L’aggressione dei fascisti (in particolare quelli di Forza Nuova, ma non solo) alla CGIL, subito dopo l’inchiesta sui finanziamenti illegali a Fratelli d’Italia (in particolare all’ala apertamente neofascista), le infiltrazioni nazifasciste nella Lega: in poche settimane la presenza dei neofascisti in Italia sembra essere stata “scoperta” dai mass-media. Noi sappiamo benissimo che i neofascisti non sono mai scomparsi, neppure subito dopo la loro sconfitta nel 1945. Al di là della grazia concessagli dall’allora ministro di Giustizia, Palmiro Togliatti, nel 1946, e che rimise in pista numerosi criminali (a cominciare dal fucilatore Almirante), non si poteva illudersi che un regime che aveva retto per oltre un ventennio passasse nella coscienza della gente senza lasciare traccia. Se probabilmente è una leggenda quella del consenso maggioritario al regime durante il ventennio, è indubbio che il segno del rapporto del popolo italiano col regime è stato quello della passività, più o meno complice, non certo quello della rivolta. Certamente, i fascisti furono sempre una minoranza (come d’altro canto gli antifascisti), e quelli con tendenze apertamente criminali una minoranza ancor più piccola (ma, purtroppo, non insignificante). Ma l’adesione alla triade malefica “Dio, patria e famiglia” era (e forse lo è ancora, soprattutto al terzo personaggio) molto diffusa, in un atteggiamento che possiamo definire “a-fascista”. Misurare la presenza di quella paccottiglia ideologica cialtrona che è il fascismo col metro della presenza elettorale prima del MSI, poi di AN, ed ora di FdI più cespugli ultrafascisti non è sufficiente, anche se fornisce, in modo deformato, l’ordine di grandezza e la “moda” del neofascismo. Dopo l’esordio, nel 1948, con un misero 2% (ma che permise l’entrata in Parlamento agli eredi del Duce), i voti del MSI oscillarono, fino alla nascita di AN, tra il 4,5 e l’8,6% (il massimo fu raggiunto nel 1972). La nascita di AN, nel ’94, non a caso coincise con l’ascesa di Berlusconi (noto a-fascista), lo sdoganamento, l’alleanza di destra tra berlusconidi, leghisti, destra democristiana (Casini & Co.) e, appunto “post-fascisti”. L’operazione di Fini, con la creazione di AN (molto simile all’attuale tentativo della Meloni), cioè tenere insieme i neofascisti con l’ala più reazionaria dei partiti di destra non fascisti (vi ricordate Gustavo Selva?), per dar vita a una creatura ibrida, fascio-conservatrice, fu sicuramente un successo, che portò gli eredi del MSI al 16% dei voti nel ’96 (mentre gli “irriducibili” alla Rauti più altri gruppuscoli non superarono mai il 2%). Un totale, comunque, del 18%, più o meno quello che augurano oggi alla Meloni i sondaggi. Dopo il fallito tentativo di dar vita ad una specie di Forza Italia ancora più a destra (l’Elefantino, nel 1999, in alleanza col democristiano reazionario Mario Segni), il grande errore (o forse un vero ripensamento politico e personale?) di Fini fu quello di accettare l’abbraccio mortale dell’amico Berlusconi, che portò allo scioglimento, nel 2009, della sua creatura nel calderone del Popolo delle Libertà, un fritto misto di democristiani, neo-fascisti, liberal-conservatori, pseudo-socialisti, arrivisti e delinquenti comuni che riuscì ad “annacquare” i post fascisti nell’effimero esperimento pan-berlusconiano. Durante l’esperienza del governo Monti (appoggiato sia dal PD che dal Popolo delle Libertà) matura in alcuni settori (post?)fascisti la decisione di uscire dal PdL e di riformare un partito di estrema destra, erede di MSI e AN, riprendendo il percorso interrotto solo tre anni prima. Nasce così, nel 2012, Fratelli d’Italia, che ottiene risultati limitati, ma in crescendo (dal 2,2% del 2013 al 6,5% del 2019), fino ad essere considerato, nei sondaggi, il secondo o addirittura il primo partito in caso di elezioni anticipate (cosa tutta da verificare, ma comunque inquietante). Questo breve excursus storico per sottolineare che, in Italia, l’area elettorale che ha riferimenti fascisti o filo-fascisti non è irrilevante, visto che quasi un italiano su cinque, in alcune occasioni, ha fatto scelte di questo tipo. Razzismo, nazionalismo aggressivo, qualunquismo, incarognimento della piccola borghesia non sono fenomeni maggioritari, ma neppure marginali. Ora, visto che si parla della possibilità di sciogliere per legge le organizzazioni fasciste, perché limitarsi a Forza Nuova, Casa Pound, Lealtà e Azione e altre canaglie simili? Perché non puntare direttamente “in alto”, verso il principale ricettacolo di pulsioni di questo tipo? In realtà ci sono almeno due motivi per non essere d’accordo e uno, al contrario, meno di principio e più pragmatico, per appoggiare la richiesta. I due motivi hanno a che fare con motivazioni profonde, di principio, legate ad una visione politica generale. Il primo: che diritto ha un apparato statale di mettere fuori legge e sciogliere un’organizzazione politica fino a quando non vìola la legalità dello stesso (e che, sia detto per inciso, rappresenta probabilmente vari milioni di cittadini)? Il secondo: anche volendo ignorare il primo (magari con la motivazione che sono troppi gli esponenti di FdI che vìolano varie leggi, a cominciare da quella che vieta l’apologia di fascismo), che senso ha chiedere ad uno stato che, in 73 anni, non ha mai applicato le numerose leggi (a cominciare dalla XII disposizione transitoria della Costituzione) che vietano la ricostituzione di un partito fascista per manifesta mancata volontà politica, di fare dietrofront e fare ammenda (tra l’altro in un periodo in cui le idee fasciste o simili sono molto meno impopolari). Se non l’ha fatto nel 1974 o nel 1980, dopo le stragi fasciste, quando enormi cortei distruggevano le sedi del MSI e ne chiedevano la messa fuorilegge, perché dovrebbe farlo oggi? Significherebbe, per dirla alla bresciana, pregare un santo che non fa le grazie. Due motivazioni di peso, dunque. Ciononostante anche la motivazione opposta, molto più pragmatica e quasi “opportunista”, non può essere ignorata. In poche parole: approfittare del clima di questi ultimi giorni (grazie anche alla copertura mediatica) per mettere in difficoltà tutte le forze d’estrema destra, Lega compresa, con una campagna che metta sul banco degli imputati, dal punto di vista almeno virtuale, l’idea stessa del fascismo, con la speranza di togliere ossigeno a tutte quelle idee che condividono, in toto o in parte, quell’orizzonte ideologico: razzismo, maschilismo, omofobia, nazionalismo, intolleranza, ecc. C’è da pensarci su. Auspicando di vedere rifiorire sui muri delle nostre città quei “MSI (AN, FdI) fuorilegge” dei formidabili anni ’70.

Augusto Bianchi