Venerdì sera, sotto una fredda pioggerellina invernale, circa 200 poveri dementi appartenenti a una decina di gruppuscoli neofascisti lombardi e veneti hanno sfilato nella prima periferia sud di Brescia, tra il parco Gallo e la stazione ferroviaria. Guardando dall’alto le immagini si vedono i “patrioti”, in fila per cinque, sventolando come ossessi i tricolori, cantando l’inno nazionale e urlando che “Brescia è loro” e se la vorrebbero riprendere. Intorno a loro il deserto, favorito dal tempaccio, dall’ora (circa le 21) e dalla zona, poco frequentata dopo le 19 persino con tempo clemente. Tenuto conto che sono venuti da varie province lombarde e venete, un vero e proprio flop. Ciò nonostante i media nazionali (oltre che locali) ne hanno fatto “notizia”, esagerando pure il numero (Repubblica parla addirittura di 500 baldi patrioti). Il sabato precedente i 1500 manifestanti bresciani di sinistra (compresi noi di BSA) che hanno sfilato per il centro contro il DDL 1660 sono passati, guarda caso, inosservati (se non dalla stampa locale). Non ci vuol molto a capire perché sia la destra che il centro-sinistra fanno così volentieri da grancassa ad ogni ruttino maleodorante dell’estrema destra, mentre silenziano volentieri tutto ciò che si muove a sinistra, per lo meno quella vera, non le pallide imitazioni piddine. Un po’ più imbarazzante, da parte della “compagneria”, il silenzio e la mancata mobilitazione contro una sfilata che avrebbe potuto avere dimensioni (e conseguenze) ben più preoccupanti. La nostra proposta di organizzare per lo meno un presidio in zona Carmine (obiettivo perfetto per i fascisti, che lo vedono come un covo di “comunisti, immigrati e gay”) è caduta nel vuoto. Per fortuna ci ha aiutato il clima. E il “riflusso” della militanza neofascista, forse già soddisfatta e addomesticata dal governo fascio-leghista.
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