(Gianni Sartori)

Continua in Rojava l’opera di genocidio strisciante nei confronti dei curdi per mano delle bande jihadiste asservita alla Turchia.

Stando a quanto denunciato il 26 agosto da fonti locali altri quattro civili (tra cui due donne) di Afrin (sotto occupazione dal 2018) sono stati rapiti in questi giorni dalla “polizia militare”, un organismo costituito da mercenari sul libro paga di Ankara. Il fatto è avvenuto dopo la perquisizione di alcune abitazioni nel quartiere di Achrafiyah, nei pressi della moschea Bilal.

Si tratta di Rojen Iniyat, Janders Malak (entrambi del distretto di Janders), Hozan Aziz e Abu Musa (del distretto di Mobata). Al momento non si conosce quale sia il luogo dove vengono trattenuti e – visti i precedenti – preoccupa soprattutto il destino delle due donne.

Qualche giorno prima – il 25 agosto – erano state le Forze di sicurezza del nord e dell’est della Siria a denunciare il rapimento di due orfanelle (entrambe con meno di cinque anni) nel campo di al-Hol. I responsabili sarebbero esponenti di Daesh che avrebbero agito mascherandosi con divise simili a quelle delle Forze di sicurezza che controllano il campo.

Nel comunicato si leggeva che “i gruppi terroristici e le cellule dormienti del campo di Hol compiono azioni criminali (saccheggi, furti, stupri…) contro gli sfollati del campo indossando divise simili a quelle delle nostre forze. Il loro scopo è quello di destabilizzare e diffondere il caos e la violenza. Così come avviene con i rapimenti di donne, tra cui quello più recente ai danni di due bambine orfane, Rukaya Mohammed Mohammed (di 4 anni) e Samar Mohammed Mohammed (di 3 anni).

Le nostre Forze di sicurezza – continuava il comunicato – sono del tutto estranee a tali atti criminali con cui si vorrebbe discreditarle e sabotarne l’operato. Volto ad assicurare la sicurezza sia del campo che di tutta la regione del nord e dell’est della Siria”.

Pur esprimendo profonda inquietudine per tali infiltrazioni jihadiste, le Forze di sicurezza garantiscono che i responsabili “saranno quanto prima arrestati e portati davanti alla giustizia per ricevere la giusta punizione per il loro odioso comportamento”.

Ma per fortuna dal Rojava arrivano anche buone notizie. Anche se c’è ancora tempo – la scadenza ultima è stata spostata al 31 agosto – sono già più di 1500 gli studenti che si sono iscritti all’Università del Rojava / Siria del Nord e dell’Est.

In realtà le università sono già tre, coordinate tra loro da un Comitato: Rojava, Kobane e El-Sherq.

La prova di ammissione è prevista per il 1° settembre, l’esame di lingua il 2 mentre i risultati saranno resi pubblici il giorno 9. I centri disponibili per lo svolgersi delle prove sono quattro, rispettivamente a Qamishlo, Shehba, Raqqa e Kobane. Il nuovo anno accademico dovrebbe iniziare il 10 ottobre.

Come aveva spiegato Ebdulrehman Dawe, esponente del Comitato studentesco, la data ultima utile per le iscrizioni è stata posticipata di un mese in quanto la consegna dei diplomi per gli studenti del 12° anno aveva subito ritardi.

Per gli studenti che non dovessero accettare i risultati e il giudizio delle commissioni d’esame sarà possibile far ricorso.

Gianni Sartori