Nel mese di giugno 2021, il gruppo Ferrovie Nord Milano (Fnm) ha presentato alla Commissione Attività Produttive della Camera il progetto “H2iseO”. Si tratta di un piano per l’alimentazione a idrogeno dei treni della linea Brescia-Iseo-Edolo di Ferrovienord. In questo modo la Valcamonica – dicono i promotori del progetto – sarà la “prima Hydrogen Valley italiana”.

Fnm ha firmato il protocollo d’intesa per la realizzazione dell’opera con A2A, Enel Green Power, Eni, Sapio e Snam. Fnm e partner stanno cercando di ottenere un finanziamento europeo tramite l’Innovation Fund.

Marco Piuri, direttore generale del progetto nonché amministratore delegato di Trenord, ha presentato il piano come “lo sviluppo di una filiera economica e industriale dell’idrogeno, a partire dal settore della mobilità, l’avvio della conversione energetica di un territorio e la completa decarbonizzazione di una parte significativa del trasporto pubblico locale”.

Saranno 6 i nuovi elettrotreni alimentati a idrogeno, con l’opzione per la fornitura di altri 8. L’investimento è stato stimato in oltre 160 milioni. I primi di questi convogli, prodotti da Alstom, saranno consegnati entro il 2023 e saranno affidati, tramite locazione, a Trenord.

Il primo impianto di produzione, stoccaggio e distribuzione di idrogeno sarà realizzato da Fnm a Iseo entro il 2023. Ne verranno allestiti altri due lungo il tracciato, entro il 2025Uno di questi dovrebbe sorgere a Darfo, Valcamonica. Inizialmente verrà utilizzata la tecnologia “blu”, che ricava idrogeno da metano e biometano, ma l’idea è di passare velocemente al “verde” attraverso l’acquisto e la produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, necessaria a innescare l’elettrolisi dell’acqua. A2A vorrebbe utilizzare, per produrre idrogeno, il calore in eccesso dell’inceneritore di Brescia. L’obiettivo dichiarato nel breve progetto presentato da Fnm alla Camera è di produrre circa 830 tonnellate di idrogeno l’anno.

Ma idrogeno significa sempre e comunque energia pulita e sostenibile? Il progetto “H2IseO” è ciò di cui avrebbe bisogno la tratta ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo per rendere un servizio di trasporto pubblico migliore? I grandi investimenti sull’idrogeno contenuti nel PNRR e, in generale, nei piani per il futuro delle governance europee e globali, vanno nella direzione della lotta alla crisi climatica o favoriscono gli interessi dei giganti del fossile e delle lobby energetiche?

Ci siamo posti queste domande insieme a Elena Gerebizza, dell’associazione ReCommon (che sull’idrogeno ha pubblicato uno studio intitolato “La montatura dell’idrogeno” e un articolo dal titolo “Quattro scomode verità sull’idrogeno”), alla quale abbiamo chiesto innanzitutto di che fonte energetica stiamo parlando e quali sono le tecnologie con le quali viene prodotta. Insieme a lei e a Dario Balotta, presidente dell’ONLIT, l’Osservatorio Nazionale sulle Liberalizzazioni delle infrastrutture e dei trasporti, e responsabile di Legambiente Basso Sebino, abbiamo analizzato da un lato la proposta, a livello internazionale, dell’idrogeno come energia “pulita” fondamentale per la transizione ecologica, dall’altro la specificità (e le criticità) del progetto in cantiere per il territorio del Lago d’Iseo e della Valcamonica. VmPd

Da radiondadurto.org