Ieri pomeriggio il coordinamento “Piazze Aperte”, nato in risposta sia all’ordinanza antidemocratica di Prefetto, Questore e Sindaco (avanguardie nella proibizione di manifestare nelle piazze centrali di Brescia), sia alla stretta autoritaria di Lamorgese-Draghi destinata a ridurre (con la scusa dei NO Vax) gli spazi democratici, ha svolto una partecipata conferenza stampa e flash mob davanti alla stele ai caduti di Piazza Loggia, luogo simbolo dell’antifascismo bresciano da quel maledetto 28 maggio 1974. Presenti una quarantina di militanti, appartenenti a movimenti, comitati, partiti (tra i quali il PRC, il PCI, Sinistra Anticapitalista), sindacati, associazioni) che hanno illustrato alla stampa locale le motivazioni della protesta. Dietro gli striscioni un giovane militante di Fridays for Future, Thomas Arrigotti, ha letto al megafono il “manifesto” di Piazze Aperte, in cui si critica duramente l’atteggiamento anti-democratico delle “autorità” locali e del governo Draghi, invitando i lavoratori ed i cittadini in genere a mobilitarsi contro gli assurdi divieti. Da sottolineare l’inspiegabile aggressività e nervosismo di alcuni esponenti delle cosiddette “forze dell’ordine”, che, con fare piuttosto minaccioso, se la prendevano con un compagno “reo” di portare un sacchetto di plastica con all’interno lo striscione “Le Piazze sono del Popolo. Vietato vietare”. Probabilmente non era il riferimento alla Sorbona del maggio ’68 a turbare alcuni poliziotti (dubitiamo che abbiano una seppur minima conoscenza degli slogan – e della stessa esistenza – del joli mai di 53 anni fa), ma la presenza, dentro Palazzo Loggia, dell’ineffabile ministra Gelmini (sì, la ricordate? La nota “intellettuale” berlusconiana!). Per fortuna le tensioni si sono stemperate e non sono sfociate in aggressioni fisiche, ma resta la sensazione di essere in presenza di un atteggiamento esageratamente “securitario” e “nervosetto” (per usare un eufemismo). Se una conferenza stampa e un flash mob di poche decine di persone fa saltare i nervi ad alcuni solerti difensori dell’ordine, immaginiamo le tensioni che accompagneranno la prevista mobilitazione di massa contro questi diktat antidemocratici.