Una settimana densa di avvenimenti che avranno ripercussioni rilevanti sulle condizioni delle classi lavoratrici e sul futuro del mondo. Sabato e domenica si riuniranno a Roma i capi dei G20. Il governo Draghi è chiamato a definire le misure economiche e sociali della finanziaria per il 2022 [Franco Turigliatto]

La settimana che si apre è densa di avvenimenti che avranno ripercussioni rilevanti sulle condizioni delle classi lavoratrici e sul futuro del mondo stesso.

Sabato e domenica si riuniranno a Roma i capi dei 20 paesi più industrializzati e ricchi (il cosiddetto G20), con una agenda che si propone di affrontare le sfide drammatiche che l’umanità ha di fronte. Sul piano nazionale il governo Draghi è chiamato a definire le misure economiche e sociali della finanziaria per il 2022.

I tre assi del G20

Il G20 vuole affrontare come primo punto la battaglia contro la pandemia che ha già fatto molte milioni di vittime e che, nonostante la scoperta dei vaccini, è ben lungi dall’essere vinta minacciando i popoli del mondo e mettendo in luce tutte le ingiustizie e le diseguaglianze del pianeta. L’ipocrisia delle classi dominanti emerge da subito su questo tema vitale: allo slogan “nessuno è sicuro fino a quando non saranno tutti sicuri”, avanzato da qualcuno dei leader, non corrisponde però, in alcun modo, una pratica per garantire realmente a tutti i paesi la messa in sicurezza sanitaria; non solo la condizione dei sistemi sanitari in tantissimi paesi è al di sotto delle pur minime necessità, non solo anche nei paesi più sviluppati i tagli della spesa hanno inferto danni gravissimi alla sanità pubblica, chiamata a intervenire in modo efficace e generalizzato contro l’epidemia, ma  si rifiuta e si impedisce la moratoria sui brevetti, misura indispensabile per garantire la produzione e l’accesso ai vaccini a tutti i paesi del mondo. La misura pietosa annunciata per cui i paesi ricchi avrebbero acquistato un po’ di vaccini per farne dono ai paesi più poveri; non poteva funzionare e non ha funzionato: dei 1,8 miliardi (per altro molto pochi rispetto alle necessità) di dosi di vaccino anti covid promessi dai paesi ricchi a quelli poveri ne sono stati consegnati solo 261 milioni!

Purtroppo le cose non vanno meglio per quanto riguarda l’altra emergenza, quella del riscaldamento climatico e della presupposta “transizione verde”. Qui gli interessi economici contrastanti dei diversi paesi capitalisti, determinati dalle loro strutture industriali, saltano subito agli occhi con reciproche accuse di inadempienze rispetto agli impegni presi, e più in generale con la mancanza di una reale volontà comune di non indugiare ulteriormente, ma di  mettere subito in campo quelle misure radicali che la comunità scientifica giudica indispensabili per impedire la totale catastrofe climatica.

La logica folle del capitalismo e della concorrenza per il profitto impedisce la gestione razionale e unitaria di quella “casa comune” che è la terra in cui viviamo. L’umanità rischia così di pagare un prezzo terribile per la persistenza di questo sistema economico.

Poi c’è il terzo fronte, quello che più di tutti preoccupa veramente i capi di stato della borghesia, la ripresa economica e il rilancio delle produzioni e degli affari; gli atti e le scelte della finanza e delle politiche economiche mostrano che neppure la più terribile delle pandemie ha modificato le scelte liberiste; le enormi risorse pubbliche investite sono state indirizzate a rafforzare i grandi gruppi finanziari e industriali che dominano il pianeta. Ma se la concorrenza intercapitalista è sempre più forte e gli interessi commerciali ancor più conflittuali ecco che, per la loro “protezione”, si torna a schierare, oggi in particolare nel Pacifico, imponenti flotte militari, mentre la produzione bellica continua a tirare a pieno ritmo. Tutto questo in nome della “sicurezza”!

L’Italia del Bonaparte Draghi

Il governo si appresta a varare la nuova legge finanziaria e, anche in questo caso le scelte liberiste e la difesa degli interessi capitalisti, quelle che hanno fatto plebiscitare Draghi alla assemblea della Confindustria, tornano prepotentemente sulla scena.

Siamo infatti sulla strada del ritorno alla austerità, una azione complessiva che ha come baricentro un processo di ristrutturazione profonda del capitalismo italiano, tagliando i rami secchi, accentuando la precarizzazione e lo sfruttamento della forza lavoro e rendendo sempre più incontrastato il dominio (e l’ideologia) del capitale e stritolando la capacità di organizzazione e di contrattazione della classi lavoratrici.

Ecco dunque la fine del blocco dei licenziamenti, la chiusura e la delocalizzazione delle fabbriche, la messa al passo delle lavoratrici e dei lavoratori della Pubblica amministrazione, la precarietà spinta ancor più avanti e la nascita di un’azienda pubblica (Ita) che rigetta, sulle orme della Chrysler, gli stessi contratti di lavoro e la controriforma Fornero tirata a lucido.

Dall’altra parte la sostanza economica e finanziaria: i 200 miliardi del Recovery Fund che finiscono quasi tutti nelle tasche di padroni sempre più voraci, che non si accontentano mai e che gridano (Bonomi, Salvini) allo scandalo e allo “spreco” quando si stanzia un miliardo in più per garantire almeno un pranzo al giorno ai più deboli con il cosiddetto reddito di cittadinanza! Siamo all’indecenza! Per un vasto piano di rilancio della sanità e della scuola pubblica c’è tempo… anzi se lo sono volutamente dimenticato.

Ed infatti il governo ha scelto di ridurre il deficit programmato per il 2021 (per altro già accettato dalle istituzioni europee) dall’11,8% al 9, 4%, cioè 43 miliardi in meno, e per il 2022 di scendere addirittura al 5,6% con una contrazione delle risorse disponibili di 120 miliardi.

Con questa operazione  la manovra economica risulta di soli 24 miliardi e i giornali possono riprendere la manfrina sui soldi che non ci sono e sulla determinazione di Draghi nel respingere l’assalto alla diligenza da parte dei partiti.

Il nemico principale da abbattere è la quota 100 per imporre il pieno ritorno alla legge Fornero sulle pensioni; vengono ritirati fuori i soliti logori argomenti a partire dalla necessità di “garantire un futuro ai giovani”, quei giovani che in questa fase di ripresa dell’economia si vedono “assumere”, insieme ai meno giovani, con contratti a termine non di qualche mese, ma molte volte di qualche giorno….!!

E questa ripresa priva di diritti, di salari decenti, di precarietà, di controlli pubblici, porta con se, come il vento la tempesta, una nuova inaccettabile impennata degli omicidi bianchi, delle morti sul lavoro.

Vedremo infine a breve come saranno distribuiti i 7 miliardi previsti di riduzione delle imposte, quale sarà la percentuale che finirà direttamente nelle tasche dei padroni, tenendo conto però che anche quelli  destinati ai lavoratori sono una operazione politica del governo per dare un po’ di sollievo alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno i salari fermi da tempo, ma contemporaneamente per liberare i capitalisti dalla pressione che sta montando nei luoghi di lavoro per un rilancio delle rivendicazioni salariali.

Per non parlare infine del progetto di revisione fiscale, su cui si sa ancora poco, ma su cui c’è molto da temere così come su quello della concorrenza rivolto a una ulteriore privatizzazione dei servizi pubblici.

Le direzioni sindacali hanno denunciato l’operazione previdenziale fasulla di quote 102 e 104, una foglia di fico per coprire il ritorno alla Fornero, ma hanno le cartucce bagnate, perché nulla hanno fatto per rimettere veramente in discussione questa vergognosa legge. Potrebbero ancora farlo adesso? Si certo. Dovrebbero però chiedere esplicitamente l’abrogazione della legge, cercando di unire le lotte per l’occupazione in una vertenza nazionale, proponendo la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, rilanciando la richiesta di un forte incremento della spesa pubblica, tutti obiettivi fondamentali per costruire occupazione. Dovrebbero quindi contrapporsi al governo Draghi, con cui invece sono in relazione amichevole, preparando e costruendo uno sciopero generale su questa piattaforma.

Inoltre dovrebbero rilanciare dal basso, nei territori e nelle aziende, la richiesta della messa fuori legge delle organizzazioni fasciste, che il governo, dopo le vaghe promesse fatte, ha già messo nel dimenticatoio.

A Roma per far convergere i movimenti sociali e la classe lavoratrice

Sono tutte queste le rivendicazioni avanzate nelle numerose mobilitazioni degli ultimi mesi, nello sciopero del 16 ottobre dei sindacati di base, nell’appello ad “insorgere” del Collettivo della GKN di Firenze.

Contemporaneamente vari movimenti ed associazioni hanno costruito un percorso di unità e discussione per realizzare il 30 ottobre una manifestazione nazionale a Roma (e un convegno il 31 ottobre) per denunciare le politiche dei potenti, le ingiustizie del capitalismo, i misfatti sociali, ambientali ed economici compiuti da coloro che stanno dietro la sigla del G20. Si sta costruendo una grande manifestazione per chiedere la giustizia sociale e la giustizia climatica. Il movimento Friday for future ha aderito e sarà presente. Così come sarà presente il Collettivo di fabbrica della GKN che ha fatto un forte appello per costruire in questa manifestazione una vasta presenza di lavoratrici e lavoratori, un nuovo protagonismo del movimento operaio per favorire la convergenza di tutti i movimenti sociali ed ambientali contro il comune nemico. La nostra organizzazione ci sarà.