di Enio Minervini e Francesco Locantore

Le gaffes, si sa, a volte svelano verità altrimenti inconfessabili. Che sia per goffaggine, sbadataggine, arroganza, convinzione di non dover mai rispondere delle proprie parole e delle proprie azioni, o infine la certezza di stare dalla parte dei più forti e di poter dire sempre quello che serve alla difesa dei propri padroni, una gaffe offre una imbarazzante verità a chi la ascolta.

Gallera Giulio da Milano, Assessore al Welfare e alla Sanità nella giunta regionale Lombarda, il 24 giugno 2020 afferma: “Ospedali privati da ringraziare per aver aperto stanze di lusso a pazienti ordinari”. Più chiaro di così.

Lusso ed elemosina sono i pilastri della sanità lombarda, strettamente collegati al disastro che questa Regione ha dimostrato nell’emergenza da Covid-19. L’idea che ci siano pazienti ordinari e pazienti deluxe. Una sanità di serie A e una di serie B… E magari anche C, D e via discendendo. E soprattutto che il fine principale della sanità sia consentire gli affari di pochi, privando la salute a tutti i cittadini.

Ma se la Lombardia costituisce la punta dell’iceberg uno sguardo nazionale non può lasciarci tranquilli sul futuro che ci aspetta, consapevoli del presente. Nel Meridione, a prezzo di mesi di chiusura generalizzata delle vite di tutti dentro le proprie abitazioni, l’epidemia è stata contenuta. Ma il servizio sanitario ha sofferto in maniera pesante. I reparti destinati durante l’emergenza ai pazienti Covid, non sono ancora ritornati all’uso delle patologie per cui dovrebbero essere destinate. Ci sono tuttora reparti di oncologia chiusi. Se il virus avesse circolato anche al Sud con una casistica appena più accentuata rispetto a quella registrata, il sistema sanitario di molte Regioni non avrebbe retto l’urto per più di due giorni.

Ma anche le ricche Regioni del Centro e altre Regioni del Nord hanno sofferto le scelte di decenni. La riduzione sistematica dei posti letto nelle degenze e nelle terapie intensive sono un fenomeno generalizzato in Italia da tempo. La inadeguatezza dei servizi di medicina territoriale, della rete dei medici di medicina generale, di servizi di cure intermedie dedicate ai pazienti cronici, l’insufficienza di un’organizzazione di un sistema volto alla salute, alla prevenzione, alla diagnosi precoce, sono altrettanto generalizzate.

Il peso degli investimenti sanitari rivolti ai privati è costantemente cresciuto nel tempo. La negazione di prestazioni attraverso liste di attesa insostenibili e innalzamento dei ticket, da parte del sistema pubblico è stato un regalo, scientemente perseguito, a favore dei privati.

Il sistema di concorrenza pubblico-privato ha aperto un ignobile mercato di prestazioni sanitarie che crea danni da decenni e che durante l’emergenza ha mostrato i suoi effetti più perversi. Il contributo delle ricche strutture private alla gestione dell’emergenza è stato totalmente irrisorio, altro che stanze di lusso! Nei rarissimi casi in cui c’è stato, è stato finalizzato a costruirsi a priori un alibi per il dopo pandemia.

E’ questo ciò che ci racconta con la sua gaffe, lo stolto ma potente Assessore Gallera.

E’ pertanto totalmente aperta la lotta del dopo pandemia. Come militanti anticapitalisti e anticapitaliste ne siamo totalmente consapevoli. Dobbiamo riconquistare il diritto alla salute! (Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita) – come recita l’appello che insieme ad altri abbiamo promosso e per cui chiediamo la sottoscrizione.

Dobbiamo anche resistere affinché dentro la prospettiva di un rifinanziamento del Servizio sanitario non si nascondano – per le ragioni già esposte – nuove privatizzazioni e regali al business sulla sanità. Il governo Conte bis ha già dimostrato di non avere alcun reale piano di rilancio della sanità pubblica, le risorse stanziate finora e quelle prospettate sono del tutto irrisorie.

Se in queste settimane abbiamo visto crescere una maggiore consapevolezza popolare dell’importanza di un Servizio sanitario pubblico che funzioni, se ci sono mobilitazioni crescenti di diversi soggetti, medici, infermieri, operatori sanitari ed esperti di salute pubblica, pazienti, familiari di pazienti cronici, cittadine/i, lavoratori e lavoratrici, studenti di medicina o delle specializzazioni post-laurea, dobbiamo sostenere queste iniziative, tenerle in relazione con altre che promuoviamo, portarne un contributo, diffonderle.

La campagna che partirà il primo luglio vuole essere uno strumento politico per questa nuova consapevolezza e per le mobilitazioni in campo. Da una parte la borghesia e le forze politiche che ne servono gli interessi sono in campo con il solito armamentario retorico e politico neoliberista (che arriva fino alla volontà di deresponsabilizzare i datori di lavoro, vanificando la legge 81!), dall’altra finalmente le forze politiche della sinistra di classe si uniscono per costruire una proposta politica comune su un terreno di evidente fallimento del liberismo: quello della privazione del diritto alla salute.

La petizione, che è già possibile firmare online, contiene una proposta complessiva sulla sanità per invertire i processi di privatizzazione, definanziamento e corporativizzazione degli ultimi decenni, operati indistintamente da governi di centrodestra e di centrosinistra, con la complicità delle burocrazie sindacali, che hanno consentito la crescita del welfare aziendale.

Il primo obiettivo riguarda il ristabilimento di un SSN unico e pubblico, contro i processi di regionalizzazione ancora in campo, a partire dall’autonomia differenziata. Lo Stato deve smettere di finanziare in qualsiasi forma la sanità privata e mettere in campo investimenti ingenti per quella pubblica, cominciando a reperire le risorse attraverso il taglio delle spese militari, la reintroduzione di una tassazione fortemente progressiva sui redditi e una patrimoniale sulle grandi ricchezze. In questo modo sarà possibile stabilizzare tutto il personale sanitario precario e prevedere nuove assunzioni (cominciando ad abolire il numero chiuso per le facoltà di medicina), oltre che valorizzare anche economicamente gli operatori del settore; investire nelle strutture, a cominciare dalla riapertura degli ospedali soppressi, in modo da eliminare le interminabili liste d’attesa e gli odiosi ticket; definire un polo pubblico volto alla ricerca, alla produzione e alla distribuzione di farmaci e presidi medico sanitari; sostenere i diritti riproduttivi, finanziando i Consultori familiari, rendendo gratuito l’aborto e la contraccezione per tutte le donne.

Infine è importante sottolineare il valore politico di questa campagna, in cui le tante sigle in cui è frammentata la sinistra di classe hanno trovato motivo di convergenza. Potrebbe essere un primo esempio, cui auspichiamo che ne seguiranno altri, di unità d’azione su obiettivi concreti, per riportare la sinistra di classe ad essere un punto di riferimento per tante lavoratrici e lavoratori e riaprire una prospettiva politica anticapitalista nell’asfittico dibattito politico italiano.