Tornati dalla 3 giorni di “lotta e dibattito”. Dallo sciopero nazionale, col presidio intersindacale di Brescia, alla riuscita manifestazione di Roma e all’assemblea nazionale del movimento Nonpaghiamo, i primi segnali di una risposta alle politiche antiproletarie del nuovo governo di destra. Sullo sciopero e presidio a Brescia abbiamo già scritto tre giorni fa. Ora un breve commento della manifestazione e dell’Assemblea nazionale di NNP (con annesso report dettagliato).

La manifestazione è stata piuttosto grossa, con 10 o 15 mila presenti, e molto combattiva. Il 90% dei manifestanti (in buona parte immigrati) erano inquadrati o nello spezzone del SICOBAS o in quello dell’USB. Degli altri sindacati c’erano spezzoni molto più piccoli (come quelli del SGB o dello SLAI) o poche bandiere (come quelle della CUB). Risultato delle divisioni delle settimane precedenti. Le forze politiche presenti hanno preferito che i propri militanti partecipassero negli spezzoni sindacali (come Rifondazione, Sinistra Anticapitalista, Pap, ecc.) anche se una presenza simbolica di PRC, Potere al Popolo, PCL, Carc, Rete dei Comunisti, anarchici era visibile. L’unica forza politica che ha partecipato con uno spezzone significativo, costituito da giovani e giovanissimi, è stato il Fronte Comunista – Fronte della Gioventù Comunista (almeno 250-300 compagn*), inquadrati però all’interno del SICOBAS. Piuttosto triste è stato vedere il corteo diviso in due settori, il primo a trazione SICOBAS, il secondo a trazione USB, separati da un paio di centinaia di metri, e dar vita a due comizi separati una volta giunti a Piazza S. Giovanni. Mi chiedo cosa può pensare un lavoratore “spettatore”, che vede striscioni e slogan praticamente uguali (e giusti!): perché non fanno un unico comizio? Devo dire che, dai “gloriosi” anni ’70, di passi avanti ne sono stati fatti ben pochi, da questo punto di vista. Beh, per lo meno non ci si insulta e tantomeno picchia. Ma è una ben magra consolazione, vista l’imperiosa necessità dell’unità di classe.

L’assemblea nazionale di Nonpaghiamo, tenutasi il giorno dopo on line, ha visto la partecipazione di una cinquantina di persone (alcuni in rappresentanza di forze politiche – come SA, PRC, CARC – e sindacali – SICOBAS, USB, ADL, Collettivo GKN). Ma eccovi il chilometrico report, molto dettagliato.



report 4/12/2022 ASSEMBLEA NAZIONALE NNP


Domenica mattina, alle ore 10 puntuali compagne e compagni ci colleghiamo on line dalle varie regioni. Le
presenze da 25 a 50 persone. Con un bel ritmo si procede all’apertura dell’assemblea con l’intervento di Ciccio
da Napoli integralmente riportato di seguito:


Intervento introduttivo
La campagna “Noi Non Paghiamo”, nata in Inghilterra, diffusasi nei Paesi Bassi e in Francia, in Italia è stata
inizialmente lanciata dalla rete eco socialista. Mentre l’appello cominciava a diffondersi già a Napoli, ad esempio, i
disoccupati e le disoccupate bruciavano le bollette davanti alla posta centrale mutuando proprio parole d’ordine e
pratiche della campagna inglese.
Ci siamo posti un obiettivo, quello del milione di adesioni, tanto ambizioso quanto simbolico e con forte significato
esemplificativo. Tra i motivi del mancato obiettivo individuiamo sicuramente cause soggettive ed oggettive come il tempo
limitato per raggiungere un obiettivo così alto, la mitigazione del caro bollette, velocità diverse di radicamento sui
territori, le difficoltà politiche, organizzative, aggregative che oggi si trovano di fronte tutti e tutti coloro i quali e le quali
provano ad organizzarsi contro questo presente così difficoltoso.
Non ci ha scoraggiato tutto ciò e se siamo qui oggi è proprio perché sapevamo sin dal primo momento che l’obiettivo
non era tanto raggiungere il milione di adesioni quanto richiamare la necessità di una campagna di massa, di una lotta
generale nella società, consapevoli comunque della difficoltà oggettiva di raggiungere l’obiettivo numerico.
“Noi Non Paghiamo” può rappresentare per tutti e tutte noi, una possibile e necessaria risposta politica all’aggressione
in atto contro le condizioni materiali di vita di milioni di persone: può indicare la possibilità e la necessità di organizzarsi
collettivamente, di trovare nuove forme di lotta che prevedano anche di non pagare, disobbedire, scioperare!
Attorno a questi obiettivi si è creato un tessuto relativamente diffuso a livello nazionale di Gruppi di sostegno alla
campagna, di Gruppi territoriali, di comitati e collettivi, che hanno animato la campagna e l’hanno diffusa, creando
ambiti di nuova consapevolezza. E’questo importante lavoro che vogliamo valorizzare e sviluppare.
Un lavoro che deve continuare perché la situazione non solo non migliorerà ma continuerà a peggiorare con il governo
Meloni che, in perfetta continuità con gli alti governi ma con una ulteriore decisa presa di posizione a favore della
Confindustria, imporrà politiche lacrime e sangue agli strati popolari.
Il carovita si accompagna infatti a salari bassi e in alcuni casi di vera e propria povertà, dove anche con i rinnovi dei
contratti nazionali di questi ultimi mesi non si garantisce il recupero dell’inflazione, ed è per questo che servirà
riconquistarci la scala mobile. Il carovita colpisce chi già è costretto a rinunciare a curarsi per la situazione disastrosa
in cui versa il sistema sanitario nazionale; il carovita colpisce chi vive le problematiche legate all’emergenza abitativa,
alla mancanza di servizi sociali nei quartieri più popolari, al tentativo, sempre più concreto, di distruggere ogni forma
di tutela e sostegno alle famiglie in difficoltà.
Avendo chiaro questo quadro, in questi mesi ci siamo guardati/e molto attorno: abbiamo provato a dialogare con le
realtà ambientali, abbiamo guardato con interesse alla lotta dei disoccupati e delle disoccupate di Napoli, alle lotte per
il diritto all’abitare, alle iniziative del sindacalismo conflittuale.
E poi abbiamo fatto nostro l’idea di processualità e convergenza del Collettivo di Fabbrica GKN. Abbiamo cominciato
a confrontarci con tanti e tante, siamo scesi in piazza prima a Bologna il 22 ottobre e poi anche a Napoli – nella seconda
data di convergenza proposta proprio dal movimento dei disoccupati assieme al collettivo di fabbrica- dove lo striscione
iniziale non paghiamo, discusso assieme agli organizzatori, rimarcava il nostro livello di interazione con la giornata e
con tutta la processualità.
Ecco dentro questo processo vorremmo mettere il nostro prevalente – il carovita e la lotta a 360 gradi contro di esso –
al servizio di un per tutto sistemico. Rappresentando il movimento “Noi Non Paghiamo” non come IL luogo DELLA
convergenza ma UN luogo PER la convergenza a disposizione di tutti e tutte.
“Noi Non Paghiamo”, almeno noi la vediamo così, potrebbe essere un mezzo e non il fine ultimo. Uno strumento diffuso,
basato su Assemblee Popolari permanenti nei quartieri e nei territori per avanzare la risposta alla crisi del capitale. Il
contenitore nel quale far crescere, dal basso, la difesa popolare all’aggressione capitalista e permettere il superamento
dell’attuale frammentazione, dispersione, della lotta contro il carovita avanzata da una moltitudine di realtà che
appaiono più spesso in competizione, che alleate.
Un contenitore orizzontale ed inclusivo, capace di sviluppare e saldare tutte le lotte che si oppongono al carovita e
capace di proporre soluzioni concrete da adottare immediatamente in ogni settore per proteggere e migliorare le
condizioni di vita per la parte più povera e più precaria della popolazione.
In questi mesi stiamo provando a immaginare la nostra campagna come contenitore nel quale attivist* e avanguardie
acquisiscano il ruolo di accompagnatori e facilitatori di un processo decisionale completamente guidato dal consenso,
dove la logica dei coordinamenti “intergruppi” lascia spazio all’intelligenza collettiva e alla partecipazione militante
oltre l’appartenenza politica individuale.
A partire da questo, pensiamo possa essere utile organizzare un più ampio fronte di classe che si opponga al fronte
padronale costruendo un movimento di lotta complessivo contro il carovita con la capacità anche di imporre e fare
proprie nuove e vecchie rivendicazioni sociali, ecologiche, di classe e intersezionali.
In questo momento sono già cinque milioni le persone che non riescono a pagare le bollette e gli attacchi alle condizioni
di vita si aggraveranno ulteriormente nei prossimi mesi, in particolare con il previsto aumento dei contratti e dei prezzi
dell’energia, e la fine delle misure che ne stanno attenuando in parte l’impatto.
È necessario rilanciare il movimento, generalizzando la battaglia contro il carovita in tutti i settori nel quale si manifesta.
Non più solo bollette ma anche: casa, spesa alimentare, spesa sanitaria, scuola e istruzione, trasporti. Un percorso da
costruire collettivamente e che sia in grado di dialogare, e perché no affiancarsi, ai percorsi che si oppongono al
peggioramento delle condizioni in ambito lavorativo, o a quei percorsi che intervengono contro i continui attacchi alle
fasce più deboli della popolazione – vergognoso in tal senso l’attacco al reddito di cittadinanza contro cui bisognerà
trovare risposte urgenti e decise- oramai sempre più larghe ed in difficoltà.
Occorre preparare il movimento per una nuova stagione di lotte popolari che riescano a contribuire anche a ribaltare
gli attuali rapporti di forme e a chiudere i conti con questo abominio chiamato capitalismo.
Per farlo abbiamo bisogno di conoscerci, di far conoscere anche un po’ delle nostre esperienze, di stare nei quartieri
popolari, di coinvolgere persone, di crescere numericamente ed in termini di consapevolezza.
Una cosa è certa: non possiamo restare a guardare e non resteremo a guardare.
Buona assemblea.
A seguire interventi di 7 minuti a partire da GKN, Mannu individua la convergenza tra tematiche prevalenti
del lavoro in un per tutto il fulcro propulsivo della lotta. Es: Sicobas a Bologna hanno confluito sul concetto
fine del mese fine del mondo stessa lotta; alla manifestazione di Napoli il prevalente disoccupazione è stato
messo in relazione ad un pertutto con la presenza delle questioni ambientali portate dai FFF e la questione del
ricatto salute/lavoro dai tarantini. Per GKN la questione bolletta come prevalente – pure se di per sé non lo è
– è un punto di forza se riusciamo a valorizzare i risultati che ci sono stati (capillarità, piccole strutture nate in
tante città, assemblee, dibattiti territoriali, un sito con 40000 iscritti) e farli funzionare coinvolgendo chi ha
aderito alla campagna. La questione bollette è un punto di forza se riusciamo a coinvolgere i 5 milioni di
persone che già non le pagano (considerano che 3 milioni non riescono a pagare le bollette per la prima volta).
Abbiamo un metodo che è la convergenza e abbiamo un prevalente dunque partiamo dal nostro punto di forza
per valorizzare ciò che siamo riusciti ad ottenere fino a oggi.
Dalla Lombardia (Beppe) viene un giudizio positivo di presenza e parole d’ordine della campagna alla
manifestazione di ieri: NNP come driver per la convergenza delle lotte. Invito a riprendere subito quella
radicalità nonviolenta di due mesi fa fuori dalle multiutility e del bruciare le bollette. Auspicio che il sito
assuma un carattere comunicativo più ampio rendendo visibili i contenuti non solo all’interno della
community. Allargare la campagna perché verranno i mesi in cui serviremo più di quanto siamo serviti fino
ad ora.
Anche dal Movimento di lotta “Disoccupati 7 Novembre” (Eddy) giudizio positivo della campagna che è
riuscita a insediarsi con piccoli nuclei di compagni in diverse città dove non eravamo. Di seguito una sintesi a
punti delle proposte che Eddy malgrado la difficoltà di collegamento riesce a farci avere:

  • Comunicato nazionale della campagna che sintetizzi le valutazioni di oggi e rilanci la campagna sui territori
    -Iniziativa coordinata entro Natale in tutte le città fuori catene della grande distribuzione o declinata sul tema
    del carovita in generale a 360 gradi (ogni territorio scelga tema e forme)
  • Ristrutturare il sito come proponevano i compagni della Lombardia aggiungendoci tutte le iniziative, foto
    etc. Etc. Trovare modalità per rilanciarlo e per rilanciare le adesioni.
  • Inviare a tutti i 40mila aderenti alla campagna il comunicato e la richiesta di continuare a sostenere la
    campagna con le prossime iniziative.
  • Proporre assemblea nazionale in presenza a gennaio a Roma
  • Costruire iniziativa, anche online, con i contatti di “Don’t Pay” Uk e altri paesi per sottolineare il respiro
    internazionale della campagna
  • Organizzare un incontro come “Non Paghiamo” in cui invitiamo tutte le realtà di lotta, del mondo del lavoro
    e non lavoro (riuscendo a far girare i materiali della campagna nei magazzini e nelle fabbriche).
    Come movimento dei disoccupati sono a disposizione per tutto quello che serve affinché la campagna si rilanci
    e si rafforzi nelle modalità che verranno decise collettivamente.
    Dalla Calabria (Vittoria): le difficoltà riscontrate con la campagna mirata sulle bollette sono state superate nel
    momento in cui si è allargata al carovita e alle spese militari e nel cavalcare l’emotività natalizia. Il 2 c’è
    stata eco delle attività sulla stampa locale che gli ha dedicato molto spazio. Alla manifestazione di ieri ha
    partecipato una piccola delegazione (sicobas). Proposta di rilanciare sui social i contenuti del sito. D’accordo
    con Eddy sull’importanza di contattare chi ha sottoscritto adesione alla campagna.
    Fuori dal fossile (Vincenzo) parte dal registrare l’esigenza generale di formazione sulle differenze tra mercato
    libero e mercato tutelato. Il passaggio da NNP le bollette al carovita include altre questioni come quella
    alimentare, dei trasporti (es. di Roma che innalza il prezzo del biglietto dell’autobus mentre il resto d’Europa
    va in direzione della gratuità per incentivare uscita dal fossile). Auspica la messa in moto di una Rete visibile
    di NNP che si ponga il problema della speculazione dei Comuni, che lotti contro i distacchi e per la
    socializzazione degli extraprofitti con i movimenti sindacali, coi lavoratori e coi pensionati sui temi del cuneo
    fiscale e dell’inflazione. Auspica riunione collettiva.
    Dalle Marche, Joselito (che per essere “nato ora come attivista” ieri ha portato alla manifestazione lo striscione
    e riesce a creare attività nel territorio) sottolinea l’importanza di allargamento alle tematiche ambientali e come
    coordinatore l’impegno nel coinvolgere fronti sociali.
    Unione inquilini sezione Lombardia, si è ritenuto utile riportare nel report il dettaglio delle mobilitazioni. Qui
    di seguito l’intervento integrale e in appendice gli allegati.
    VERTENZA RISCALDAMENTO NORD MILANO
    Come Sindacato ci stiamo occupando dei costi dei servizi e in particolare del riscaldamento, nei lotti di edilizia pubblica
    da prima che partissero gli aumenti perché l’affitto nelle case a canone sociale è rapportato al reddito, ma le spese
    vengono pagate sulla base dei mq dell’appartamento. Gli inquilini con pensioni basse pagano molto di più di spese che
    di affitto e si trovano in difficoltà nei pagamenti perché i servizi appaltati aumentano e aumenteranno ancora di più con
    l’aumento dell’inflazione (pulizie scale e parti comuni, manutenzione del verde, rotazione sacchi, manutenzione in
    abbonamento degli ascensori, quote di manutenzione impianti di riscaldamento e amministrazione).
    Il rincaro delle bollette fino ad oggi non lo abbiamo registrato se non nei casi in cui gli inquilini non erano ancora passati
    dal mercato protetto a quello libero con blocco del prezzo per 12 o 24 mesi, mentre si è verificato il significativo aumento
    dei costi del riscaldamento nei caseggiati con riscaldamento centralizzato che hanno chiuso la gestione 2021 con
    consuntivi a debito di una certa entità.
    Tra giugno e luglio di quest’anno abbiamo tenuto 18 assemblee nelle case di proprietà comunale ed Aler per fare il punto
    delle vertenze in corso alla luce dei rincari annunciati.
    In tutte le assemblee abbiamo approvato una piattaforma basata su questi punti:
  • Richiesta di abbattimento delle accise spesso assurde e incongruenti che gravano sia sulle bollette della luce
    che del gas
  • Eliminazione dell’Iva dai beni di prima necessità e quindi anche dai servizi essenziali di luce e gas partendo dalla
    considerazione che l’Imposta sul Valore Aggiunto è incostituzionale in quanto non progressiva
  • Finanziamento delle manutenzioni straordinarie per la realizzazione della cappottatura degli immobili e per la
    sostituzione dei serramenti (PNNR, bonus 110%, fondi comunali e regionali)
  • Installazione delle valvole termostatiche e dei contatori di calore nei caseggiati con impianti di riscaldamento
    centralizzati, interventi previsti dalla legge, ma mai applicati nell’edilizia pubblica.
  • Trasformazione delle centrali termiche in geotermiche per eliminare l’utilizzo dei combustibili fossili, la
    combustione a temperature elevate, l’inquinamento atmosferico.
    Sulla base di queste piattaforme abbiamo aperto vertenze con Aler e Comune e fino ad ora abbiamo ottenuto:
  • L’impegno ad installare le valvole termostatiche e i contatori di calore in quattro grossi lotti di edilizia pubblica
    per un totale di più di 700 famiglie
  • La predisposizione di progetti di isolamento termico e sostituzione di infissi in dieci stabili comunali
  • La realizzazione di interventi di risparmio energetico ex Bonus 110% in tre stabili Aler che partiranno a breve
    Nelle case Aler della Provincia di Milano insieme agli altri sindacati, abbiamo ottenuto il congelamento degli aumenti
    del riscaldamento che verranno assorbiti da stanziamenti regionali (la differenza tra preventivi 2022 e consuntivi 2021
    che però comprendono già gli aumenti dei mesi di marzo, aprile, maggio di quest’anno).
    Rimane aperta la vertenza per il contenimento degli aumenti per chi è riscaldato da impianti autonomi, una questione
    che affronteremo nel prossimo con la Direzione di Aler.
    Da gennaio, in previsione dell’arrivo degli aumenti sui bollettini di gas e luce, attiveremo la campagna di contestazione
    dei rincari con la distribuzione di materiale informativo e l’organizzazione di assemblee nei caseggiati.
    Nei Condomìni abbiamo lanciato l’indicazione di costituire gruppi autorganizzati di condòmini e conduttori per
    promuovere iniziative di risparmio energetico e convocare assemblee anche senza amministratore. L’obiettivo deve
    essere: sollecitare interventi per l’abolizione del consumo di combustibili fossili, per la ricerca di finanziamenti e
    agevolazioni finalizzate al risparmio energetico, per trovare soluzioni alla gestione della morosità che non creino
    contrasti all’interno dei caseggiati.
    Il condominio della Centrale termica di via Savona/Forlì di Sesto San Giovanni ha costituito un gruppo WhatsApp che
    ha promosso un’assemblea non istituzionale che si terrà a breve sui temi del risparmio energetico.
    Alla fine del report troverete in allegato i protocolli delle mobilitazioni e i primi risultati.
    Il Movimento dell’abitare (Paolo) esprime volontà di mantenere convergenza sul nonpaghiamo (anche se alla
    manifestazione del 3 non si è vista molta capacità di convergenza!). Bruciato le bollette ad una fermata metro,
    concentrati sul tema del carovita e salute. Il dato dei 5 milioni che non possono pagare le bollette si sovrappone
    con la questione degli sfratti e dei mutui che non si riescono a pagare e con la necessità di occupare. Proposta
    di fare iniziative nei luoghi degli alberi di natale. Proposta di partecipare manifestazione del 17/12.
    Dall’Emilia Romagna (Luca) notizie sul radicamento dell’attività di sportelli e avvocamper che ormai sono
    stabilmente aperti dal martedi al sabato e a cui sta arrivando moltissima gente malgrado i bonus palliativi di
    800 euro alle famiglie con ISEE sotto i 12000. Continuano i volantinaggi davanti ai supermercati e nei territori
    allargando ai giovani con particolare riferimento alle università. Parla dell’insufficienza di essere movimento
    per iniziare a farsi potenza trovando un linguaggio comune (per esempio tra gli altri, come essere presenti in
    arci territoriali? Come praticare occupazioni?)
    Dai SICobas (Tiziano) importanza di creare un blocco sociale che provi cambiare i rapporti di forza. Bollette
    è un tema legato anche ai salari, alla scala mobile, agli affitti, al precariato del lavoro in una campagna che
    deve riuscire a tenere insieme tutto tantopiù in un momento in cui il governo abbraccia la proposta di
    confindustria la lotta deve tenere tutto insieme.
    Da Genova e Liguria (Jacopo senza voce per aver gridato ieri) rilancia tra gli altri temi già espressi l’esigenza
    di moltiplicare la visibilità per maggiore coinvolgimento esterno, per esempio inviando foto di attività sui
    social.
    Per SA (Fabio) questa campagna che ha saputo cogliere in tempo un’esigenza sociale e i temi della povertà
    energetica mettendo insieme carovita e bollette col sistema della produzione fossile dell’energia attraverso
    un’ottica ecosocialista. Continuare a convergere, tema già della sinistra di classe e dei movimenti sociali, ma
    che si rinnova con la pratica delle assemblee popolari.
    Per USB (Luigi) e l’esperienza di Abaco (gruppo centrato sul carovita) la povertà energetica nasce prima dei
    5milioni che non riescono oggi a pagare; anche nel 2020/21 l’8,5% delle famiglie italiane non riusciva a far
    fronte alle spese. Come ass consumatori e usb hanno messo in campo iniziative come la denuncia dei
    comportamenti illeciti delle aziende e enti preposti al controllo sui prezzi energetici; esposti per richiedere
    accesso agli atti; attivazione di sportelli territoriali attraverso moduli che gli utenti potevano compilare per
    vedere le differenze di prezzo nelle bollette degli ultimi anni; si sono rivolti alla guardia di finanza. Temi da
    agitare: insufficienza del bonus perché non abbassa i prezzi e andare verso la “quantità minima energetica”
    inalienabile; moratoria dei distacchi; incidere con vertenze sui comuni.
    Per il Lazio Walter testimonia il lavoro agli obiettivi a breve (rete telegram di nodi locali che è stata messa su
    e tenuta faticosamente in piedi e in cui sarebbe servita una ‘viralità’ che è difficile ottenere per chi si muove,
    come noi, con realismo e sobrietà) e a lungo termine (creare convergenza mediante assemblee popolari).
    Malgrado la difficoltà anche laddove si riesca con le assemblee ad aggregare anche solo poche persone, è
    comunque un successo.
    Ultima generazione (Tommaso) si mette a disposizione per condividere le piazze con momenti di riflessione
    comune per fare il punto. Riportiamo l’appello:
    Abbiamo l’assoluto dovere di entrare in resistenza civile per salvare la nostra dignità e la vita di tutte
    le persone che amiamo.
    Chiediamo al Governo italiano di:
    1) interrompere immediatamente la riapertura delle centrali a carbone dismesse e di cancellare il
    progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale
    2) di procedere immediatamente a un incremento di energia solare ed eolica di almeno 20GW e
    creare migliaia di nuovi posti di lavoro nell’energia rinnovabile, aiutando gli operai dell’industria fossile
    a trovare impiego in mansioni più sostenibili
    Siamo l’ultima generazione. Faremo tutto il necessario per proteggere la nostra generazione e tutte
    quelle future.
    (Invito a partecipare alla riunione on line di stasera.)
    Per RC interviene Andrea malgrado in contemporanea oggi si stia svolgendo l’assemblea di
    Unione Popolare; come partito romano aderiscono alla campagna cercando anche di
    estenderla a livello nazionale. Tra le altre questioni sottolinea l’importanza della campagna
    nell’imparare a ‘stare insieme’ attraverso il metodo delle assemblee popolari.
    CARC (Andrea) valorizza i contributi degli aderenti alla campagna, auspica continuità nella
    convergenza dei percorsi ma l’obiettivo è andare ad organizzare i non organizzati e collegarci
    con altre zone del paese e altre soggettività. (argomento ripreso in chat)
    Il contributo di Dario dell’antispecismo politico è riportato integralmente di seguito:
    INTERVENTO ASSEMBLEA NAZIONALE NNP Partiamo dai termini: antispecismo significa la prassi che si oppone
    alla discriminazione e allo sfruttamento basati sulla differenza di specie, generalmente agite dagli umani nei confronti
    degli altri animali. Esso dimostra l’uguaglianza degli esseri senzienti al di là delle loro differenze anatomiche e in virtù
    della verità oggettiva del loro sentire e del loro patire, e mira alla liberazione di tutti gli animali, compresi quelli umani,
    dalla condizione di subalternità che li opprime. Poiché non è possibile immaginare la liberazione animale se miliardi di
    individui senzienti sfortunatamente nati nei corpi sbagliati vengono ancora imprigionati, uccisi e fatti a pezzi per
    alimentare un sistema consumistico, crudele e insostenibile, si dà che il caso che il carrello della spesa sia un singolare
    punto di caduta del complesso discorso filosofico antispecista. Ma che questo discorso abbia a che fare con la nostra
    campagna può sembrare meno chiaro; dunque provo a chiarirlo in questo breve spazio, scusandomi anticipatamente se
    non riuscirò a unire chiarezza del messaggio e completezza di informazioni. Probabilmente non tutti sanno che, sulla
    base di stime ampiamente al ribasso, la filiera dell’allevamento pesa sull’ambiente per circa il 15% delle emissioni totali
    di gas climalteranti; per avere la misura di questo 15%, basti pensare che il settore dei trasporti si ferma al 14. Per un
    kg di carne bovina, dati FAO, disboschiamo mediamente 35mq di foresta, rilasciamo 15,8kg di CO2 e utilizziamo più di
    15kg di cereali e legumi e 15.500 litri d’acqua. Per via di questa ratio di conversione calorica, gli allevamenti ricoprono
    oltre il 70% dei terreni agricoli, fra i quali quelli derivati dalla deforestazione amazzonica, producono solo il 18% delle
    calorie il 37% delle proteine totali che consumiamo e impiegano 1/3 di tutta l’acqua potabile mondiale. L’animale
    allevato per la sua carne, e anche quello allevato per i derivati come il latte e le uova, è a tutti gli effetti un intermediario
    estremamente inefficiente. Questo è vero, con qualche differenza, per tutti i cibi animali e di origine animale rispetto a
    tutti quelli vegetali. Per questi motivi singoli istituti e team di ricerca, così come consessi internazionali di scienziati
    attivi sul tema della risposta e della mitigazione della crisi ecoclimatica, raccomandano una drastica e repentina
    riduzione della produzione e del consumo di carni e derivati, che si può quantificare attorno al 75% di quella attuale,
    per riuscire a stare negli accordi di Parigi e quindi nel grado e mezzo di aumento delle temperature, che è considerato
    la soglia minima di sicurezza per evitare le conseguenze più gravi del riscaldamento globale. Per via di questo enorme
    impatto ambientale, in Italia, il costo nascosto della carne ammonta a oltre 36 miliardi di euro all’anno: è quanto risulta
    da una ricerca scientifica indipendente realizzata da Demetra per Lav (Lega Anti Vivisezione), peraltro parziale perché
    non tiene conto degli allevamenti ittici. Per “costo nascosto” in questo studio si intendono però non solo le
    esternalizzazioni sull’ambiente, ma anche quelle sulla salute dei consumatori. Gli allevamenti infatti sono il primo fattore
    di antibiotico resistenza – che in Italia causa 11mila morti premature all’anno – e l’attuale consumo di carne è associato
    a malattie degenerative di tipo tumorale, a ipercolesterolemia e altro ancora. Pensate che in base a uno studio
    dell’Università di Oxford, con un’alimentazione vegana si eviterebbero 8,1 milioni di morti premature in tutto il mondo
    da qui al 2050, con un risparmio sanitario che andrebbe dai 700 ai 1000 miliardi di dollari all’anno. Il guadagno di
    allevatori e agricoltori europei deriva quasi solo dalle sovvenzioni, cioè dalle tasse dei cittadini: infatti nell’industria il
    guadagno è mediamente del 30% sul Prodotto Lordo Vendibile, e le sovvenzioni ad allevatori e agricoltori (oltre il 23%
    della spesa annua dell’Unione Europea) superano questa cifra. Oltretutto, le sovvenzioni sono distribuite “a pioggia”,
    non in modo ragionato, e avvantaggiano i grandi produttori. Per come la vedo io, ci sono casi in cui è bene che un settore
    resti in piedi anche soltanto sulla base di sovvenzioni pubbliche: non vorrei mai rinunciare a sanità, istruzione, trasporti
    pubblici perché non abbastanza profittevoli. Ma i prodotti animali, che per lunghi secoli hanno rappresentato – e
    occasionalmente ancora rappresentano – un bene di prima necessità, per quanto costitutivamente elitario, stanno
    entrando sempre più velocemente a far parte di quel folklore reazionario di cui parlava Gramsci, quello cioè che
    rispecchia condizioni di vita passate, da cui origina, e che non rispondendo più a necessità concrete, cioè materiali, ha
    perduto la sua ragion d’essere e permane solo in forma fantasmatica. Oggi la crisi alimentare e l’aumento del costo
    medio del carrello sono dovute da una parte alla speculazione capitalistica, dall’altra alla crisi eco-climatica:
    all’aumento delle temperature, che generano siccità, al prosciugamento dei corsi d’acqua (ricorderete la terribile secca
    estiva del Po), e ai fenomeni meterologici estremi che rovinano interi raccolti. A fronte di ciò, lungi dall’intervenire per
    guidare un processo di trasformazione produttiva del sistema alimentare verso modelli più giusti ed ecosostenibili, che
    necessariamente dovranno essere a base vegetale, il governo finanzia i grandi allevatori amici della Lega e fa campagne
    contro la terribile “carne sintetica”, che degli amici della Lega rischia di rovinare il business. Il 45% delle persone
    vegane dichiara di essersi sentito discriminato e deriso per il suo veganismo almeno una volta nella vita, il 31% riporta
    episodi di molestie e maltrattamenti sul lavoro. Eppure, senza contare la questione etica e politica relativa ai diritti e
    alla liberazione animale, un carrello della spesa vegetale potrebbe comportare enormi risparmi sanitari, ambientali ed
    anche economici, come emerso da diversi studi indipendenti. Lenticchie, verze e riso costano mediamente meno di carne,
    pesci e formaggi, senza contare che ambiente sano e buona salute non sono monetizzabili: allo stesso modo, non è
    monetizzabile la vita di chi non vuole essere ucciso ma lo è, cioè degli animali che sfruttiamo per alimentare una
    macchina che consuma troppo. Una macchina che ci hanno messo in mano i signori della carne a cui, come a quelli del
    fossile, come a quelli della guerra, non importa né se finiremo la benzina né se moriremo soffocati dai fumi del traffico
    né se andremo a schiantarci a folle velocita’.
    Per la Campania(Ciccio) la campagna ha portato ed ha interagito con iniziative di lotta sul
    teme del carovita. Non paghiamo ha interagito con tante soggettività in lotta ed ha potuto
    contare con interazione costante e continua con il movimento dei disoccupati e delle
    disoccupate. Ottima risposta nei quartieri popolari colpiti da crisi economica. Non paghiamo ci
    permette di parlare con le persone che dimostrano una ricettività inedita e che devono essere
    i nostri primi interlocutori per un allargamento che vada oltre la cerchia dei/delle militanti
    politici. Parafrasando Gramsci sottolinea che abbiamo bisogno di tutte le intelligenze e di
    giornate di narrazione collettiva anche in occasione delle festività, come per esempio ‘natale
    per tutti o per nessuno’, o la manifestazione del 17 di cui ha parlato Paolo del Movimento
    dell’abitare per un protagonismo degli sfruttati e delle sfruttate.
    La Rete ecosocialista (Bruno) ha il merito di aver lanciato a fine agosto la campagna di NNP
    in Italia; la valutazione sulla base del dibattito dell’assemblea è che ‘abbiamo intrapreso un
    percorso giusto’ intervenendo su una crisi sistemica perché è il sistema capitalistico che
    distrugge il nostro habitat. Sull’esempio di GKN lanciare una campagna a partire da
    specifiche criticità (l’energia, la questione alimentare ecc) che diventano un problema di tutti/e.
    Non si è raggiunto il milione ma adesso siamo una piccola comunità che si unifica in una
    piattaforma unica che vuole uscire da questa crisi aprendo un conflitto generalizzato e
    raggiungere far raggiungere una dimensione di massa al nostro ragionamento in grado di
    mettere a sistema la questione centrale: il sistema capitalistico devasta. Di fronte ad un
    aumento dei costi, dei bisogni principali e alla perdita dei diritti noi non paghiamo nulla di
    questa crisi perché è tutto frutto di un sistema basato su sfruttatori e sfruttati. Come
    continuare: Sollecitare e unificare realtà territoriali e nei territori individuare lotte di emergenza
    su cui contrattare, lavorare ecc.; giungere ad una sintesi nazionale in grado di fare una massa
    critica a partire da un meccanismo di democrazia dal basso; ascoltare chi si avvicina a noi;
    creare una coscienza che cresce e si mobilita su bollette, carovita, crisi alimentare, difficoltà
    sociali, acqua, trivelle sull’Adriatico… attraverso una piattaforma rivendicativa che dai territori
    coinvolga poi a livello nazionale e internazionale.
    Adl Cobas Lombardia MI, intervento di Emilia sulla convergenza con la campagna; attività di
    interlocuzione con il comune di Milano, richiesta di destinare il 25% dei proventi sull’energia
    alle famiglie colpite, organizzazione mobilitazione per la prima alla scala. Di seguito il
    comunicato
    https://acrobat.adobe.com/link/review?uri=urn:aaid:scds:US:e7dc032b-de28-380a-8b67-
    44419ea661fd
    In generale per la Lombardia Igor parla della difficoltà e necessità di contattare le persone e fare
    interventi dal basso.
    Conclusioni assemblea nazionale NNP
    ‘Andare oltre noi stessi’ conclude Armando dal Lazio facendo una sintesi che va dall’appello con
    cui si è indetto questo incontro, agli interventi in assemblea: valutazione positiva di questo incontro
    perché non c’è stata solo narrazione del Sé ma contributi per una costruzione complessiva con
    ambizione di massa e volontà di occupare uno spazio politico e non lasciarlo ad una costruzione
    di destra. Una battaglia contro il carovita ma anche contro i cambiamenti climatici che si avvale di
    movimenti come fuori dal fossile, ultima generazione, antispecismo, che si oppone ai processi di
    privatizzazione (la concorrenza tutt’altro che soluzione per l’abbassamento dei prezzi), alla povertà
    dei salari, agli extraprofitti (e al profitto stesso!). Campagna NNP come strumento messo a
    disposizione ai percorsi già presenti di insorgenza con un elemento di novità che è la modalità: non
    inter-gruppi ma assemblee popolari. Strumento, l’assemblea popolare, che può permette di evitare
    la competizione egemonica e provare ad essere strumento di massa. Richiamando l’intervento di
    Igor, si sottolinea la necessità che i vari soggetti alimentino questa pratica difficile ma che va
    sperimentata. Cita l’esperienza di Bologna, il rapporto con i FFF e il passaggio di Napoli con la lotta
    dei disoccupati con il comune slogan fine del mese fine del mondo stessa lotta reso necessario dal
    peggioramento della condizione dei lavoratori/trici che è in conformità coi governi precedenti ma che
    con il governo Meloni fa un ulteriore accellerazione che va letta nei due aspetti, 1 di redistribuzione
    al contrario delle risorse e 2 aumento degli strumenti di sfruttamento. Un esempio è l’abolizione
    del reddito di cittadinanza che non solo toglie risorse a chi già non ne ha per reindirizzarle altrove,
    ma costringe ad andare a lavorare a basso prezzo. Altro esempio: intervento di Piantedosi sui migranti
    in cui non c’è solo un attacco reazionario sui processi migratori ma la finalizzazione dei flussi
    migratori ai periodi che servono allo sfruttamento lavorativo. Auspicabile appuntamento a Roma in
    presenza con tavoli di lavoro. Elementi da assumere con assemblea di oggi: siamo una campagna con
    approccio di classe e anche internazionalista, che si lega ad altre campagne; far emergere azioni già
    dal natale, assumendo lo slogan di Ciccio natale per tutti o per nessuno. Centralità del metodo. Una
    campagna nei territori con valenza reale, capacità mutualistica in grado di mettere a valore le
    intelligenze.
    Parole d’pordine
    Il prevalente del carovita al servizio di un tutti sistemico
    Allegato
    DOCUMENTO APPROVATO NELL’ASSEMBLEA DEGLI INQUILINI DI VIA DEL GIORNO
    Siamo contro la guerra e contro l’economia di guerra che qualcuno vuole imporci. I tagli sull’erogazione del
    riscaldamento, il caro bollette, l’inflazione che cresce colpiscono solo i ceti popolari. I ricchi non hanno
    problemi a pagare il costo raddoppiato delle bollette o a sprecare risorse per il riscaldamento, ma chi vive di
    salario faceva già fatica ad arrivare a fine mese e con gli aumenti si trova in difficoltà.
    Vogliamo aprire vertenze su due livelli:
  • intervento calmieratore sulle bollette
  • manutenzioni straordinarie contro gli sprechi di calore
    INTERVENTI CALMIERATORI SULLE BOLLETTE ELETTRICHE E DEL GAS
    Come ridurre il costo della bolletta della luce?
  • Incentivare le rinnovabili per essere meno dipendenti dall’importazione e per abbattere le emissioni
    inquinanti
  • scorporare dalle bollette le accise e l’iva sulle prime case (13,21% di risparmio) ed eventualmente
    incentivarle sulle seconde e terze abitazioni
  • Scorporare dalle bollette le voci contenute nei costi degli oneri di sistema (18,96%): gli incentivi alle
    rinnovabili, la promozione dell’efficienza energetica, la messa in sicurezza del nucleare e il sussidio
    alle Ferrovie dello Stato che devono essere finanziati non dalle utenze ma dallo Stato.
    Come ridurre le bollette del gas?
  • Eliminare le speculazioni della Borsa dei Paesi Bassi che determina il valore dell’indice Ttf (Title
    Transfer Facility) e del Psv (Punto di scambio virtuale) su cui si basa il mercato italiano del gas
    all’ingrosso.
  • Eliminare dalle bollette della prima casa: l’accisa, l’addizionale regionale, l’IVA (12%) da scaricare
    sulle seconde case
  • Eliminare dalle bollette prima casa: la componente destinata agli incentivi al risparmio energetico
    (RE), il recupero oneri di morosità (UG3), il contributo per il bonus sociale (GS) che devono essere
    finanziati con altri proventi (circa 10,7%)
    CONTESTIAMO LA COSTITUZIONALITA’ DI UNA TASSA COME L’IVA
    L’art. 53 Cost. recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità
    contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Il sistema fiscale è improntato al
    semplice concetto che maggiore è il reddito, maggiore deve essere il contributo che si deve dare alla società
    in cui si vive, con conseguente incremento dell’aliquota.
    MANUTENZIONI STRAORDINARIE CONTRO GLI SPRECHI ENERGETICI
    Chiediamo di aumentare il risparmio energetico:
  • isolamento termico dei palazzi (Bonus 110%) soprattutto nelle case Aler e Comunali (oggi escluse),
  • valvole termostatiche e contatori di calore nelle case popolari
  • geotermia con l’allungamento dei termini per la fine lavori
    Gli obiettivi di risparmio energetico ci vedranno protagonisti insieme ad altre associazioni del campo
    ecologista per l’apprestamento di piani di intervento manutentivo nelle case popolari per il rifacimento dei
    tetti, delle facciate, per l’installazione di pannelli fotovoltaici e termici.
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