Di male in peggio, ci dice Amnesty International. Per noi anticapitalisti nessuna sorpresa: un mondo sempre più avviato verso la barbarie, tra crisi ambientale, economica, sanitaria, e guerre. O la si fa finita col capitalismo e la sua logica di rapina, concorrenza, individualismo, aggressività, o si metterà sempre peggio per l’umanità. Come diceva Rosa Luxemburg nel 1914: o socialismo, o barbarie!

il 2021 doveva essere l’anno dei cambiamenti, dell’uguaglianza, del “ricostruiremo un mondo migliore”. Purtroppo, non è stato così. Le promesse, infatti, non sono state mantenute e sempre più persone sono state abbandonate a loro stesse, in ogni parte del mondo. Cosa è andato storto? Invece di sradicare le politiche divisive, i leader del mondo si sono ritirati nelle loro caverne fatte di interessi nazionali. Invece di fornire maggiore sicurezza,  ci hanno spinti sempre più verso l’abisso nell’insicurezza e, in alcuni casi, anche della guerra. Il nuovo Rapporto 2021-2022 racconta, attraverso un’approfondita analisi, le violazioni dei diritti umani registrate in 154 paesi.  Il 2021 è stato un anno difficile, un anno in cui molti conflitti si sono aggravati e le disuguaglianze sono aumentate.   Le conseguenze di queste scelte sono ricadute su persone innocenti: molte donne si sono viste negare i propri diritti, come il diritto allo studio, alla libertà di espressione, perfino il diritto alla vita; molti rifugiati non hanno ottenuto la protezione a cui avevano diritto. In alcune zone del mondo, manifestare il proprio dissenso è diventato più difficile, se non impossibile.  In Italia, abbiamo assistito a diverse violazioni dei diritti delle persone più vulnerabili, delle minoranze e della società civile impegnata nella lotta per la libertà e per la solidarietà internazionale. Nel frattempo, il fallimento globale nella costruzione di una risposta mondiale alla pandemia ha sparso i semi di conflitti e ingiustizie sempre maggiori. La crescente povertà, l’insicurezza alimentare e la strumentalizzazione della pandemia da parte dei governi, per reprimere il dissenso e le proteste, sono all’ordine del giorno. Ma non possiamo perderci d’animo. Ogni giorno possiamo costruire insieme un movimento concreto, esigente e insistente per chiedere un mondo più giusto. 
Se i nostri leader non ci guideranno verso i nostri diritti, allora dovranno essere i diritti a guidarci gli uni verso gli altri. Dobbiamo essere noi ad agire.
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