Ad innescare la protesta scoppiata in dieci città del Paese è stato il brutale omicidio della 25enne Ingrid Escamilla, uccisa dal partner la settimana scorsa a Città del Messico. Le crude immagini del corpo della donna pubblicate dalla stampa hanno provocato ulteriore indignazione. Scontri anche sotto la sede del quotidiano La Prensa

di DANIELE MASTROGIACOMO

15 febbraio 2020

NON si placa la protesta femminista e femminile in Messico travolto da un’ondata di sdegno per la pubblicazione di un video, correlato da numerose foto, su un truce assassinio di una giovane donna da parte del suo convivente. In migliaia sono scese per le strade della capitale e in altre in dieci città del Paese tra cui Tijuana, Juarez, Guadalajara e Veracruz, innalzando cartelli con l’immagine dell’ultima vittima, Ingrid Escamilla, 25 anni.

Una manifestazione che, per la prima volta, non critica solo l’inerzia del governo del presidente Andrés Manuel López Obrador rispetto a un tema che è diventato emergenza in Messico; accusa i media che avevano pubblicato il video dell’orrore fatto filtrare dagli investigatori. Un’accusa rivolta soprattutto a La Prensa, uno dei quotidiani più diffusi a Città del Messico, che sparava in prima pagina alcune delle foto più truculente.

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Davanti alla redazione blindata dalla polizia le manifestanti hanno lanciato il messaggio rivolto al direttore che nel frattempo si era riunito con i colleghi per discutere sulla scelta fatta: “La stampa deve rispettare la realtà del massacro. Il Messico è in emergenza nazionale. Trasformate le nostre morti in uno spettacolo”.

Il video dell’orrore

Lo spettacolo è Erik Francisco, un ingegnere di 46 anni, che litiga furiosamente con la sua convivente di 25, le toglie il coltello con cui lei si difendeva e glielo pianta nel collo. Poi squarta parte del corpo, tira fuori budella e altro e le solleva in un rito di sangue da invasato. Francisco non è un folle, è semplicemente un femmminicida. La polizia arriva sulla scena, filma quello che vede e il video arriva ai media. Finisce sulla Rete, diventa virale, c’è una reazione sdegnata che si trasforma in una pioggia di immagini di segno contrario che “soffocano di amore questo orrore”, come viene spiegato nei tweet. La Prensa esce con altre foto e scatta la mobilitazione.

Il corteo

Il corteo a Città del Messico si è ingrossato man mano che avanzava verso il palazzo del governo e quando è stato bloccato da un fitto cordone di poliziotti, sono scoppiati gli incidenti. La manifestazione è proseguita e, con gli animi esasperati di migliaia di donne, ha continuato a girare per le strade lanciando slogan sempre più duri a voce sempre più alta. Hanno puntato sulla sede del giornale decise a invaderla ma anche qui le forze dell’ordine hanno formato un cordone protettivo.

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Ci sono stati altri tafferugli e un furgone del quotidiano è stato assediato e colpito mentre i social e la rete continuavano a essere inondati, per il secondo giorno, da migliaia di foto delicate, come nature, tramonti, coppie che si tengono per mano e il disegno circondato di fiori che riprende il viso di Ingrid.

L’assedio al quotidiano La Prensa

Il momento più teso di questa ennesima esplosione di protesta per l’emergenza femminicidi è stato davanti alla sede del quotidiano La Prensa. Molte donne si sono incappucciate e hanno circondato il camioncino del giornale su cui si sono accanite.

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I giornalisti sono scesi per strada e hanno cercato di parlare con le manifestanti ma queste, davvero arrabbiate, li hanno respinti chiedendo loro di andarsene con cartelli che esortavano: “Fuori gli uomini, fuori gli uomini!”, e con slogan tipo “Non mi parlare!” che diventavano un frastuono. Mai una manifestazione era stata così seguita dai media, con stuoli di fotografi che scattavano immagini a raffica, cogliendo espressioni e dettagli di un corteo diventato imponente. Una donna alla fine ha chiesto coerenza alle altre: “Basta, compagne”, ha gridato con un altoparlante, “questa è una manifestazione contro la stampa, non fermatevi per le foto, avanzate”.

Governo derubrica femminicidio in omicidio

Questo accade nelle stesse ore in cui il governo accoglie la proposta del procuratore generale, incaricato di riformare il codice penale, di derubricare il reato di femminicidio a omicidio. Il Segretariato Esecutivo di Pubblica Sicurezza ha ufficializzato che nei primi quattro mesi del 2015 c’erano stati ‘solò 610 crimini contro le donne. L’anno successivo, sempre nei primi 4 mesi dell’anno, erano 847; nel 2017 sono saliti a 967 e nel 2018 a 1.142. Oltre 3800 donne sono state assassinate Nel 2019, con una crescita del 10% rispetto al 2018.

da Repubblica on line