Sull’ultimo numero di “Pagine di storia”, a cura del centro Filippo Buonarroti di Brescia (1), oltre ad articoli sull’opposizione operaia al fascismo nel Bresciano, sul furto legalizzato delle pensioni dei lavoratori, ecc., c’è un bell’articolo che ricorda una delle storiche figure del movimento comunista tedesco: Margarete Thuring, già compagna di Rafael Buber (figlio del famoso filosofo ebreo Martin Buber) e vedova di Heinz Neumann, dirigente del Partito Comunista Tedesco. Perché è così importante ricordare questa militante comunista? Perché fu una delle vittime dei due “terrori” anticomunisti ed antiproletari degli anni Trenta: il terrore staliniano e quello hitleriano. Innumerevoli sono i comunisti assassinati dagli sgherri di Stalin e di Hitler, si sa. Ma relativamente pochi ebbero la sfortuna di subire tutte e due le persecuzioni “nazional-socialiste”. Anche se Margarete ebbe la fortuna di uscirne viva, per raccontare la sua terribile storia nel libro “Prigioniera di Stalin e Hitler”, pubblicato in Svezia nel 1948 (edizione italiana Il Mulino, 1994).

Margarete, nata a Potsdam nel 1901, aderisce alla Gioventù Comunista nel 1921, ed entra nel partito “adulto” (la KPD) nel ’26. Tre anni dopo si lega a Heinz Neumann, dirigente del partito e, dal 1930, deputato al Reichstag. Rifugiatisi, dopo la vittoria dei nazisti, prima nella Spagna repubblicana e poi in URSS , cadono “in disgrazia” (accusati, guarda caso, di “trotskismo”). Heinz, di ritorno dalla Spagna repubblicana, dove era stato inviato dal Komintern, viene arrestato e fucilato nel ’37 e l’anno dopo Margarete viene condannata a dieci anni di gulag (come “compagna di un elemento socialmente pericoloso”), a Karaganda, nel Kazakistan. Sconterà solo due anni, perché nel 1940 finirà nel “pacchetto regalo” (peraltro non richiesto) di Stalin a Hitler: centinaia di comunisti tedeschi e austriaci, che passeranno dal Gulag ai Lager, dove moriranno quasi tutti. Sarà internata a Ravensbruck, dove sconterà l’isolamento più totale da parte delle altre prigioniere “comuniste” (che la ritenevano trotskista, quindi “nemica dell’URSS”), diventando però amica intima della giornalista, membro della resistenza cecoslovacca, Milena Jesenská (già amante di Franz Kafka). Liberata il 21 aprile del 1945, nell’ambito dei contatti tra Himmler (che sperava così di sfuggire al suo destino) e il conte Folke Bernadotte (7.000 sopravvissute furono consegnate alla Croce Rossa svedese), dopo una lunga e terribile odissea raggiunse la madre a Thierstein e in seguito si rifugiò in Svezia. Morirà a Francoforte il 6 novembre 1989, tre giorni prima del “crollo del muro”.

  1. infobrescia@centrofilippobuonarroti.com

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