Da tempo il battage pubblicitario pro Guaidó (ed in genere all’opposizione a Maduro) si è ridotto considerevolmente (anzi, è praticamente scomparso). Verrebbe da commentare: Guaidó? Chi era costui? Il fallimento della scommessa di Trump e dell’ala più reazionaria dell’establishment statunitense non potrebbe essere più palese. Ma che ne è in generale dell’opposizione a Maduro e alla sua disinvolta politica? Su Inprecor (rivista in francese della Quarta Internazionale) n.689/690 è uscito un interessante articolo del compagno Luis Bonilla-Molina, professore universitario e ricercatore del Centro Internacional Otras Voces en Educación del Consejo Latino Americano de Ciencias Sociales, dove si analizza la politica recente del “madurismo”. Di questo lungo articolo riproduciamo la parte che riguarda la “geografia” della variegata opposizione venezuelana, sia reazionaria, sia liberale, sia di sinistra e rivoluzionaria. Traduzione dal francese di Flavio Guidi.

Le opposizioni venezuelane

L’opposizione è frammentata e, in molti casi, non ha nemmeno contatti tra i diversi settori. Sono tutti dipendenti dall’agenda governativa, sprovvisti di capacità d’iniziativa propria e sempre più screditati alla base per il doppio discorso che combina radicalismo verbale e conciliazione permanente a livello d’azione.

  • La prima delle opposizioni è costituita da attori ormai concentrati in Messico, vicini a formazioni politiche originali di Primero Justicia (Borges-Capriles), Voluntad Popular (Lopez-Guaidó), Nuevo Tiempo (M. Rosales) e Acción Democrática (Allup). […]. Questa opposizione è designata come “G-4”. In generale (eccetto AD) l’espressione rinnovata degli interessi della vecchia borghesia della IV Repubblica […..] legata al capitale transnazionale […]
  • La seconda un’opposizione padronale che agisce come rappresentazione in proprio perché non ha fiducia nelle mediazioni politiche che pretendono di rappresentarla. Il suo volto più visibile è Lorenzo Mendoza, che non esclude una sua candidatura alle presidenziali.
  • La terza è costituita dalla cosiddetta Alleanza Democratica, che riunisce Avanzada Progresista (Henry Falcón) e gli “scorpioni” […] di Acción Democrática (Bernabé), Primero Justicia (Primero Venezuela), Voluntad Popular, COPEI, Venezuela Unida, Movimiento Ecológico de Venezuela, Unidad Visión Venezuela, Compromiso País, Bandera Roja, UPP89, Opina, Soluciones (Claudio Fermín), Movimiento Republicano, NVIPA, Prociudadanos, MAS, Min-Unidad, Alianza Centro. Questo gruppo d’opposizione è quello che ha concluso più accordi e negoziati parziali con il governo; è considerato dal G-4 come un’opposizione “di sua maestà”.
  • Nel quarto gruppo troviamo i settori più estremisti (Maria Corina Machado, Antonio Ledezma e Andrés Velázquez), che vorrebbero l’applicazione del Trattato inter-americano d’assistenza reciproca e l’invasione USA. Sono praticamente isolati dopo che i Repubblicani hanno perso la Casa Bianca.
  • Il quinto è l’Alternativa Popolare Rivoluzionaria (APR), diretta dal Partito Comunista, che comprende una lunga lista di ex membri dei partiti che, fino a tempi recenti, appoggiavano il governo Maduro: il PPT (Patria para Todos) e Tupamaros, ma anche REDES, Izquierda Unida, Nuevo Camino Revolucionario (NCR) e una pletora di organizzazioni locali e regionali. Si tratta di una dissidenza di sinistra, che cerca di collegarsi al mondo del lavoro. Dopo la sua fondazione, l’APR non è stata in grado di una capacità di mobilitazione o d’articolazione del suo discorso con la sinistra latino americana, ed è per questo che non ha costruito una forza reale capace di essere un fattore a favore dei lavoratori nei negoziati (*).
  • Il sesto gruppo d’opposizione raggruppa degli universitari e degli intellettuali strutturati attorno alla Plataforma en Defensa de la Constitución (PDC) e a Pensamiento Crítico. Sono spesso definiti “chavisti dissidenti”, benché non rappresentino tutte le correnti di questo gruppo. Non ha capacità di mobilitazione che gli permettano d’essere considerato nei negoziati.
  • Il settimo organizza settori della sinistra che rappresentano dei movimenti sociali ecologisti, indigeni, femministi ed educativi, per difendere, tra l’altro, i dirigenti operai incarcerati o la comunicazione alternativa. Benché disarticolato attualmente, è il settore più dinamico e creativo. Una convergenza delle loro forze potrebbe essere un fattore determinante per la creazione d’un’opzione politica dotata di una vera presenza politica nei territori. Ma finora non ci sono segnali in questo senso. […]
  • L’ottavo gruppo è costituito dalla debole sinistra radicale trotskista. Dopo aver prodotto un importante raggruppamento agli inizi del XXI secolo, si è frammentata sulla valutazione del governo Chavez. Attualmente, Marea Socialista e il PSL hanno partecipato a lotte specifiche, ma con grosse debolezze in termini d’inserimento nei movimenti di massa; non sono riuscite a costruire un polo di riferimento. Quanto a Luchas, una scissione di Marea Socialista, si concentra sul lavoro di propaganda, con un debole inserimento nella lotta sociale.
  • Il nono gruppo è il più marginale: una destra fondamentalista e ultra-conservatrice, diretta dall’ex ministro della pianificazione di Chavez, Felipe Pérez Martí, che sembra essere, a medio termine, il germe di una destra alla Trump o Le Pen, con in più il messianismo religioso.

* Si tratta dei negoziati in corso in Messico tra governo “madurista” e forze delle diverse opposizioni