di Ligia Guimarães | BBC News Brasil em São Paulo
traduzione dal portoghese di Beppe Moretti

18/03/2020

Con poche informazioni, vivendo in ambienti sovraffollati e senza condizioni economiche per seguire le raccomandazioni basiche, come l’acquisto di gel alcolici, lo stoccaggio di alimenti o il lavoro da casa, i residenti delle favelas saranno le principali vittime del Coronavirus in Brasile.
Senza un piano del governo incentrato specificamente sulla realtà degli oltre 13 milioni di persone che vivono nelle comunità (favelas) in tutto il paese, i più poveri corrono il rischio di essere trattati, presto, come i “grandi untori” della pandemia.
La previsione è di Gilson Rodrigues, leader della comunità e presidente dell’Unione dei Residenti e Commercianti di Paraisópolis, una favela in cui vivono circa 100 mila abitanti a sud di São Paulo. “Nelle favelas è il luogo dove si registreranno la maggior parte dei casi di Covid-19. Com’è possibile che una persona anziana venga isolata in una casa con dieci persone e due stanze? Quello che viene imposto è l-isolamento affinchè le autorità straniere vedano che si fa qualcosa, a favore dei ricchi, ma i poveri di fatto non possono attuarlo. Sfortunatamente nelle favelas avremo molti decessi, avverte Rodrigues, il quale afferma che la sua preoccupazione riflette la visione dei leader delle comunità (favelas) di tutto il paese.
Rodrigues è uno dei fondatori del G-10 delle favelas, un blocco che riunisce piccoli imprenditori sociali delle principali comunità del paese: Rocinha (RJ), Rio das Pedras (RJ), Heliópolis (SP), Paraisópolis (SP), Cidade de Deus (AM), Baixadas da Condor (PA), Baixadas da Estrada Nova Jurunas (PA), Casa Amarela (PE), Coroadinho (MA) e Sol Nascente (DF). “Sono molto preoccupato. Ci sono molte persone che mi chiamano, vari leader della comunità, e piangono”, afferma Rodrigues, in un’intervista a BBC News Brasil concessa per telefono.
Cita l’esempio di situazioni eclatanti come quella della favelas “Complexo do Alemão”, a Rio, in cui i residenti denunciano di essere senza acqua da 12 giorni, impedendo loro l’adeguato igiene personale, ancor più fondamentale contro il nuovo virus.
Il presidente del sindacato dei residenti afferma che, dalla scorsa settimana, il numero di casi sospetti a Paraisópolis è cresciuto, così come le notizie di residenti che continuano a lavorare, circolando in autobus nelle metropolitane strapiene della capitale, o di lavoratori informali che sono stati licenziati dal lavoro, rimanendo senza un minimo reddito, fondamentale per tirare avanti, e disoccupati fino al superamento della crisi del Coronavirus.
“Il 69% delle persone occupate di Paraisópolis lavora nell’area dei servizi: baby sitter, custodi, portinai, facchini. Sono le persone che soffriranno di più. Ci sono molte persone che lavorano con le nuove app, con Uber, e presto smetteranno di circolare. Cosa ne sarà di queste persone? ” Le misure del governo per combattere il Coronavirus hanno ignorato la realtà delle favelas, che chiedono aiuto.
“In poco tempo ci saranno un numero gigantesco di casi confermati di Covid-19, non solo a Paraisópolis ma anche nelle altre favelas del Paese ed i favelados saranno additati come i “grandi untori”, mentre la realtà è esattamente l’opposto. Le favelas sono ancora una volta le maggiori vittime”.  “Quello che può succedere è che i casi di contagio nelle favelas cresceranno così tanto che chiuderanno le favelas, le segregheranno, metteranno l’esercito; nessuno se ne andrà e nessuno entrerà. Noi stiamo chiedendo aiuto, perché qualcuno possa aiutarci, ma finora siamo stati ignorati “.
Di seguito le principali parti dell’intervista:

Come hai visto svilupparsi il problema del Coronavirus nella favela in questi giorni?
Proprio come in tutto il Brasile, in televisione abbiamo sentito parlare di un virus che stava arrivando e che inizialmente non avrebbe dovuto creare panico, che sarebbe stato controllato, un qualcosa per cui il Brasile si sarebbe preparato.
Quindi è iniziato a diffondersi, ma cosa abbiamo notato a Paraisópolis? Abbiamo notato che, a partire da venerdì scorso, il numero di persone ha iniziato ad aumentare nelle unità sanitarie di base di Paraisópolis e negli AMA (Ambulatori Medici di Assistenza, il servizio della Municipalità).
Abbiamo iniziato a vedere un gran numero di persone in arrivo negli ambulatori e che sostenevano che questi sintomi erano dovuti all’influenza; fino ad allora tutti erano calmi, con il governo che cercava di rassicurare, utilizzando il metodo della quarantena. Da quel momento il governo ha annunciato le politiche che sarebbero poi state la condotta generale per la popolazione.
Le unità di base hanno quindi iniziato a mettere molte persone in quarantena e, sempre a partire da venerdì, sono iniziati i test con i risultati che dovrebbero essere disponibili in dieci giorni mentre le persone dovrebbero restare in casa per 14 giorni. Questo è il momento in cui viviamo: decine di persone a casa in attesa del risultato, ma con sintomi della malattia.

E come vive la popolazione riguardo al virus?
Nella favela, in generale, le persone non sono ancora consapevoli della reale situazione del virus. Abbiamo trascorso un fine settimana pieno di feste, di compleanni, di attività che possono peggiorare la situazione.
Abbiamo avuto, durante la settimana, molte persone denunciando casi e quindi si recano alle unità sanitarie di base e all’AMA, ma il governo non ha preso provvedimenti per minimizzare la crisi, ma i piani che il governo ha messo in atto non migliorano o avvantaggiano le favelas nel suo insieme.

A che tipo di piani ti riferisci?
Ad esempio, mettere un soggetto in quarantena in una favela è praticamente impossibile. Come puoi isolare una persona che vive in una casa con una stanza o due e ha dieci persone in famiglia? Si consiglia di trascorrere 14 giorni in isolamento. Come puoi rispettare questo isolamento? In quali condizioni? Questo non è diverso nelle altre favelas del Brasile.
Presto apparirà un numero gigantesco di contagiati, non solo a Paraisópolis ma in altre favelas del paese, e faranno della favela “il grande cattivo”, ma la favela è la più grande vittima. Inoltre si dimentica che nelle case dei datori di lavoro, i ricchi che hanno viaggiato all’estero, c’è la gente della favela.
Coloro che lavorano nelle case delle famiglie benestanti, ad esempio le babysitter che si prendono cura dei bambini, sono persone che vivono nella periferia. Chi sono i lavoratori nel quartiere bene di Morumbi? Sono le persone di Paraisópolis.
Ora, in Brasile, a Paraisópolis, ci sono un gran numero di persone che lavorano nelle case dei loro padroni oppure che vengono licenziate per paura e restano senza un salario, il che corrisponde ad un licenziamento. Si sentono dire: “Quando la crisi sarà finita, ti chiamerò di nuovo” e quella persona è lasciata a casa senza nessuna possibilità economica di mantenersi per i prossimi mesi.
Cosa succederà? Queste persone e quelli che già erano disoccupati con i bambini a casa che non vanno a scuola, faranno letteralmente la fame. Quello che probabilmente farà il governo è chiudere tutto. E se tutto verrà chiuso come vivranno? Cosa mangeranno? È uno stato di pubblica calamità. La situazione genererà un danno sociale immenso. Quello che vogliamo ora è un piano specifico per le favelas, mentre quello che stanno creando è un piano che farà morire i poveri. Questo è ciò che sta accadendo. Se non si crea un piano per le periferie di tutto il paese, scegli di lasciare morire i poveri abbandonandoli alla propria sorte.

Qual è la raccomandazione dei medici più difficile da seguire nella favela?
Come può la gente seguire le indicazioni d’igiene base? Disinfettare in che modo? Devi usare il gel alcolico. Il gel alcolico è impossibile d’acquistare se non hai nemmeno i soldi per mangiare. Ciò che è in programma in Brasile, che sembra perfino pianificato, è lasciare morire i poveri. Ci sarà una situazione di guerra civile perché se le persone iniziano a soffrire la fame e tutto si ferma, senza prospettiva e senza il sostegno del governo, le persone scenderanno in strada e ci saranno saccheggi e questo non solo nelle favelas. È necessario creare un piano specifico per le popolazioni di queste comunità. L’impatto delle favelas sull’economia del Brasile è di 120 miliardi di real (circa 25 miliardi di Euro). Cosa ne sarà del piccolo commercio interno alle comunità? Il 21% della popolazione che lavora nella comunità lavora nel commercio locale. Di cosa vivranno? Se non si creano alternative per il piccolo e piccolissimo imprenditore, che generalmente ha il nome segnalato nei cattivi pagatori del sistema bancario, su che tipo di supporto potranno contare? In realtà sento che veniamo completamente ignorati. Invece di migliorare le condizioni stanno peggiorando.

A quali condizioni ti riferisci?
Il principale problema è che in alcune zone e per alcuni periodi manca anche l’acqua.
Il governo ha annunciato oggi, senza molti dettagli, un aiuto mensile di 200 real (circa 40 euro al mese) per i lavoratori autonomi.

Qual è la tua opinione?
Un padre che deve mantenere la sua famiglia in una baraccopoli in uno stato calamità, deve nutrirsi, comprare le medicine, ecc. 200 real sono una vergogna, ma almeno riceve qualcosa. E i disoccupati? Solamente nelle favelas in Brasile ci sono 11 milioni di disoccupati, tutti nelle baraccopoli. Come vivranno?

Il principale gruppo di rischio per Coronavirus è rappresentato dagli anziani. Qual è la situazione degli anziani nelle favelas?
Sono completamente esposti e dove ci saranno più contagi sarà nelle favelas. Come può una persona anziana restare in una situazione d’isolamento con dieci persone in due stanze? Il povero non può farlo e sfortunatamente avremo molte perdite.
In primo luogo, le persone non sono ancora consapevoli, non hanno capito che la situazione è molto grave. In secondo luogo, non è stata presa in considerazione una comunicazione specifica per questo pubblico.
Queste persone si spostano in metropolitana, sugli autobus, una sopra l’altra, e si stanno contaminando e quando tornano alla favela contaminano tutti. Non sono persone che vanno al ristorante sedute con tavoli a cinque metri di distanza, non usano il gel alcolico, non lavorano home office.
Le zone di grande difficoltà, in cui ci saranno più casi e in cui si verificheranno più morti sono le periferie del Brasile, a causa della negligenza del potere e perché stanno rendendo la popolazione più bisognosa, più vulnerabile, mentre chi avrebbe più bisogno di aiuto ha le maggiori carenze in questo momento. Non hai ancora capito cosa sta succedendo qui?

Com’è la comunicazione con le altre favelas?
Abbiamo parlato molto. Le favelas sono, fammi vedere come dire … delle calamità pubbliche. Se il governo sta decretando la calamità pubblica in Brasile, nelle baraccopoli è anche peggio.
Innanzitutto a causa della mancanza di conoscenza; secondo, a causa della contaminazione perché le persone circolano; terzo perché, dalla prossima settimana, le persone inizieranno ad ammalarsi e non avranno cura, non avranno cibo, né medicine.
Non hanno accesso ai servizi e informazioni di cui dispone la fascia di popolazione più istruita e benestante. Stanno letteralmente facendo morire i poveri.
Quello che può succedere è che i casi di contagio nelle favelas cresceranno così tanto da bloccare le favelas e metteranno l’esercito affinché nessuno esca e nessuno entri. Questa è la situazione che purtroppo oggi è vissuta.
Stiamo chiedendo aiuto perché qualcuno possa aiutarci, ma finora siamo stati ignorati. I 200 real al mese sono pochi, la realtà della favela è differente…

Com’è il clima in Paraisópolis per quanto riguarda la malattia?
L’informazione impiega più tempo per arrivare e le persone impiegano più tempo a capire. Oggi a Paraisópolis le strade sono affollate e con tanti casi sospetti. Non esiste una comunicazione specifica per la favela, ma il Coronavirus è già arrivato.
Molte morti nelle favelas non compariranno nemmeno nelle statistiche. Noi, con nostra decisione, abbiamo già chiuso dei progetti sociali; l’Unione dei Residenti ha già ridotto le ore di funzionamento. Questa dovrebbe essere una priorità del governo per preservare la vita delle persone. Si preoccupano dell’economia, non si occupano di persone. Anch’io sono preoccupato per l’economia, ma dobbiamo pensare in primis alla sicurezza dei cittadini, a come strutturare l’economia in modo che le persone non soffrano. Un’economia senza le persone è inutile.

Ligia Guimarães