E così il famigerato “Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza”, presieduto dal prefetto di Brescia, ha deciso, a quanto pare con sentenza definitiva, di impedire ai cittadini di poter liberamente manifestare nei fine settimana nelle piazze storicamente destinate a questo scopo. Una scelta vergognosa, che fa a pugni con la tradizione consolidata da decenni (almeno dalla fine della Seconda Guerra mondiale), che viola un diritto fondamentale, garantito dalla stessa costituzione borghese del ’48. Che i poteri costituiti a Brescia (prefettura, questura, provincia, comune) avessero interpretato in modo particolarmente antidemocratico le decisioni di limitare gli spazi di libertà degli ultimi 18 mesi era sotto gli occhi di tutti. Mentre in molte altre città italiane si tenevano cortei di protesta un po’ ovunque, soprattutto nell’ultimo anno, a Brescia si era costretti a “manifestare” in modo “statico”, senza poter svolgere il tradizionale corteo. E da vari anni si andavano moltiplicando gli ostacoli all’uso politico (cioè all’uso principale dell’agorà nella Polis) delle piazze centrali della città. Occuparle per far soldi, mostre più o meno interessanti, concerti, sfilate di puzzolenti e rumorose vetture, questo sì. Ma non pretendiate di “usarle” per protestare, dire la vostra, comportarvi da veri cittadini. Consumatori e sudditi, va bene. Liberi appartenenti alla Polis, scordatevelo! Ci sarebbe da sorridere sconsolatamente, se non ci fosse da piangere, nel constatare il livello di analfabetismo politico in cui è scesa la “classe dirigente” della ex Leonessa d’Italia. Frutto di un quarto di secolo di imbarbarimento dei costumi, di esaltazione della mancanza di idee e progetti, di “selezione” al contrario di chi deve dirigere la “res publica”: hanno profetizzato e sponsorizzato la cosiddetta “morte delle ideologie”. Hanno ottenuto semplicemente la scomparsa delle idee.

Vittorio Sergi