr Emo a est di Manbij dove ora si stanno svolgendo feroci combattimenti tra le nostre forze e i mercenari”. Ricordo che secondo l’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani (SOHR) le SDF al momento si troverebbero a una decina di chilometri dalla città di Manbij.

Inoltre le SDF avrebbero distrutto alcuni veicoli militari degli avversari (come documentato da video e foto).

Continuano inoltre a combattere presso la diga di Tishrin anche le forze del Consiglio Militare di Manbij. Arrestando l’avanzata del SNA contro i villaggi di Mahshiyat al-Tawahin e Khirbet Tuwaini (distretto di Abu Qalqil). Catturando blindati, pezzi di artiglieria con le relative munizioni e distruggendo un veicolo BMB e altri due veicoli militari che trasportavano mitragliatrici pesanti DshK. Al momento, 24 dicembre, i combattimenti sono ancora in corso.

Sempre nel pomeriggio del 24 dicembre (come ha comunicato Ronahi TV), una forte esplosione si è avvertita nella città di Manbij senza che al momento siano disponibili informazioni più precise.

Coincidenza. A diversi chilometri di distanza, in territorio turco, nella mattinata del 24 dicembre un’altra esplosione devastava (almeno una dozzina le vittime) la fabbrica di munizioni ZSR nel quartiere di Kavakli (distretto di Karesi, ovest della Turchia). “Curiosamente – ironizzava una fonte curda – stavolta le autorità turche non accusano la guerriglia curda”.

Nel Cantone di al-Jazira, l’amministrazione di al-Hasakah ha indetto una marcia di sostegno ai combattenti delle SDF che si stanno sacrificando per arrestare l’occupazione turca del nord-est della Siria.

Partita dal quartiere di Tal Hajar, ha visto la partecipazione di migliaia di rappresentanti curdi, arabi, assiri, armeni… Oltre a molti esponenti politici e della società civile.

Inalberando le bandiere delle SDF, dell’AADNES e della rivoluzione siriana, hanno lanciato slogan quali “L’unità delle diverse componenti garantisce la stabilità”, “No all’occupazione turca”, “Le SDF sono la nostra forza”, “Viva la fratellanza tra i popoli”, “Viva l’unità del popolo curdo”, “Viva la resistenza di Rojava”.

Stessi concetti espressi in molti striscioni e cartelli.

Dopo aver osservato un minuto di silenzio per i caduti, era intervenuto Aldar Khalil, membro della Co-Presidenza del PYD.

Appelandosi alla “democrazia in Siria e al rispetto di tutte le componenti della società”.

Chiedendo a tutti di “lavorare uniti per costruire una Siria democratica” e ricordando che le SDF “non sono soltanto una forza militare, ma una forza di protezione che rappresenta la volontà dei popoli del nord e dell’est della Siria”.

E ribadendo che se la regione è diventata un “simbolo, un modello di ordine democratico e di fratellanza tra i popoli” gran parte del merito spetta al ruolo di pioniere delle donne.

A inasprire ulteriormente i rapporti tra gli invasori filo-turchi e le tribù arabe (su cui forse Erdogan contava per dividere l’amministrazione autonoma), è intervenuto un ulteriore fatto esecrabile. Un miliziano della divisional-Hamza (Al-Amshat, sotto comando turco) ha rapito e violentato una bambina di sette anni a Manbij scatenando al furiosa, legittima reazione della tribù Al-Bubna (si parla di scontri con vittime ancora in cordo tra i tribali e le SNA). Si tratta dell’ennesimo crimine di guerra e contro l’umanità opera dei mercenari jihadisti che colpiscono di preferenza la popolazione civile.

Intanto a Damasco, oltre ai negoziati (scontati) tra la Turchia e gli islamisti, vengono segnalate le trattative tra alcune potenze occidentali e Hayat Tahrir al-Sham, i nuovi detentori del potere in Siria.

Gianni Sartori

*nota 1

CNSK: Amis du Peuple Kurde en Alsace – Amitiés Kurdes de Bretagne – Amitiés Kurdes de Lyon Rhône Alpes – Amitiés Kurdes de Vendée – Association Iséroise des Amis des Kurdes – Association France Kurdistan – CADTM : Comité pour l’abolition des dettes illégitimes -Conseil Démocratique Kurde en France – Ensemble – Mouvement Jeunes Communistes de France – Mouvement de la Paix – Mouvement des Femmes Kurdes en France – Mouvement contre le Racisme et pour l’Amitié́ entre les Peuples – Nouveau Parti Anticapitaliste – Parti Communiste Français – Union Communiste Libertaire – Union Syndicale Solidaires – Solidarité et Liberté Provence


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