(Gianni Sartori)

Solo un’impressione, un dubbio.
Un’intuizione? Forse.
Quando Dulcie Evonne September venne ammazzata – a Parigi nel marzo 1988 – tutti ovviamente puntammo il dito sui Servizi segreti sudafricani.
Ipotesi scontata, visti i precedenti. Per citarne uno, l’assassinio di Ruth First a Maputo nel 1982.
Senza per questo escludere una tacita approvazione (se non addirittura complicità) da parte di qualche autorità dell’Esagono. Soprattutto pensando che la rappresentante dell’ANC in Francia (oltre che per Svizzera e Lussemburgo) stava indagando sui traffici di armi tra Parigi e Pretoria (più o meno illegali visto che, almeno formalmente, c’era l’embargo).
Eppure, ripeto forse, potrebbe esserci dell’altro. Una collaborazione, una “sinergia” con la banda di mercenari parastatali denominata GAL (specializzata nell’eliminazione dei dissidenti baschi rifugiati in Francia e in cui ebbero un ruolo determinante alcuni neofascisti italici).

Del resto è storicamente documentato che militanti fascisti europei (vedi l’Aginter Press) avevano collaborato negli anni settanta col regime dell’apartheid contro i movimenti di liberazione in Namibia e Angola. Tra loro almeno un paio di italiani operativi nelle squadre della morte antibasche, (sia nei settanta con il BVE che successivamente con il GAL).

Nel 1987, poco prima della tragica fine, Dulcie September era stata a Gernika (Guernica) per il 50° anniversario del bombardamento nazifascista dell’aprile 1937.
Qui invitata da Herri Batasuna, il partito della sinistra indipendentista – abertzale – basca.

Solo una coincidenza?
O – da più parti magari – si temeva che tra i due movimenti di liberazione venisse a saldarsi una pericolosa (per i dominanti naturalmente) collaborazione?
Senza volerci costruire un romanzo, direi che la questione meriterebbe un approfondimento.
All’epoca rimasi colpito per il modo in cui era stata assassinata. Quasi spudoratamente mentre apriva la porta dell’ufficio dell’ANC in Rue des Petites-Ecuries.

Per certi aspetti, la stessa dinamica utilizzata per eliminare le tre femministe curde nel gennaio 2013. Sempre a Parigi, all’Istituto curdo in Rue Lafayette.
E anche qui non mancarono sospetti di complicità “interne”, visto e considerato che poi il principale sospettato è deceduto in carcere a pochi giorni dal processo (processo che era già stato ripetutamente rinviato).
Sempre allora, pensai anche a tutte le circostanze in cui mi ero trovato al fianco di Benny Nato, negli anni ottanta rappresentante dell’ANC in Italia (oltre che per la Grecia), sia per strada che in treno. Oppure a quella volta che – a Verona – Zanotelli ci indicò con lo sguardo un paio di personaggi che transitavano poco lontano, sussurrando “Sicurezza, Servizi…” (e di sicuro non si riferiva a quelli italiani).

Anni dopo rimasi colpito, direi commosso, scoprendo che sia a Parigi che a Nantes le era stata dedicata una piazza (e anche un paio di scuole in altre località).
Ma soprattutto per la targa posta dal Gernika Batzordea. Pakea eta Askatasuna (Comitato di Gernika Pace e Libertà) per ricordare appunto la sua partecipazione all’evento del 1987 nella città martire basca .

Con le due bandiere – l’ikurrina e quella dell’ANC – e la scritta sotto la sua foto: Agur eta ohore burkide maitea!

Mentre al centro della targa si legge: MAYBUYE AFRIKA! AMANDLA! JO TA KE IRABAZI ARTE.

Gianni Sartori

PS: Per la cronaca e a scanso di equivoci: qui eta (scritto minuscolo) sta per la congiunzione “e”.