Di Franco Turigliatto

Una nuova legge elettorale proporzionale?

La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile perché manipolatorio, il referendum delle Regioni amministrate dalle forze di destra che proponeva di trasformare l’attuale sistema elettorale, per altro pessimo, in un sistema ancora peggiore, completamente maggioritario e del tutto antidemocratico nella rappresentanza del voto popolare. E’ una buona notizia, ma le buone notizie finiscono qui.

Questa estate, dopo le forzature politiche tentate da Salvini e il varo del governo giallorosa, molti si erano illusi, compreso anche organizzazioni della sinistra, che fosse interesse del M5S e soprattutto del PD di proporre un nuovo sistema elettorale realmente proporzionale che garantisse un Parlamento pienamente democratico e rappresentativo di tutte le forze che ottengono voti dalle elettrici ed elettori.

Dopo lunga discussione tra le forze dell’attuale maggioranza e nella Commissione affari costituzionali della Camera il suo Presidente, Giuseppe Brescia (M5S), ha presentato il cosiddetto Germanicum, una nuova legge elettorale, apparentemente proporzionale, ma con una soglia altissima di sbarramento, cioè il 5%. In Parlamento si entra solo se su scala nazionale si supera questa asticella. Viene sbandierata la possibilità per le formazione minori di conseguire il diritto di tribuna; in realtà anche questo diritto è in larghissima parte fasullo perché collegato a soglie elettorali circoscrizionali molto alte, quasi impossibili da raggiungere per i partiti più piccoli.

L’obiettivo di PD, M5S e IV di Renzi è molto semplice: impedire alla sinistra vera e di classe di accedere al Parlamento. E questo la dice lunga anche sullo spirito “democratico” che aleggia in questi tre partiti del governo per non parlare delle concezioni istituzionali delle destre che ben conosciamo.

Il taglio del cuneo fiscale

In questo contesto si inserisce l’incontro avvenuto la scorsa settimana tra i sindacati e il governo che ha annunciato il taglio del cuneo fiscale attraverso un provvedimento che dovrebbe essere attuato entro il mese di gennaio.[1]

Un nuovo incontro tra governi e sindacati è previsto per il 27 gennaio sulle pensioni. Si prevede un taglio delle tasse per le lavoratrici e per i con redditi fino a 40 mila euro utilizzando il famoso bonus di 80 euro di Renzi che salirebbe, per i redditi più bassi, (fino a 28 mila euro lordi) di altri 20 euro e andando poi via via riducendosi fino ad esaurirsi per i redditi superiori ai 40.000 euro.

Premesso che occorrerà vedere il provvedimento concreto per valutarne appieno il carattere e che consideriamo positiva ogni misura che dia alle lavoratrici e ai lavoratori qualche risorsa in più per riuscire a campare, sarebbe però del tutto errato ritenere che queste misure costituiscano una discontinuità di politica economica.

In primo luogo siamo nel solco delle misure di Renzi, dare qualche sollievo ai lavoratori sostituendo con questa misura parziale gli aumenti salariali reali che avrebbero dovuto essere strappati ai padroni nei contratti collettivi che da anni risultano sempre più vuoti. Si “sgravano” così i capitalisti dagli impegni a cui sarebbe tenuti nel distribuire almeno una parte dell’aumento della produttività realizzata con la fatica dei loro dipendenti e si creano le condizioni per nuovi tagli al cuneo fiscale direttamente a vantaggio dei cosiddetti datori di lavoro.

In secondo luogo, abbiamo una certa preoccupazione quando si tagliano le tasse senza chiarire da dove si prendono i soldi; non vorremmo trovarci davanti a una partita di giro: ti do qualcosa in più, ma contemporaneamente ti taglio qualche altro servizio pubblico.

In terzo luogo, temiamo che questo sia il preludio a una riforma fiscale, per altro annunciata, intorno allo slogan “meno tasse per tutti” che significherebbe una ulteriore e forte riduzione impositiva sui capitali e sulle classi agiate. Quando Di Maio afferma che lui pensa a sole tre aliquote fiscali IRPEF, propone in realtà la morte del criterio della proporzionalità scritto nella Costituzione ed anche l’ulteriore riduzione della spesa pubblica e sociale prodotta dalla contrazione delle entrate pubbliche. Per non parlare del vocabolo “patrimoniale” che è diventato tabù nel dibattito politico. Una riforma di questo genere mentre ridurrebbe le tasse ai lavoratori di pochi spiccioli darebbe ai ricchi e possidenti altre decine ed anche centinaia di migliaia di euro. Per altro questo è la politica fiscale liberista che va per la maggiore in tutti i paesi in Europa, a partire dall’Inghilterra e dalla Francia e che impera negli USA. Siamo lontani mille miglia dalle proposte di Corbyn di ridurre le tasse alle classi popolari per aumentare considerevolmente quelle delle classi agiate per sviluppare la spesa sociale.

Fare come in Francia

Non sappiamo se la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori francesi riuscirà a sconfiggere il progetto antioperaio e antipopolare della “legge Fornero” di Macron: le difficoltà sono grandi, ma una cosa è certa: solo scioperando, solo ricorrendo allo sciopero generale prolungato, solo riprendendo le strade e le piazze, solo allargando l’unità di tutti gli sfruttati è possibile vincere. Non esiste altra strada per conquistare il rapporto di forza necessario per sconfiggere l’arroganza dei padroni e del governo.  Questa è anche l’unica strada per poter tagliare l’erba sotto i piedi  alla Lega e a Fratelli d’Italia, contrastando con la mobilitazione sociale e la lotta intorno agli interessi fondamentali della classi lavoratrici tutte le forze di destra reazionarie e fasciste.

Fare come in Italia” negli ultimi decenni, cioè subordinarsi ai governi in carica e convergere con la Confindustria significa invece sottomettersi alle dure leggi del capitale, quelle che hanno taglieggiato i salari, generalizzato la precarietà e aumentato lo sfruttamento dei lavoratori in tutte le forme, anche quelle più infami. Poi qualcuno si stupisce che diversi settori sociali, compresi molti lavoratori, demoralizzati e sempre più soli abbiano guardato a Salvini e votino la Lega tanto più se, come succede in questi giorni, i dirigenti del PD e i renziani dicono di voler abolire quota 100 mentre Salvini proclama che farà le barricate su questa questione……

Una mobilitazione unitaria e generale

Serve un altro percorso, un profondo cambio di indirizzo del movimento dei lavoratori e sindacale, a partire dalle 160 vertenze occupazionali che sono in corso, da mesi e che non possono trovare nessuna soluzione valida se si resta dentro le logiche padronali e liberiste. Le Whirpool, Ilva, Embraco,  Bekaert,  Mercatone Uno, Conad, Alitalia, Unicredit e altre centinaia e centinaia di aziende medie e piccole in cui sono in corso processi di ristrutturazione, chiusura, delocalizzazione, molte volte in un gioco di scatole cinesi di passaggi di proprietà che massacrano l’occupazione e che lasciano per strada centinaia, migliaia di lavoratrici e lavoratori, sono lì a dimostrarlo. E’ un vero scandalo sociale. Come è uno scandalo che la Direzione Unicredit annunci contemporaneamente che garantirà 8 miliardi di profitti ai suoi azionisti e nello stesso tempo che licenzierà 8 mila lavoratori. Davvero i padroni pensano ormai di poter fare quel che vogliono senza neppure cercare di mascherarlo.

E del tutto perdente, come hanno fatto finora le direzioni sindacali pensare di poter difendere i posti di lavoro fabbrica per fabbrica, senza un movimento di lotta unitario di tutte le lavoratrici e i lavoratori; del tutto falsi ed illusori sono poi l’obiettivo e la speranza dell’arrivo di un nuovo padrone, presunto salvatore. Se questo arriva, si prende tecnologie e marchi, promette e se ne va; qualche volta, al massimo, utilizza per un breve periodo una piccola parte della manodopera in condizioni di maggiore sfruttamento. Per i dipendenti di queste aziende prima c’è il calvario di una cassa integrazione (ormai drasticamente ridotta nella durata dalle norme del Jobs Act, il grande regalo fatto da Renzi e dal PD ai padroni) e poi il precipizio nel misero sussidio di disoccupazione, anch’esso ridotto all’osso. Le norme del Jobs Act vanno abrogate.

Occorre unire tutte queste lotte per la difesa del posto di lavoro, occorrono obiettivi unificanti. Serve una assemblea dei delegati dei lavoratori che esprima una piattaforma comune a partire dalla distribuzione del lavoro esistente a parità di salario, e dalla rivendicazione di un nuovo intervento pubblico decidendo tutti insieme un percorso di lotta comune.

Le aziende che licenziano, che delocalizzano, che inquinano vanno nazionalizzate per garantire il lavoro, ma anche, se necessario, per riconvertirne la produzione e tutelare l’ambiente. Occorre un soggetto, un istituto economico pubblico che sia in grado di intervenire per garantire il futuro dei dipendenti, della collettività e del territorio interessato. E occorre il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori perché queste complesse operazioni vadano a buon fine.

Non c’è bisogno di alcun indennizzo per i proprietari capitalisti che hanno avuto enormi finanziamenti a fondo perduto da parte dello stato e regalie, risorse prese dalle tasse dei lavoratori.

L’unità d’azione della sinistra di classe.

Per aiutare le lavoratrici e i lavoratori a resistere e aprire una nuova fase di mobilitazione per i loro diritti, le forze della sinistra di classe, che si oppongono all’attuale governo, combattendo nello stesso tempo e fino in fondo le forze reazionarie e fasciste di Salvini e Meloni, hanno costruito un primo incontro il 7 dicembre a Roma con la partecipazione di 400 militanti (inserire link)

Vedi https://anticapitalista.org/2019/12/09/dopo-il-successo-dellassemblea-nazionale-al-via-gli-incontri-territoriali-della-sinistra-di-opposizione/

Vedasi anche il testo/volantone (Unire le lotte
contro un governo padronale contro le destre reazionarie
per una alternativa anticapitalista) che esprime la piattaforma di lavoro dei firmatari. (Inserire link alla pagina facebook)

È stata un primo incontro per cominciare a lavorare insieme; il 25 gennaio ci sarà una mobilitazione in tutte le città sul tema della guerra e contro le enormi spese militari che dilapidano grandi risorse sociali che dovrebbero invece essere impiegate sul terreno sociale. Questo percorso unitario è ancora in progress, perché è difficile ed anche perché non tutte le forze della sinistra di classe sono ancora pienamente impegnate in questa essenziale unità d’azione che noi vogliamo si allarghi e sviluppi al massimo. L’assemblea del 7 dicembre non consiste in un progetto di nuovo partito e tanto meno deve essere una struttura di propaganda. Deve essere uno strumento che si modella e che si sviluppa tenendo conto delle esigenze e delle partecipazioni locali e che vuole coinvolgere il maggior numero di esperienze politiche e sociali per esprimere una efficace capacità di azione. C’è necessità di questa forma larga e duttile di unità per allargare le resistenze sociali e di lotta. Sinistra Anticapitalista è pienamente impegnata e fa appello a tutte le forze di classe a far vivere questo coordinamento unitario. La classe lavoratrice ha bisogno di questa forma di presenza soggettiva per ricostruire un’alternativa alle forze della destra reazionaria e alla ingannevole sinistra borghese liberista e per riaprire la lotta per una alternativa anticapitalista.

[1]https://www.ilsole24ore.com/art/taglio-cuneo-beneficio-maggiore-redditi-medi-avranno-80-e-100-euro-mensili-piu-ACVkbiCB?refresh_ce=1

https://www.ilsole24ore.com/art/fisco-tavolo-taglio-cuneo-redditi-fino-40mila-euro-ACUbTgCB