Che la razionalità non fosse di moda lo sapevo da tempo. Che in tempi di guerra facesse ulteriori passi indietro di fronte ai fantasmi dell’irrazionalità me lo aspettavo. Ma che ci fosse una vera e propria “kermesse” della superficialità o addirittura dell’idiozia, che l’intestino sostituisse il cervello in così tanti esseri umani mi ha, in un certo senso, sorpreso. Nonostante tenti da tempo di far mia la frase di Gramsci sul pessimismo dell’intelligenza, il mio caparbio ottimismo della volontà continua a sconfinare su un terreno che non gli è proprio, quello appunto dell’intelligenza. Devo dire che le reazioni di molti miei conoscenti russi od ucraini, seppur non giustificabili, sono un po’ più comprensibili. Il mostro di una guerra così vicina a te e alla gente che ami travolge come un carro-armato le deboli difese della ragione (soprattutto se non nutrita da una cultura, come quella marxista o liberal-democratica di taglio illuministico, che si sforza strenuamente di espellere da sé tutto il ciarpame spiritualista-irrazionalista) di fronte alle “ragioni” della pancia. Per cui quando al telefono, o sui social, sento i “miei” russi sottolineare quanto erano oppressi i russofoni di Crimea o del Donbass, o quante fake-news e fake-immagini ci propina la TV, e i “miei” ucraini sottolineare la violenza russa “storica” contro il popolo ucraino e la barbarie dei bombardamenti attuali, pur non convidendo questa unilateralità (e cercando, quasi sempre inutilmente, di far emergere le “ragioni dell’altro”) abbozzo tristemente, senza farmi travolgere dalla rabbia per la mia impotenza. Una rabbia che cresce notevolmente quando incontro le opposte argomentazioni dei filo-russi e dei filo-ucraini italiani, con i primi impegnati a “dimostrare” che più o meno tutti gli ucraini sono fascisti o addirittura nazisti, ed i secondi a dipingere i russi come una banda di cosacchi neo-zaristi. Ma il colmo della rabbia arriva quando sento i “pacifisti” a corrente alternata. Gente che non alza un dito per condannare e per muovere il culo quando le bombe piovono su palestinesi, irakeni, yemeniti, afghani, curdi, yazidi, kazaki, ecc. scoprire tutta la propria “sacrosanta” indignazione quando ad essere colpiti sono i nostri “vicini di casa”, colorando di giallo e di blu le sedi del potere istituzionale, dotandosi di candele per pregare “per la pace”, organizzando “momenti di silenzio” (anche se apprezzo il loro tacere, visto che temo l’ipocrisia delle loro parole). Sarà perché ho sempre preso sul serio le parole del “Che” sulla necessità di battersi contro TUTTE le ingiustizie, in qualunque parte del mondo e da chiunque siano commesse, e perché da troppi anni mi trovo al fianco di poche decine di persone che riescono a far sentire la propria protesta quando a bombardare sono gli eserciti americani, francesi, russi, israeliani, siriani, sauditi, turchi, italiani, cinesi…o marziani. Sì, lo so, sono un inguaribile “idealista”, incapace di capire le necessità della “realpolitik” (o della “geopolitica”, così di moda ultimamente). Certo, sono ancora convinto che, come diceva Brecht, dopo ogni guerra, farà la fame tra i vinti la povera gente, e tra i vincitori idem. Mentre i ricchi, i potenti, brinderanno alla nostra faccia, sollevando i calici e con le spalle coperte da bandiere russe, ucraine, americane, italiane, ecc. Ridendo, alla Trilussa, del popolo coglione.

FG