Fra due settimane sarà il 28 maggio: 150 anni dal massacro della “Settimana di sangue”, nella quale vennero assassinati circa 30 mila “comunardi”. E 47 anni dalla nostra, bresciana, “giornata di sangue”, con i nostri 8 compagni assassinati dalla bomba fascista di Piazza Loggia. Una triste coincidenza: a poco più d’un secolo l’una dall’altra, ci ricorda che “il ventre che ha partorito il mostro” era (ed è ancora, purtroppo) ancora fecondo. Pubblichiamo, da Inprecor (rivista in francese della Quarta Internazionale) un articolo di Michel Löwy: La Comune di Parigi, 18 marzo-28 maggio 1871. Traduzione a cura di Flavio Guidi

La tradizione degli oppressi.

C’è, al cimitero di Père Lachaise a Parigi, un muro, detto dei Federati. Lì sono stat* fucilat*, il 27 maggio 1871, dalle truppe versagliesi, gli/ le ultim* combattenti della Comune di Parigi. Ogni anno migliaia – e a volte, come nel 1971, decine di migliaia – di persone, dalla Francia ma anche dal mondo intero, rendono visita a questo alto luogo della memoria del movimento operaio. Vengono da soli o in manifestazione, con delle bandiere rosse o dei fiori, e a volte cantano una vecchia canzone d’amore, diventata il canto dei comunardi: il Tempo delle Ciliege. Non si rende omaggio a un uomo, un eroe o un gran pensatore, ma ad una folla d’anonimi, che ci si rifiuta di dimenticare. Come diceva Walter Benjamin nelle sue “Tesi sul concetto di Storia” (1940), la lotta emancipatrice si fa non solo in nome dell’avvenire, ma anche in nome delle generazioni sconfitte; il ricordo degli avi asserviti e delle loro battaglie è una delle grandi fonti d’ispirazione morale e politica del pensiero e dell’azione rivoluzionaria. La Comune di Parigi fa dunque parte di quella che Benjamin chiamava “la tradizione degli oppressi“, cioè quei momenti privilegiati (“messianici“) della Storia ove le classi subalterne sono riuscite, per un attimo, a rompere la continuità della Storia, la continuità dell’oppressione; dei brevi – troppo brevi – periodi di libertà, di emancipazione e di giustizia che serviranno, ogni volta, da punti di riferimento e d’esempio per le nuove battaglie. Dal 1871 non ha mai cessato di nutrire la riflessione e la pratica dei rivoluzionari, a cominciare dallo stesso Marx – così come Bakunin – e in seguito, nel XX secolo, Trotsky e Lenin.

Marx e la Comune del 1871

Malgrado i loro disaccordi in seno alla Prima Internazionale, marxisti e libertari hanno cooperato fraternamente nel sostegno alla Comune di Parigi, questo primo grande tentativo di “potere proletario” della Storia moderna. Certo, le rispettive analisi di Marx e Bakunin su questo evento rivoluzionario erano agli antipodi. Possiamo riassumere le tesi del primo nei seguenti termini: “La situazione del piccolo numero di socialisti convinti che han fatto parte della Comune era eccessivamente difficile…avrebbero dovuto opporre un governo ed un’armata rivoluzionaria al governo e all’armata di Versailles“. Di fronte a questa lettura della guerra civile in Francia, che oppone due governi e due armate, il punto di vista anti-statale del secondo era estremamente esplicito: “La Comune di Parigi è stata una rivoluzione contro lo Stato, questa escrescenza sovrannaturale della società“. Il lettore attento e informato avrà corretto lui stesso: la prima opinione è quella di….Bakunin stesso nel suo saggio “La Comune di Parigi e la nozione di Stato“. Mentre la seconda è una citazione di…Marx, nel primo saggio di redazione de “La Guerra Civile in Francia, 1871“. Abbiamo fatto apposta a mescolare le carte, per mostrare che le divergenze – certamente ben reali – tra Marx e Bakunin, marxisti e libertari, non sono così semplici ed evidenti come si crede. D’altra parte Marx si era rallegrato del fatto che, nel corso degli avvenimenti della Comune, i proudhoniani avessero dimenticato le tesi del loro maestro, mentre certi libertari osservano con piacere che gli scritti di Marx sulla Comune dimentichino il centralismo a profitto del federalismo. Karl Marx aveva proposto, come parola d’ordine politica centrale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori – l’AIT, la Prima Internazionale – questa formula che aveva inserito nell’Indirizzo inaugurale dell’AIT nel 1864: “L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi“. Se la Comune del 1871 era così importante ai suoi occhi, è precisamente perché è stata la prima manifestazione rivoluzionaria di questo principio fondatore del movimento operaio e socialista moderno.

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