Presentata la nuova Giunta capitolina. Come a Torino, dove la nuova giunta di centrosinistra ha appena annunciato il suo appoggio al Tav e in Emilia Romagna dove i “coraggiosi” Bonaccini-Schlein hanno appena prorogato gli affidamenti del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027, anche a Roma l’operazione di fiancheggiamento del Pd si rivela come piccolo, asfittico, cabotaggio politicista – 

Giunta Gualtieri, anzi, Giunta Ursula. Dopo ripetute attestazioni di stima a Draghi, il neosindaco di Roma ha partorito la squadra che gestirà, in rapida successione, i fondi del Pnrr e poi il rientro nell’austerità. Se c’era una lezione da ricavare dalla stagione in cui la versione grillina del populismo ha governato Roma era la fine dell’illusione del primato della “tecnica” sulla “politica”. Come se amministrare una città fosse una scienza esatta, ragioneria astratta, scollata dai bisogni e dai desideri delle persone in carne e sangue che la vivono. I giorni in cui si bandiva sui social la ricerca di curricula di aspiranti assessori sono definitivamente in soffitta ma l’ex ministro dell’Economia di Conte è riuscito a ricacciare dai cassetti l’improponibile “manuale Cencelli” e altri vecchi arnesi della politica “politicante”. Se il raggismo aveva provato a dare di sé l’immagine impossibile di un governo al di sopra delle classi, Gualtieri fa una scelta di classe, quella dominante.

Emblematica la scelta della vicesindaca con delega al Bilancio, una delega chiave, Silvia Scozzese, il peggio, dal punto di vista delle politiche antipopolari della Giunta Marino, oggi nella struttura di Palazzo Chigi che si occupa del Recovery e in passato Commissario al debito storico del Campidoglio. Chissà che ora non coroni il suo progetto di svendere le farmacie comunali.

Quanto alle deleghe agli assessori, Gualtieri ha rispettato il Cencelli fin nei minimi particolari assegnando, ad esempio, il sociale e la salute (ovvero la più grande stazione appaltante per i fondi del Pnrr) a Barbara Funari di Demos, braccio politico di S.Egidio, alfiere del compassionismo caritatevole, una delle lobby che avevano fiancheggiato l’infausta stagione del governo Monti e che ora potrebbe monopolizzare il sociale a scapito del resto del mondo del terzo settore ma soprattutto a scapito della parte più povera di Roma.

Il Pd ottiene Sabrina Alfonsi – già presidente del Municipio del centro storico – ai Rifiuti e Ambiente, Maurizio Veloccia – già minisindaco del Portuense – all’Urbanistica e il consigliere regionale Eugenio Patanè ai Trasporti. La lista Civica spunta due assessori: il coordinatore Alessandro Onorato (consigliere capitolino dai tempi della spedizione Marchini) al Turismo, Grandi Eventi e Sport e la capolista Monica Lucarelli, già presidente dei giovani imprenditori cittadini, alle Attività Produttive e Pari Opportunità, insomma pescata dal vivaio dei Giovani di Confindustria e dei circoli che hanno fiancheggiato la pessima stagione di Alemanno e l’ascesa di Mario Monti. Post-fascisti, padronato e banchieri: un tributo che la città non merita e mostra, fin dall’esordio, che la discontinuità invocata da ampi settori di società civile di “sinistra” (e collaterali) resterà una pia illusione.

La Cultura, altra delega di peso a Palazzo Senatorio, va a Miguel Gotor, docente di Storia a Roma Tre e già senatore, in quota ad Articolo Uno e a quel pezzo di sinistra bersaniana in procinto di rientrare nel Pd e che era rimasta a bocca asciutta nell’operazione di Sinistra Civica Ecologista che, dopo aver eletto due consiglieri dal carrozzone di Smeriglio, piazza Andrea Catarci, altro pupillo dell’inventore del Campo largo, alla Partecipazione, la Città dei 15 minuti. Il contenitore civico Roma Futura – guidato da Giovanni Caudo che non è assessore all’Urbanistica o al Patrimonio, nonostante abbia svolto il compito di sventare che a sinistra nella coalizione ci fosse una sola lista ché magari avrebbe fatto ombra il Pd, in caduta libera come voti di lista – ottiene la Scuola e il Lavoro con Claudia Pratelli, funzionaria della Cgil e già assessora al III Municipio.

Altro partecipante ai gazebo delle primarie è Tobia Zevi, ricercatore quarantenne, che spunta l’assessorato al Patrimonio e le Politiche Abitative. Chiude la compagine la new entry Ornella Segnalini, tecnica del Mit, ai Lavori Pubblici e Infrastrutture. Gualtieri tiene per sè le deleghe all’Attrazione degli Investimenti, Clima, Partecipate, Personale, Pnrr, Relazioni Internazionali, Sicurezza, Transizione digitale e Università.

Questo è quello che aspetta i e le romane/i dopo una disperante stagione grillina che pure aveva ammaliato settori di centri sociali e sindacalismo non confederale ma che ha impoverito ulteriormente la città e il senso comune. Della discontinuità predicata o solo sognata dai pezzi di sinistra alla corte del Pd, finora, nessuna traccia. Come a Torino, dove la nuova giunta di centrosinistra ha appena annunciato il suo appoggio al Tav e in Emilia Romagna dove i “coraggiosi” Bonaccini-Schlein hanno appena prorogato gli affidamenti del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027, anche a Roma l’operazione di fiancheggiamento del Pd si rivela come piccolo, asfittico, cabotaggio politicist